{"id":37771,"date":"2023-04-17T12:59:33","date_gmt":"2023-04-17T10:59:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.studiochiesa.it\/?p=37771"},"modified":"2023-09-01T18:13:18","modified_gmt":"2023-09-01T16:13:18","slug":"tre-pezzi-iconici-collezione-mezzi-storici-marazzato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studiochiesa.it\/en\/tre-pezzi-iconici-collezione-mezzi-storici-marazzato\/","title":{"rendered":"Tre pezzi iconici: Collezione mezzi storici Marazzato"},"content":{"rendered":"<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"37771\" class=\"elementor elementor-37771\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-3f258ded elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"3f258ded\" data-element_type=\"section\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-dd406fa\" data-id=\"dd406fa\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-921b1aa elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"921b1aa\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>La location \u00e8 molto semplice: una ex area industriale con un ampio piazzale e un gigantesco capannone a Stroppiana, nel mezzo della campagna del Vercellese. Ma il visitatore non si inganni: qui si trova una delle pi\u00f9 grandi e importanti collezioni private di camion d\u2019epoca in Europa, pi\u00f9 di 250 esemplari che raccontano la storia del trasporto su gomma del nostro Paese. Siamo alla Collezione mezzi storici Marazzato, vero e proprio tributo d\u2019amore di Carlo Marazzato, scomparso lo scorso anno, al padre Lucillo, il fondatore dell\u2019azienda: \u00abMio padre era tutto per me. Un amico. Tutto. Mi ha sempre considerato un uomo. Sin da piccolo ho respirato gomme e motori. Dagli albori in cui consegnavamo con i mezzi le bombole nuove per le cucine a gas. Le nostre radici sono anche queste\u00bb cos\u00ec scriveva.<\/p><p>Tipo intraprendente Lucillo Marazzato, di quella schiatta di nostri conterranei che nel Dopoguerra si rimboccarono le maniche e ricchi solo dei loro sogni diedero il via al boom economico. Nato nel 1919 a Trebaseleghe, piccolo paese del Padovano straziato dalla Grande Guerra, quinto di quindici fratelli e a 8 anni gi\u00e0 garzone di panettiere, va presto a ingrossare le file di quelli che migrano nel Nord Ovest alla ricerca di migliori opportunit\u00e0 di lavoro. Si ferma in Valle d\u2019Aosta e, dopo un paio di brevi esperienze, approda nuovamente \u201call\u2019arte bianca\u201d: al Panificio Testa di Aosta fa di tutto, comprese le consegne del pane in sella a un veicolo che ritroveremo pi\u00f9 avanti. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, Lucillo riesce a farsi assegnare il ruolo di corriere per il ritiro dalla FIAT dei pezzi di ricambio degli autoveicoli militari: questa esperienza gli consentir\u00e0 di impratichirsi nella meccanica, poco pi\u00f9 che un\u2019infarinatura che gli sar\u00e0 per\u00f2 preziosa nell\u2019attivit\u00e0 futura. E difatti, al termine del conflitto, dapprima fonda con due dei fratelli una piccola societ\u00e0 di trasporti conto terzi e poi nel 1952 si mette in proprio: la \u201cLucillo Marazzato\u00bb sar\u00e0 la prima pietra dell\u2019impero del Gruppo che oggi conta 8 sedi sparse tra Piemonte, Lombardia (soprattutto nel Milanese) e Liguria, un parco mezzi di 200 unit\u00e0 e oltre 250 dipendenti. Naturalmente la strada \u00e8 stata lunga e ha comportato una notevole diversificazione dei servizi: dai trasporti di liquidi come la soda caustica e la nafta da riscaldamento dei primi tempi agli spurghi industriali, al trattamento e allo smaltimento dei rifiuti solidi sempre industriali e infine alle bonifiche ambientali. Ci sono state anche avventure di breve durata, che per\u00f2 sottolineano la pervicace volont\u00e0 imprenditoriale di Lucillo e del figlio Carlo che, appena terminati gli studi, lo affianca: l\u2019acquisto, nel 1961, di un\u2019azienda di trasporti padovana in fallimento, la Maritan Tagnin, che per\u00f2 verr\u00e0 poi abbandonata per le difficolt\u00e0 di gestione legate alla distanza tra il Veneto e Ivrea dove Lucillo aveva il suo quartier generale; l\u2019investimento nei prodotti petroliferi con la fondazione nel 1969 di Petrolsesia e l\u2019acquisizione nel 1973 di Le Petrol, vittime entrambe degli effetti nefasti della crisi energetica mondiale degli anni Settanta; l\u2019apertura di un nuovo ramo d\u2019azienda, la Inver, nel campo della vetroresina per la realizzazione di bidoni della spazzatura e di campane per la raccolta del vetro, impresa che per\u00f2 non decoll\u00f2 per l\u2019impossibilit\u00e0 di risultare competitivi rispetto a prodotti in materiali pi\u00f9 economici. Tutte queste vicende hanno sempre visto protagonisti i membri della famiglia: non solo Lucillo e Carlo, ma anche l\u2019altro figlio di Lucillo, Giorgio, la moglie di Carlo Mara e i loro tre figli Alberto, Luca e Davide. In tutti (ma il pronome comprende anche i dipendenti, i collaboratori e in generale chiunque abbia conosciuto Lucillo) il <em>patron<\/em> ha lasciato la memoria indelebile di un uomo dalla laboriosit\u00e0 instancabile, dalla visione a 360\u00b0del mondo produttivo e dall\u2019immensa generosit\u00e0: la collezione, iniziata da Carlo nel 2010, \u00e8 anche un modo per tramandarne il ricordo.<\/p><p>Una collezione che, come ci spiega il suo curatore Riccardo Manachino, comporta un impegno non indifferente. \u00abIl collezionismo dei camion storici \u00e8 sempre e solo comandato dalla passione, a differenza di quello delle auto o delle motociclette che pu\u00f2 rappresentare anche un investimento. Questi mezzi non hanno un vero mercato pur potendosi comprare, vendere e scambiare. Bisogna restaurarli, avere lo spazio per raccoglierli, e, se si vuole usarli di tanto in tanto \u2013 uno dei piaceri del possedere un veicolo d\u2019epoca \u2013 occorre considerare che consumano molto, \u00abfumano\u00bb, sono complessi, rumorosi, scomodi. Dal punto di vista percettivo, poi, una collezione di questo tipo si fa spesso fatica a farla inquadrare al pubblico come storica perch\u00e9 molti modelli sono rimasti a lungo sulla strada, sono ancora nel ricordo di chi ha dai quarant\u2019anni in su. In poche parole, qui non c\u2019\u00e8 speculazione, bisogna voler bene a questi mezzi per collezionarli\u00bb.<\/p><p>I mezzi raccolti a Stroppiana sono per lo pi\u00f9 di produzione italiana, soprattutto FIAT, ma anche OM, Lancia, Alfa Romeo, Isotta Fraschini, con una piccola rappresentanza di Volvo, Spa e Saurer. Quasi tutti sono restaurati dal punto di vista estetico e funzionale; per quanto riguarda il primo aspetto il restauro pu\u00f2 essere conservativo o tale da riportare il mezzo a nuovo, una decisione che viene presa dopo un\u2019analisi approfondita del veicolo: cos\u00ec nel tour della collezione ci si pu\u00f2 imbattere in mezzi fiammanti come in altri che invece denunciano chiaramente la loro et\u00e0, ma non per questo sono meno affascinanti. Si nota subito che molti degli esemplari montano cisterne, una precisa scelta di Carlo Marazzato come inevitabile riferimento al lavoro degli inizi, il trasporto di carburanti. Manachino puntualizza poi un altro dettaglio: gli esemplari della collezione non sono, tranne in sparuti casi, quelli originali posseduti dell\u2019azienda (\u00ab\u00c8 una domanda che mi fanno spesso\u00bb dice sorridendo), questi mezzi sono stati acquistati per collezionismo e quindi i luoghi di provenienza sono i pi\u00f9 disparati.<\/p><p>Contravvenendo alla regola aurea degli scrittori di gialli, cominciamo con lo svelare subito i tre pezzi iconici. E per un buon motivo: questi tre mezzi sono particolarmente significativi per la famiglia Marazzato e rappresentano, nel vero senso della parola, il cuore della loro collezione. Cominciamo con un motocarro <strong>Moto Ercole Guzzi<\/strong>, identico all\u2019esemplare con cui Lucillo part\u00ec dal Veneto per arrivare in Piemonte, una specie di moto agganciata a un cassone ribaltabile a mano per mezzo di un sistema di cremagliere. Con questo mezzo Lucillo effettuava, nel 1939, le consegne di pane alle rivenditorie della valle per conto del Panificio Testa di Aosta e a esso \u00e8 legato un aneddoto famigliare, uno dei tanti che testimonia la bont\u00e0 di Lucillo: un giorno, mentre \u00e8 impegnato nel suo consueto giro di lavoro, gli viene chiesto di portare con urgenza in ospedale una partoriente in difficolt\u00e0. Detto fatto. Peccato che il suo Guzzi non sia omologato per il trasporto di persone\u2026 Morale: gli viene comminata la prima multa della sua vita, poi amnistiata per la fortunata coincidenza della nascita di un nuovo membro della famiglia reale. <\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-cc5c7ba elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"cc5c7ba\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/N.-2.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6Mzc3ODEsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDIzXC8wNFwvTi4tMi5qcGcifQ%3D%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"532\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/N.-2.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-37781\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/N.-2.jpg 1623w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/N.-2-500x333.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/N.-2-768x511.jpg 768w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/N.-2-1536x1022.jpg 1536w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">Il primo pezzo iconico, il motocarro Moto Ercole Guzzi.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-c5a8886 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"c5a8886\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Il secondo mezzo iconico \u00e8 un <strong>FIAT 680 N <\/strong>del 1948. Scriveva Carlo Marazzato \u00abIl FIAT 680 \u00e8 stato il primo camion dell\u2019azienda Marazzato, fondata il 17 maggio 1952. \u00c8 il camion che pi\u00f9 mi ricorda mio padre. Fu, tra gli autocarri degli anni Quaranta, quello che pi\u00f9 gli diede soddisfazione, ne era innamorato\u00bb. Ed \u00e8 quello con cui Lucillo trasport\u00f2 i mattoni che sarebbero serviti per costruire la sua casa come testimonia una foto del 1950. L\u2019esemplare della collezione monta invece una cisterna e mostra alcuni dettagli curiosi come i catarifrangenti che raffigurano \u2026 una \u00abi\u00bb (stava per \u00abinfiammabile\u00bb). Il modello \u00e8 parente stretto del bel <strong>FIAT 666 N7<\/strong>, precedente di qualche anno, che si mostra ai visitatori nella sua versione da set, carico di sacchi di riso, perch\u00e9 riproduzione del mezzo utilizzato durante le riprese del film <em>Riso amaro<\/em>. Va detto che non \u00e8 l\u2019unico mezzo della collezione affittato dall\u2019azienda per scopi cinematografici: uno dei camion dei vigili del fuoco, che nella collezione sono piuttosto abbondanti perch\u00e9, ci spiega Manachino, sono facili da reperire in discrete condizioni, \u00e8 entrato nel recentissimo film <em>Diabolik 2<\/em>.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-f31ab8a elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"f31ab8a\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/N.-3-.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6Mzc3ODMsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDIzXC8wNFwvTi4tMy0uanBnIn0%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"532\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/N.-3-.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-37783\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/N.-3-.jpg 1623w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/N.-3--500x333.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/N.-3--768x511.jpg 768w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/N.-3--1536x1022.jpg 1536w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">Il secondo pezzo iconico, il FIAT 680 N.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-6b7ddcb elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"6b7ddcb\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Il terzo pezzo iconico \u00e8 quello che ha dato il via alla collezione ed \u00e8 un vero gioiello: un\u2019<strong>Isotta Fraschini D80 <\/strong>del 1936. Anche chi \u00e8 totalmente digiuno di motori, sa che questo marchio era sinonimo di automobili di gran lusso e per l\u2019epoca di tecnologia ricercata. Pochi invece sanno che, per una manciata di anni a cavallo della Seconda Guerra Mondiale e nell\u2019immediato Dopoguerra, l\u2019azienda produsse anche veicoli industriali dato che aveva acquisito dalla tedesca MAN la licenza di produzione dei motori diesel. In particolare i primi D80 sono degli anni Trenta, seguiti da altre due serie, la pi\u00f9 potente Seconda Serie utilizzata anche dal Regio Esercito e la Terza Serie entrata in produzione nel Dopoguerra per il mercato civile. Camion s\u00ec, ma che eleganza! Una linea sofisticata, impensabile negli altri camion dell\u2019epoca, che ha il suo punto di forza nella cabina, arretrata per consentire l\u2019alloggiamento del motore davanti a essa, decorata da cinque strisce cromate che partono dallo stemma e abbracciano l\u2019intero cofano e con un interno decisamente \u201cstiloso\u201d. L\u2019esemplare della collezione appartiene alla Terza Serie, lo stesso modello acquistato da Lucillo Marazzato negli anni Quaranta. Ma non solo: questo \u00e8 proprio il mezzo che Carlo Marazzato compr\u00f2 nel 1968 per ottenere la licenza di autotrasporto conto terzi dopo che aveva fondato una sua impresa di trasporti. Da allora \u00e8 sempre rimasto nel parco veicoli dell\u2019azienda, trasformato a seconda delle funzioni a cui veniva adibito fino al \u201cpensionamento\u201d negli anni Novanta, seguito dalla decisione di Carlo nel 2003 di restaurarlo perfettamente; oggi sfoggia un\u2019inusuale carrozzeria blu pervinca che per\u00f2 \u00e8 un omaggio al colore distintivo del Gruppo. Una chicca: in alcune particolari occasioni viene fatta provare ai visitatori l\u2019esperienza virtuale della sua guida muniti di <em>oculus<\/em>, assisi comodamente in cabina e affiancati da un autista. Come se si fosse per strada una settantina di anni fa!<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-08f0532 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"08f0532\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/N.-4.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6Mzc3ODUsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDIzXC8wNFwvTi4tNC5qcGcifQ%3D%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"532\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/N.-4.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-37785\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/N.-4.jpg 1623w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/N.-4-500x333.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/N.-4-768x511.jpg 768w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/N.-4-1536x1022.jpg 1536w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">Il terzo pezzo iconico, l\u2019Isotta Fraschini D80.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-b6b22fa elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"b6b22fa\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Dissipata la suspense, possiamo tornare al nostro tour che offre pi\u00f9 di uno spunto interessante. Va detto che la collezione nasce senza un\u2019idea portante se non quella dell\u2019affetto nei confronti di un padre appassionato di camion, ma ci\u00f2 non toglie che al suo interno si possono seguire dei fil rouge, per esempio il design e la confortevolezza della cabina che da una parte derivano dall\u2019evoluzione della concezione del lavoro e del modo di vivere il mezzo dall\u2019altra riflettono l\u2019estetica delle auto delle varie epoche e dei brand a cui appartenevano. <strong>L\u2019OM Super Orione<\/strong> che incontriamo subito all\u2019inizio \u00e8 per esempio una dimostrazione di quanto il lavoro del camionista negli anni Sessanta potesse essere rude, faticoso e scomodo, ma Manachino ci fa notare una prima concessione al comfort della cabina rispetto ai mezzi pi\u00f9 datati, la panchetta in mezzo ai due sedili che consentiva di far sedere dei passeggeri: \u00abnon che prima non avvenisse, ma nel caso venivano fatti accomodare direttamente sul cofano motore!\u00bb. Il camion, uno dei primi in Europa ad avere il motore 8 cilindri a V, presenta la guida a destra che per\u00f2 non \u00e8 peculiare solo di questo modello perch\u00e9, al contrario, \u00e8 visibile nel 95% della collezione: fino alla met\u00e0 degli anni Settanta era un obbligo di legge per i mezzi pesanti. La ragione era di assoluto buon senso: questi camion non erano concepiti per i sorpassi sia per i loro limiti intrinsechi di velocit\u00e0 sia perch\u00e9 la rete autostradale italiana era ancora quasi inesistente (le statali e le strade regionali non offrivano grandi possibilit\u00e0 di sorpassare), era quindi pi\u00f9 vantaggioso avere la visione diretta del ciglio della strada.<\/p><p>Al contrario dell\u2019OM, i camion Lancia e Alfa hanno la stessa \u00abgentilezza e grazia\u00bb \u2013 Manachino quasi accarezza con le parole i \u00absuoi camion\u00bb \u2013 delle vetture degli stessi brand, erano pi\u00f9 curati, pi\u00f9 costosi, ma anche pi\u00f9 delicati. Nella collezione Marazzato ce ne sono parecchi: dall\u2019<strong>Alfa Romeo Mille<\/strong>, camion di nicchia prodotto dal 1958 al 1965, confortevole, ben rifinito sia esteticamente che da un punto di vista meccanico (dettaglio tecnico: era equipaggiato con un riduttore elettropneumatico che consentiva di sostituire la leva lunga mezzo metro parallela al freno a mano, tipica dei FIAT coevi, con un semplice interruttore) al <strong>Lancia Jolly<\/strong>, sofisticato furgone adatto al trasporto leggero che non conobbe una larga diffusione, al <strong>Lancia esatau B<\/strong> che, e qui torniamo alla cabina, era considerato la quintessenza della comodit\u00e0: alle spalle dei due sedili erano alloggiate ben due brandine, in pi\u00f9 una serie di dettagli come il portaoggetti a \u201cbalconata\u201d rivelano la mano di un vero designer nella concezione dell\u2019insieme e difatti la leggenda dice se ne fosse occupato il celebre Raymond Loewy. E a proposito della presunta delicatezza dei mezzi Lancia e Alfa, Manachino ci fa osservare, un po\u2019 sornione, che alla fin fine si tratta di un fraintendimento: gli autocarri FIAT erano costruiti \u00abdando per scontato che non sarebbero mai stati rispettati i limiti di carico e quindi sopportavano di tutto\u00bb mentre i Lancia e gli Alfa Romeo \u00aberano fatti per trasportare banalmente quello che avrebbero dovuto trasportare\u00bb. E difatti non sono pochi gli Alfa Romeo 1000 a cui venivano, nel tempo, \u201ctrapiantati\u201d motori FIAT, meno raffinati ma pi\u00f9 robusti.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-0cf16d6 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"0cf16d6\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/N.-5-copia.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6Mzc3ODcsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDIzXC8wNFwvTi4tNS1jb3BpYS5qcGcifQ%3D%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"532\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/N.-5-copia.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-37787\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/N.-5-copia.jpg 1624w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/N.-5-copia-500x333.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/N.-5-copia-768x511.jpg 768w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/N.-5-copia-1536x1021.jpg 1536w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">Alfa Romeo Mille.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-101b02e elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"101b02e\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Sempre restando sulle cabine, ci viene spiegato che i camion si suddividono in \u00abmusoni\u00bb e \u00abmusi piatti\u00bb. I primi hanno la cabina arretrata e il motore ospitato frontalmente, mentre nei secondi il motore si trova sotto la cabina che quindi \u00e8 squadrata, con il frontale sviluppato in altezza. Negli Stati Uniti i musoni sono ancora oggi preponderanti, mentre in Italia rappresentano mezzi \u201cstorici\u201d, antecedenti agli anni Quaranta. Con l\u2019eccezione di due FIAT: <strong>C40<\/strong> e <strong>C50<\/strong>, che hanno un\u2019estetica molto \u201camericana\u201d per un motivo ben preciso. Negli anni Cinquanta la FIAT concorse a una gara per la fornitura di circa 5.000 veicoli destinati alle truppe NATO e quindi i veicoli progettati dovettero rispettare alcune caratteristiche previste dal bando, <em>in primis<\/em> la cabina arretrata. I primi prototipi vennero presentati nel 1957 e giudicati idonei, ma a sorpresa la NATO non conferm\u00f2 l\u2019ordine. A questo punto i vertici aziendali, convinti della bont\u00e0 dei due mezzi, decisero comunque di commercializzarli, una scelta che si rivel\u00f2 purtroppo erronea: il mercato italiano ormai non gradiva pi\u00f9 il \u201cmuso\u201d allungato (anche perch\u00e9 questo dettaglio rende meno agevole la manovrabilit\u00e0 del mezzo) e la produzione si arrest\u00f2 presto.<\/p><p>Tra i \u201cmusi piatti\u201d la collezione annovera un buon numero di modelli caratterizzati dal cosiddetto \u201covale con il baffo\u201d, cio\u00e8 dalla calandra attraversata da una sbarra trasversale, che diventer\u00e0 un <em>leit motiv<\/em> su molti altri mezzi pesanti FIAT: il pi\u00f9 significativo, e quello che i meno giovani ricordano benissimo, \u00e8 il <strong>682<\/strong> che circoler\u00e0 sulle strade italiane, con le sue successive evoluzioni migliorate e potenziate, fino agli anni Ottanta.<\/p><p>Tra i \u201cpezzi forti\u201d della collezione ci sono alcuni veicoli militari. I pi\u00f9 antichi sono due camion FIAT dei primi del Novecento: il <strong>18P<\/strong> e il <strong>18BL<\/strong>. Sono veri e propri cimeli storici che rimandano alla Grande Guerra quando questi modelli furono i protagonisti assoluti della motorizzazione dell\u2019esercito italiano. Il che desta qualche meraviglia alla luce delle loro caratteristiche che definire primitive \u00e8 un eufemismo: largo impiego di legno e stoffa nella costruzione (la lamiera di rivestimento serviva solo come protezione), avviamento a mano, fari a carburo (non c\u2019era impianto elettrico), gomme piene con trazione a catena\u2026 come le biciclette! Un altro mezzo militare che attira l\u2019attenzione \u00e8 un\u2019ambulanza di servizio presso l\u2019esercito inglese durante la Seconda guerra mondiale: al termine del conflitto venne acquistata da un ambulante che se ne serviva per fare i mercati e che per darle un aspetto pi\u00f9 consono alle nuove funzioni la dipinse di verde a pennello e rovesci\u00f2 al contrario il telone che riportava la croce rossa\u2026 <em>et voil\u00e0<\/em>, come nuova!<\/p><p>Di uso civile \u00e8 invece la <strong>corriera<\/strong> del 1927, un diciotto posti derivato dalla produzione automobilistica FIAT 507 con l\u2019alloggiamento dei bagagli sul tetto, a cui si accede con una scaletta, e un paio di dettagli curiosi, innanzitutto la cinghia in cuoio per abbassare i finestrini, mutuata dalle antiche carrozze, e poi le frecce posteriori\u2026 a forma di freccia, scelta spiazzante nella sua semplicit\u00e0!<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section 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18BL<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-d064831 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"d064831\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>La variet\u00e0 della collezione \u00e8 molto apprezzata sia dalle scuole \u2013 \u00ab\u00e8 incredibile come i ragazzini notino particolari a cui gli adulti non prestano attenzione\u00bb dice Manachino \u2013 sia dal pubblico adulto che affolla le \u201cporte aperte\u201d organizzate periodicamente e che vedono la partecipazione crescente di non addetti ai lavori. \u00c8 un segno evidente di come la fascinazione per questi veicoli travalichi et\u00e0, formazione, estrazione sociale. Sar\u00e0 certo per tutto quello che rappresentano, il ricordo del passato, il lavoro, la vita quotidiana, ma forse la motivazione pi\u00f9 vera, ce la suggerisce ancora una volta Manachino, \u00e8 pi\u00f9 semplice: \u00abassomigliano a enormi giocattoli\u00bb e in fin dei conti dentro di noi il fanciullo si affaccia sempre, a dispetto di tutto.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Siamo alla Collezione mezzi storici Marazzato, vero e proprio tributo d\u2019amore di Carlo Marazzato, al padre Lucillo.<\/p>\n<p>La location \u00e8 molto semplice: una ex area industriale con un ampio piazzale e un gigantesco capannone a Stroppiana, nel mezzo della campagna del Vercellese.<\/p>","protected":false},"author":14,"featured_media":37961,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[233],"tags":[223],"class_list":["post-37771","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-heritage","tag-223"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO Premium plugin v26.3 (Yoast SEO v27.4) - 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