{"id":39277,"date":"2023-06-06T10:00:23","date_gmt":"2023-06-06T08:00:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.studiochiesa.it\/?p=39277"},"modified":"2023-09-01T18:09:54","modified_gmt":"2023-09-01T16:09:54","slug":"tre-pezzi-iconici-mumac","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studiochiesa.it\/en\/tre-pezzi-iconici-mumac\/","title":{"rendered":"Tre pezzi iconici: #MUMAC"},"content":{"rendered":"<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"39277\" class=\"elementor elementor-39277\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-12238d33 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"12238d33\" data-element_type=\"section\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-5aa753ec\" data-id=\"5aa753ec\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-38df462d elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"38df462d\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Fai la curva e te lo trovi davanti, cos\u00ec all\u2019improvviso da lasciarti quasi senza fiato: un monolite rosso la cui tonalit\u00e0 \u00e8 resa ancora pi\u00f9 intensa dal contrasto con il bianco accecante del vialetto che conduce all\u2019ingresso. Le forme esterne sono avvolgenti, morbide e sinuose, in un richiamo \u201calle volute aromatiche che si sprigionano da una tazzina di caff\u00e8 bollente\u201d. A raccontare \u00e8 Barbara Foglia, MUMAC Manager, dove MUMAC \u00e8 l\u2019acronimo di Museo della Macchina per Caff\u00e8 di Gruppo Cimbali, che ospita \u201cla pi\u00f9 grande esposizione al mondo dedicata alla storia e alla cultura delle macchine per espresso professionali, un luogo unico che intende raccontare la storia dell\u2019azienda e dei suoi principali brand (La Cimbali e FAEMA), ma soprattutto quella di un intero settore del Made in Italy e di tutti quei prodotti che ne hanno rappresentato le pietre miliari.\u201d Un ex magazzino per ricambi, nel quartier generale del Gruppo a Binasco, che nel 2010 la famiglia Cimbali decide di trasformare in un museo per celebrare il centenario della fondazione dell\u2019azienda che sarebbe caduto di l\u00ec a due anni. Scelta non scontata: la congiuntura economica in quegli anni era difficile, le aziende in Italia erano pi\u00f9 o meno tutte in sofferenza e l\u2019investimento su un progetto del genere era tale da generare pi\u00f9 di una perplessit\u00e0, forse un evento, anche se effimero, sarebbe stato pi\u00f9 opportuno. Ma la passione prevale e il sogno diventa realt\u00e0. Pi\u00f9 tardi Maurizio Cimbali, presidente del gruppo, scriver\u00e0: \u201cCi siamo confrontati in famiglia, mio cugino, i miei figli, la terza e la quarta generazione: la famiglia ha creduto fortemente nel progetto. Se non lo facciamo noi \u2013 ci siamo detti \u2013 che produciamo macchine per caff\u00e8 da cent\u2019anni, un museo delle macchine per caff\u00e8 non lo fa nessuno. E questa \u00e8 l\u2019occasione giusta\u201d (<em>MUMAC, Museo della macchina per caff\u00e8 &#8211; <\/em>AA.VV.). Tuttavia questa realt\u00e0 forse non avrebbe mai visto la luce senza il contributo fondamentale di Enrico Maltoni, curiosa figura di collezionista che dal 1988, data del suo acquisto di una FAEMA Marte a un mercatino di bric-\u00e0-brac, raccoglie in giro per il mondo e restaura macchine per caff\u00e8 tanto da esserne diventato uno dei massimi esperti oltre che un sapiente intenditore della bevanda. L\u2019incontro \u201cfatale\u201d tra Maltoni e la Cimbali era gi\u00e0 avvenuto, e anche da un bel po\u2019. Erano gli anni Novanta e al Mercante in Fiera, il celeberrimo appuntamento di Parma dedicato all\u2019antiquariato e al modernariato, Maurizio Cimbali si era imbattuto in un piccolo stand con alcune vecchie macchine per caff\u00e8 della sua azienda. L\u2019espositore era proprio Enrico Maltoni. Inevitabili la presentazione, la lunga chiacchierata sull\u2019oggetto dei loro comuni interessi e il germoglio di un rapporto di stima e simpatia reciproche che nel tempo cresce al punto che, quando comincia a concretizzarsi l\u2019idea del museo, Maltoni decide di allocarvi una parte della sua sterminata collezione: ben 200 pezzi che si aggiungono al centinaio della collezione Cimbali. \u00c8 nato il MUMAC.<\/p><p>L\u2019esposizione segue un criterio cronologico e permette quindi di avere una visione completa dell\u2019evoluzione del design e della tecnologia della macchina per caff\u00e8 espresso professionale dalla sua prima comparsa, alle soglie del XX secolo, fino a oggi. Ma fosse solo questo il museo non avrebbe quel fascino peculiare che invece lo contraddistingue e che spiega l\u2019affollamento delle sue sale da parte di un pubblico che non \u00e8 di addetti ai lavori. Ci\u00f2 che lo rende davvero unico \u00e8, per citare Foglia, il fatto di \u201criprodurre in ogni sala le atmosfere tipiche del periodo, con gli arredi caratteristici, musiche di sottofondo e grafiche evocative dell\u2019epoca. Il MUMAC quindi \u00e8 pi\u00f9 di una rassegna di macchine per caff\u00e8: \u00e8 un viaggio nel tempo alla scoperta della storia dell\u2019espresso attraverso suoni, forme, colori e sapori\u201d. Una panoramica lunga un secolo dei mutamenti del costume e della cultura del nostro Paese, un amarcord che non manca di emozionare soprattutto i meno giovani, ma \u00e8 capace di coinvolgere anche chi, al contrario, giovane lo \u00e8.<br \/>\u00c8 ora quindi di partire per quel viaggio.<\/p><p>La prima tappa ci porta in un caff\u00e8 dei primi del Novecento. Gi\u00e0 alla prima occhiata si capisce che non \u00e8 un posto per tutti, quella tazzina \u00e8 ancora un bene di lusso, per gran signori e belle dame ingioiellate, e la location \u00e8 all\u2019altezza dello status della clientela. Tutto parla il linguaggio della raffinatezza: il bancone <em>art nouveau<\/em> (originale del 1914) con piano in marmo e <em>boiserie<\/em>, la scaffalatura a specchio dove trovano ordinatamente posto i sifoni per l\u2019acqua di seltz, le belle bottiglie in cristallo intagliato e quelle pi\u00f9 plebee (sull\u2019ultimo ripiano in alto per celarle in parte allo sguardo) in vetro verde, i bicchierini da vermouth e da rosolio e il paravento con i vetri multicolori a piombo. Sul tavolino adiacente, due tazzine bordate di oro, a rimarcare la ricercatezza del locale. Ma quello che attira maggiormente l\u2019attenzione \u00e8 la magnifica macchina per caff\u00e8 che troneggia sul bancone: una <strong>Condor Extra Lusso<\/strong> del 1926, imponente ed elegantissimo cilindro sovrastato da un rapace ad ali spiegate. Non \u00e8 una delle prime macchine da caff\u00e8, in esposizione ci sono modelli precedenti come la caffettiera dei Fratelli Beretta (1900), l\u2019Ideale della Pavoni (1905), la Moyen Bezzera (1920) e altri, ma tutti condividevano il medesimo principio costruttivo: una caldaia verticale con un sottostante sistema di riscaldamento a gas e due rubinetti ai lati. L\u2019acqua in ebollizione, insieme al vapore, passava attraverso il caff\u00e8 e la bevanda nel giro di qualche minuto scendeva nella tazzina. Era un caff\u00e8 molto diverso da quello di oggi: scuro, con un acre gusto di bruciato, senza crema, ma le sue caratteristiche (la novit\u00e0, la velocit\u00e0 di preparazione, la macchina, sbuffante come un treno, che lo produceva) rispondevano benissimo ai valori imperanti di quell\u2019esordio del Novecento che esaltava il progresso in tutte le sue forme. Anche l\u2019attenzione per l\u2019estetica le accumunava: forme curvilinee, finiture in bronzo, smalti, decorazioni floreali o geometriche le rendevano quasi sculture da esibire con orgoglio e pazienza se talvolta qualcuna esplodeva!<\/p><p>Finora non abbiamo citato uno dei personaggi fondamentali di questa storia, il torinese Angelo Moriondo, che per primo ebbe l\u2019intuizione di utilizzare il vapore per l\u2019estrazione della bevanda in grande quantit\u00e0 e per questo considerato il padre del \u201ccaff\u00e8 istantaneo\u201d, antecedente al caff\u00e8 espresso. La sua macchina, di cui il museo espone una ricostruzione realizzata da Maltoni seguendo i disegni originali della seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento, venne presentata all\u2019Esposizione di Torino del 1884 riscuotendo un enorme successo con i giornali dell\u2019epoca che magnificavano la possibilit\u00e0 di \u201cdare da una a dieci tazze di caff\u00e8 ogni due minuti e fino a trecento in un\u2019ora\u201d. La differenza con le macchine future \u00e8 che il caff\u00e8 non era \u201cespresso\u201d, ma veniva preparato, come gi\u00e0 detto, in quantit\u00e0 tutto in una volta e poi erogato a richiesta e quindi mai \u201cfresco\u201d. Sar\u00e0 Luigi Bezzera nel 1901 a brevettare un\u2019innovazione che avrebbe invece consentito di preparare il caff\u00e8 tazza per tazza: il gruppo erogatore con il portafiltro per la preparazione di una sola porzione di caff\u00e8. Un brevetto che sarebbe presto stato comprato dalla Pavoni e che avrebbe portato alla realizzazione della prima macchina per espresso, l\u2019<strong>Ideale,<\/strong> chiamata cos\u00ec proprio perch\u00e9 era la scelta giusta per potersi gustare tutto l\u2019aroma della bevanda.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-6ff918d e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"6ff918d\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-b8f1ab9 e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"b8f1ab9\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-5b53251 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"5b53251\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Bar-sala-Albori.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6MzkyODIsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDIzXC8wNlwvQmFyLXNhbGEtQWxib3JpLmpwZyJ9\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"533\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Bar-sala-Albori.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-39282\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Bar-sala-Albori.jpg 1080w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Bar-sala-Albori-500x333.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Bar-sala-Albori-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">La Sala degli Albori, ricostruzione di un caff\u00e8 ai primi del Novecento (\u00a9 courtesy MUMAC).<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-5d02313 e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"5d02313\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-db0877a elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"db0877a\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Moriondo-a-sinistra-e-Ideale-a-destra.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6MzkyODQsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDIzXC8wNlwvTW9yaW9uZG8tYS1zaW5pc3RyYS1lLUlkZWFsZS1hLWRlc3RyYS5qcGcifQ%3D%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"533\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Moriondo-a-sinistra-e-Ideale-a-destra.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-39284\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Moriondo-a-sinistra-e-Ideale-a-destra.jpg 1080w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Moriondo-a-sinistra-e-Ideale-a-destra-500x333.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Moriondo-a-sinistra-e-Ideale-a-destra-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">Alcune delle prime macchine per caff\u00e8: in primo piano la ricostruzione del prototipo di Moriondo del 1884, a destra, con il logo in azzurro, l\u2019Ideale della Pavoni (\u00a9 courtesy MUMAC).<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-188f688 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"188f688\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Ci si potrebbe chiedere perch\u00e9 tra tutti i nomi citati non compare Cimbali. La risposta \u00e8 semplice: perch\u00e9 ancora non esisteva. O meglio, nel 1912 Giuseppe Cimbali, ramiere idraulico in quel di Milano, aveva s\u00ec una bottega che produceva caldaie per macchine per caff\u00e8, ma lo faceva per gli altri. C\u2019\u00e8 una bella foto di lui a quel tempo: braccia conserte, in giacca da lavoro, mascella quadrata serrata sulla quale non aleggia nemmeno l\u2019ombra di un sorriso, aria seria e assorta. Trasmette l\u2019idea di un tipo tosto, che sa quello che vuole. E lo si capir\u00e0 negli anni Trenta, quando decider\u00e0 di comprare un\u2019azienda sua cliente e di mettersi anche lui a produrre macchine per caff\u00e8.<\/p><p>Ci siamo cos\u00ec gi\u00e0 traghettati alla seconda tappa, un lungo corridoio che proprio all\u2019inizio espone la prima macchina per caff\u00e8 di Cimbali, la <strong>Rapida<\/strong>, ancora a sviluppo verticale, ma con un design che gi\u00e0 \u201csa di nuovo\u201d. Siamo infatti nel ventennio Trenta e Quaranta nel quale \u00e8 l\u2019idea stessa di decorazione a essere messa al bando. Via i tralci fioriti e le curve, imperano invece volumi semplici, linee geometriche pulite, in una ricerca di essenzialit\u00e0 che impronter\u00e0 di s\u00e9 non soltanto gli oggetti quotidiani ma anche l\u2019architettura (nelle foto alle pareti ne troviamo due esempi, il Foro Italico e il Palazzo della Civilt\u00e0 Italiana, che ne rendono bene la straniante aura metafisica che li pervade). \u00c8 il Razionalismo, congruente al clima austero del periodo storico tra le due guerre che investe anche il settore delle macchine da caff\u00e8: pur non essendoci un\u2019assoluta battuta d\u2019arresto nella produzione, la tecnologia non fa grandi passi in avanti. Solo negli anni Quaranta qualcosa cambier\u00e0. Innanzitutto cominciano ad apparire macchine per caff\u00e8 orizzontali, un\u2019innovazione che facilita, e non di poco, il lavoro del barista che si trova i gruppi erogatori tutti sullo stesso lato evitandogli di dover girare intorno alla macchina per servire i clienti. E poi con la nuova forma, un accessorio impensabile nelle macchine precedenti che spesso erano sormontate da una cupola: lo scaldatazze, cio\u00e8 uno spazio ricavato sopra la caldaia e in grado perci\u00f2 di sfruttarne il calore per intiepidire la porcellana. Infine il sistema ibrido di alimentazione: siamo in guerra e la possibilit\u00e0 di far funzionare le macchine sia con il gas sia con l\u2019elettricit\u00e0, nel caso uno della due fonti energetiche venga a mancare, \u00e8 preziosa. Ce ne saranno addirittura alcune a carbone. Poi, sul finire del periodo un\u2019altra novit\u00e0: i designer si affacciano sulla scena e le macchine per caff\u00e8 cominciano a mostrare la mano creativa di personaggi del calibro di Gi\u00f2 Ponti. Sar\u00e0 quest\u2019ultimo a disegnare nel 1947 per la Pavoni quella che viene chiamata \u201cla Monna Lisa del MUMAC\u201d e che \u00e8 il nostro primo pezzo iconico: la <strong>D.P. 47, soprannominata \u201cla Cornuta\u201d<\/strong> per la forma ricurva dei gruppi erogatori. \u201cL\u2019esemplare esposto al museo \u2013 ci spiega Foglia \u2013 \u00e8 uno dei due esistenti al mondo ma il secondo appartiene a una collezione privata e quindi non accessibile al pubblico. Proprio per questo \u00e8 una delle macchine pi\u00f9 richieste per prestiti: icona di design, \u00e8 stata al Deutsches Museum di Monaco, al Mus\u00e8e des Arts D\u00e9coratifs di Parigi, in Triennale a Milano e in altre sedi espositive prestigiose\u201d. A fronte della sua originalit\u00e0 totalmente stravolgente rispetto agli stilemi dell\u2019epoca (\u00e8 ancora oggi considerata la pi\u00f9 bella macchina per caff\u00e8 mai realizzata), ebbe poco successo forse perch\u00e9 arriv\u00f2 troppo tardi: la sua tecnologia, ancora a vapore, sarebbe stata di l\u00ec a pochissimo soppiantata da un\u2019invenzione che avrebbe cambiato la realt\u00e0 dell\u2019espresso: la leva. <\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-78a2077 e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"78a2077\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-030ad71 e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"030ad71\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-6836d82 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"6836d82\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/La-Rapida-Cimbali-at-MUMAC.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6MzkyODgsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDIzXC8wNlwvTGEtUmFwaWRhLUNpbWJhbGktYXQtTVVNQUMuanBnIn0%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"533\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/La-Rapida-Cimbali-at-MUMAC.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-39288\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/La-Rapida-Cimbali-at-MUMAC.jpg 1080w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/La-Rapida-Cimbali-at-MUMAC-500x333.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/La-Rapida-Cimbali-at-MUMAC-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">La Sala Razionalista con, in primo piano, La Cimbali modello Rapida (\u00a9 Emanuel Galimberti).<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-4867f84 e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"4867f84\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-5c99aef elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"5c99aef\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/D.p.-47-mod.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6MzkzODksInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDIzXC8wNlwvRC5wLi00Ny1tb2QuanBnIn0%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"533\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/D.p.-47-mod.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-39389\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/D.p.-47-mod.jpg 1080w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/D.p.-47-mod-500x333.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/D.p.-47-mod-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">La Cornuta, disegnata da Gi\u00f2 Ponti nel 1947 (\u00a9 courtesy MUMAC).<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-9036d42 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"9036d42\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>L\u2019ambiente successivo \u00e8 un tipico bar degli anni Cinquanta: l\u2019atmosfera formale e composta che aveva caratterizzato i caff\u00e8 dell\u2019inizio del Novecento \u00e8 stata spazzata via dall\u2019idea che al bar ci si vada non soltanto per bere un caff\u00e8, ma per vivere un momento di socialit\u00e0. Si guarda la televisione, si leggono le riviste (a disposizione dei clienti sul tavolino), si ascolta la musica del juke-box, si gioca al classico biliardino, tutti oggetti immancabili, e poi si respira quell\u2019eccitante american style con le sue superfici cromate e scintillanti e le forme che ricordano le automobili dell\u2019epoca, soprattutto le Cadillac, incarnazione del sogno americano che tutti vogliono vivere in qualche modo. Sul bancone una <strong>FAEMA Urania<\/strong> nella quale spicca una leva. \u00c8 proprio questa la rivoluzione di cui si parlava: non \u00e8 pi\u00f9 il vapore a spingere l\u2019acqua, scaldata in una caldaia, fino al portafiltro bens\u00ec la forza del braccio applicata alla leva. Grazie a essa (soprattutto alla pressione di 9 bar che viene raggiunta), l\u2019espresso diventa la bevanda che tutti conosciamo: denso, con un buon sapore \u2013 gli oli essenziali del caff\u00e8 non vengono pi\u00f9 bruciati dal vapore \u2013 e soprattutto coronato da quello strato di crema che \u00e8 uno dei piaceri, anche visivi, associati al caff\u00e8. Protagonista di questo cambiamento epocale fu, nel 1948, Achille Gaggia che gi\u00e0 da anni studiava come riuscire ad abbandonare l\u2019uso del vapore per l\u2019estrazione del caff\u00e8. Il fatto \u00e8 che Gaggia ai tempi non produceva macchine per caff\u00e8, gestiva un bar a Milano, ma era un vero e proprio inventore con la visione di un moderno uomo di marketing: osservava le abitudini e le reazioni dei clienti e poi nel magazzino del locale sperimentava come cambiare quello che gli sembrava non li convincesse. Cos\u00ec, dopo aver brevettato il gruppo erogatore a leva lo propone a Ernesto Valente, un\u2019altra figura mitica di imprenditore del Dopoguerra, specializzato in piccoli elettrodomestici: sua \u00e8 la FAEMA, un nome che da quel momento in avanti sar\u00e0 sempre pi\u00f9 presente nel mondo del caff\u00e8. E infatti dal connubio tra i due nasce la <strong>Gaggia Classica<\/strong>, sottotitolo \u201cCREMA CAFF\u00c8 NATURALE \u2013 funziona senza vapore\u201d. La prima di una lunga serie di macchine con leva che rapidamente soppiantarono qualsiasi altro modello sul mercato: alla crema adesso nessuno voleva pi\u00f9 rinunciare, anche se a dire la verit\u00e0 all\u2019inizio un po\u2019 di diffidenza c\u2019era perch\u00e9 si pensava fosse qualcosa di aggiunto in un secondo tempo. Anche Cimbali si butta nella mischia e la sua macchina \u00e8 quasi una provocazione: si chiama <strong>Gioiello<\/strong> e viene presentata alla Fiera di Milano nel 1950 in uno scrigno di velluto. Questi due modelli, esposti nel museo insieme a molti altri celebri come la <strong>Concorso<\/strong> della Pavoni (1956), la <strong>Granluce<\/strong> (1955), la <strong>Rubino<\/strong> (1956) e la <strong>Brillante<\/strong> (1952) tutte e tre della Cimbali, sono davvero splendidi con le loro carrozzerie che esaltano la luce nei mille riflessi delle loro sfaccettature. Due macchine sono particolarmente curiose: la <strong>Lollobrigida<\/strong> della San Marco (1952), ispirata alle curve mozzafiato della celebre attrice, e la <strong>Fortuna<\/strong> della Universal (1958) che poteva essere personalizzata grazie ai pannelli in ceramica posti ai lati della macchina e raffiguranti i tipici paesaggi italiani.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-dbe5e03 e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"dbe5e03\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-c1a1cce elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"c1a1cce\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Bar-sala-anni-50.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6MzkyOTAsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDIzXC8wNlwvQmFyLXNhbGEtYW5uaS01MC5qcGcifQ%3D%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"533\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Bar-sala-anni-50.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-39290\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Bar-sala-anni-50.jpg 1080w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Bar-sala-anni-50-500x333.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Bar-sala-anni-50-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">La Sala Anni \u201950 con la ricostruzione di un bar dell\u2019epoca \n (\u00a9 courtesy MUMAC).<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-1578da3 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"1578da3\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Un primo piano di Jurij Gagarin introduce al decennio dopo, gli anni Sessanta e Settanta, e al corridoio dove le star indiscusse, insieme a Neil Armstrong, primo uomo sulla Luna, e a dei giovanissimi Rolling Stones incombenti dalle pareti, sono la Pitagora di Cimbali e la E61 di FAEMA, entrambi nostri pezzi iconici. \u00c8 un periodo all\u2019insegna del design, negli arredi come negli elettrodomestici, e le macchine per caff\u00e8 non fanno eccezione perch\u00e9 sono oggetti entrati ormai nella dimensione quotidiana delle persone. La ricerca di nuovi materiali (come la plastica) e l\u2019affermazione di una grande libert\u00e0 cromatica (ricordiamoci che siamo negli anni della Pop Art) dominano la produzione che inizia anche a guardare oltreconfine e ambisce ai grandi numeri. La prima macchina per caff\u00e8 progettata per una catena di montaggio \u00e8 proprio la <strong>Pitagora<\/strong>, firmata dai fratelli Castiglioni e vincitrice dell\u2019edizione 1962 del Compasso d\u2019Oro, un riconoscimento che rimarr\u00e0 unico nella sua categoria. Dimenticate le linee aerodinamiche o voluttuose degli anni precedenti, adesso \u00e8 la geometria rigorosa a tenere banco, forma che aiuta a produrre in serie e a viaggiare per il mondo perch\u00e9 la Pitagora si pu\u00f2 impilare e pi\u00f9 pezzi possono essere inseriti nello stesso imballaggio con un bel vantaggio per la logistica. La sua struttura (\u201cla carrozzeria era costituita da soli diciassette pezzi con la parte anteriore che si poteva alzare come il cofano di un\u2019automobile\u201d ci dice Foglia) semplificava la manutenzione e l\u2019ispezione nel caso di problematiche e in pi\u00f9 il cliente poteva scegliere tra una gamma di tinte per personalizzare il suo acquisto. E che dire della <strong>E61<\/strong>? Innanzitutto che viene prodotta ancora oggi, non molto dissimile dal primo modello, il che la dice lunga sul suo gradimento. Poi che introduce un\u2019innovazione che semplifica parecchio il lavoro del barista: l\u2019elettropompa volumetrica che, posta sotto il bancone e collegata alla rete idrica, consente di spingere l\u2019acqua gi\u00e0 alla pressione di 9 bar all\u2019interno della caldaia. Via la leva, scomoda e a volte pericolosa, adesso basta schiacciare una levetta. Infine una curiosit\u00e0: la sigla. E61 faceva riferimento all\u2019eclissi totale di sole avvenuta nel 1961: Ernesto Valente era un appassionato di astronomia \u2013 il che spiega tra l\u2019altro i nomi con cui erano stati battezzati alcuni dei modelli FAEMA (Urania, Saturno\u2026) \u2013 e intendeva cos\u00ec unire due avvenimenti sottolineati come straordinari, il lancio sul mercato di una macchina per caff\u00e8 molto innovativa e un fenomeno che in Italia non si sarebbe ripetuto in tutto il XX secolo.<\/p><p>Non si pu\u00f2 lasciare questo momento storico davvero mitico senza ricordare il connubio tra ciclismo e caff\u00e8 che proprio allora si consolida. FAEMA \u00e8 tra le prime aziende a intuire la potenza della comunicazione di un marchio se legata a uno sport \u201cpopolare\u201d: l\u2019aveva capito da quando le sfide tra Coppi e Bartali erano state in grado di catalizzare gli umori e le discussioni di un\u2019intera popolazione. Una stella tra i tanti campioni che corsero con la maglia FAEMA: Eddie Merckx, il \u201ccannibale\u201d (il suo soprannome per la sua fame di vittoria e la capacit\u00e0 di \u201cpapparsi\u201d gli avversari). <\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-fca5d2a e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"fca5d2a\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-2ec9fee e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"2ec9fee\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-3c919fd elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"3c919fd\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/pitagora.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6MzkyOTQsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDIzXC8wNlwvcGl0YWdvcmEuanBnIn0%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"480\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/pitagora.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-39294\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/pitagora.jpg 1080w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/pitagora-500x300.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/pitagora-768x461.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">La Cimbali Pitagora, premio Compasso d\u2019Oro 1962 (\u00a9 Irene Fanizza).<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-5ce0ee9 e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"5ce0ee9\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-cba41b5 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"cba41b5\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Faema-e61.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6MzkyOTIsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDIzXC8wNlwvRmFlbWEtZTYxLmpwZyJ9\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"480\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Faema-e61.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-39292\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Faema-e61.jpg 1080w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Faema-e61-500x300.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Faema-e61-768x461.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">La Faema E61 (\u00a9 Angelo Golizia)<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-7b6101c elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"7b6101c\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Il passaggio alle due sale successive, che ci portano dagli anni Ottanta al nuovo millennio, \u00e8 ancora una volta un cambio totale di atmosfera perch\u00e9 il racconto del costume lascia il passo all\u2019esaltazione dell\u2019elettronica. N\u00e9 pu\u00f2 essere diversamente perch\u00e9 \u00e8 proprio questo aspetto a caratterizzare ogni campo della societ\u00e0 e quindi anche l\u2019evoluzione delle macchine per caff\u00e8. <strong>FAEMA Tronic<\/strong> del 1983 sar\u00e0 l\u2019antesignana: se la linea, disegnata da Sottsass e Cibic, sembra ancora debitrice del decennio precedente, non si pu\u00f2 dire lo stesso della funzionalit\u00e0 visto che per la prima volta una pulsantiera consente di gestire il dosaggio della bevanda per la tazzina. Una prestazione che sar\u00e0 implementata nelle macchine superautomatiche successive grazie alle quali si avr\u00e0 a disposizione tutto un repertorio di bevande a base di caff\u00e8 e latte fresco. Lustro dopo lustro le macchine diventano sempre pi\u00f9 tecnologicamente avanzate, ergonomiche, di semplice utilizzo, sostenibili e performanti. I modelli esposti sono tanti, alcuni dall\u2019aspetto davvero fantascientifico, ma la regina in questo senso \u00e8 forse la <strong>Cimbali<\/strong> <strong>M100<\/strong>, nata proprio in occasione del centenario dell\u2019azienda, di cui un esploso (per di pi\u00f9 parziale visto che contempla solo il 30% dei pezzi) \u00e8 esposto nell\u2019ultima sala del museo, il LAB, per far capire quanta complessit\u00e0 si celi dietro una semplice tazzina di caff\u00e8.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-38ead0f e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"38ead0f\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-96f948b elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"96f948b\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Esploso-M100.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6MzkyOTksInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDIzXC8wNlwvRXNwbG9zby1NMTAwLmpwZyJ9\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"533\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Esploso-M100.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-39299\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Esploso-M100.jpg 1080w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Esploso-M100-500x333.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Esploso-M100-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">L\u2019esploso della Cimbali M100 (\u00a9 courtesy MUMAC).<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-a079b60 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"a079b60\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Se \u00e8 vero che il caff\u00e8 pi\u00f9 che una bevanda \u00e8 un fenomeno sociale, allora un museo incentrato su di esso deve rispecchiare le dinamiche di un mondo in continuo cambiamento, assumendo un ruolo attivo in cui tenere sempre aperto il dialogo con la collettivit\u00e0 attraverso iniziative che la coinvolgono a vari livelli. E in effetti il MUMAC, per usare ancora una volta le parole di Barbara Foglia, oltre che uno spazio dove si racconta una storia straordinaria, \u00e8 un vero e proprio hub culturale grazie alla Library, ricca di oltre un migliaio di volumi a tema caff\u00e8, all\u2019Archivio storico che raccoglie circa 25.000 documenti tra brochure, cataloghi, brevetti, disegni originali, fotografie, pubblicit\u00e0, riferibili sia al mondo Cimbali sia a diverse altre realt\u00e0 imprenditoriali che hanno fatto la storia del caff\u00e8 e delle macchine per prepararlo, all\u2019Academy, luogo di formazione e diffusione della cultura del caff\u00e8 sia per professionisti che per appassionati, e infine all\u2019Hangar 100, uno spazio polifunzionale per iniziative temporanee, convegni, presentazioni. Il museo diventa cos\u00ec un crocevia di saperi ed esperienze diversi che lo rendono un luogo vivo e mai obsoleto nei contenuti proposti. Un altro esempio \u00e8 la partecipazione alla Prima Diffusa del Teatro alla Scala, un appuntamento, racconta Foglia con orgoglio, \u201cche nel 2023 sar\u00e0 alla sua settima edizione dal 2016, anno in cui \u00e8 iniziato il supporto di MUMAC e del gruppo Cimbali all\u2019ente lirico.\u00a0 Evento seguitissimo, unisce due realt\u00e0 simbolo di eccellenza del panorama italiano: da una parte il MUMAC, ambasciatore di uno degli elementi pi\u00f9 rappresentativi del Made in Italy, dall\u2019altra un teatro che \u00e8 uno dei pi\u00f9 prestigiosi ambasciatori della cultura italiana nel mondo\u201d. Il museo ha anche svariate collaborazioni con altri musei come il Kartell Museum e la Fondazione Achille Castiglioni, \u00e8 membro dell\u2019associazione Museimpresa e di ICOM (l\u2019International Council of Museums), \u00e8 gemellato con il Museu Do Caf\u00e9 di Santos in Brasile, apre le sue porte in occasione delle giornate del FAI, in poche parole \u00e8 presente laddove si parla non solo di caff\u00e8, ma anche di design e di cultura nell\u2019accezione pi\u00f9 ampia del termine. Senza dimenticare il rapporto vivace con il mondo della scuola attraverso laboratori che si rivolgono a studenti di ogni et\u00e0, da quelli della primaria fino agli universitari toccando i temi pi\u00f9 vari, innovazione e heritage, tecnologia, design, propriet\u00e0 industriale. La volont\u00e0 di servizio al territorio ha forse toccato il punto pi\u00f9 alto ed emozionante durante il periodo della pandemia: \u201cin occasione della campagna vaccinale contro il Covid-19 nel marzo 2021 MUMAC \u00e8 diventato hub di riferimento per le vaccinazioni di massa arrivando a oltre 34.000 somministrazioni in 5 mesi\u201d \u2013 ricorda Foglia \u2013 \u201cNon solo. Quando in quell\u2019occasione la maggior parte dei musei si \u00e8 trovata, per cos\u00ec dire, senza voce, abbiamo cercato di mantenere il contatto con i nostri interlocutori andando a intensificare le iniziative on line\u201d. Due esempi: \u201cUn libro nel tempo di un caff\u00e8\u201d, una serie di video in cui venivano narrati alcuni dei volumi presenti nella Library, e \u201cBe our social Guest\u201d, in cui vari personaggi raccontavano la loro vita durante il lockdown sorseggiando un caff\u00e8. C\u2019\u00e8 qualcosa di commuovente in questa pervicace presenza del \u201cgigante rosso\u201d. E, credo, anche molto da imparare.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fai la curva e te lo trovi davanti, cos\u00ec all\u2019improvviso da lasciarti quasi senza fiato: un monolite rosso la cui tonalit\u00e0 \u00e8 resa ancora pi\u00f9 intensa dal contrasto con il bianco accecante del vialetto che conduce all\u2019ingresso. Le forme esterne sono avvolgenti, morbide e sinuose, in un richiamo \u201calle volute aromatiche che si sprigionano da una tazzina di caff\u00e8 bollente\u201d. <\/p>","protected":false},"author":14,"featured_media":39278,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[233],"tags":[223],"class_list":["post-39277","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-heritage","tag-223"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.8 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Tre pezzi iconici: #MUMAC - Studio Chiesa<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Le forme esterne sono avvolgenti, morbide e sinuose, in un richiamo alle volute aromatiche che si sprigionano da una tazzina di caff\u00e8 bollente\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/en\/tre-pezzi-iconici-mumac\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"en_GB\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Tre pezzi iconici: #MUMAC - 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