{"id":39524,"date":"2023-06-12T12:04:07","date_gmt":"2023-06-12T10:04:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.studiochiesa.it\/?p=39524"},"modified":"2023-09-01T18:09:05","modified_gmt":"2023-09-01T16:09:05","slug":"tre-pezzi-iconici-il-museo-del-cavallo-giocattolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studiochiesa.it\/en\/tre-pezzi-iconici-il-museo-del-cavallo-giocattolo\/","title":{"rendered":"Tre pezzi iconici: #IL MUSEO DEL CAVALLO GIOCATTOLO"},"content":{"rendered":"<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"39524\" class=\"elementor elementor-39524\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-12238d33 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"12238d33\" data-element_type=\"section\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-5aa753ec\" data-id=\"5aa753ec\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-38df462d elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"38df462d\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Tutto \u00e8 cominciato da Tornese. Se non sapete chi era, non sentitevi in imbarazzo. Anch\u2019io ho dovuto affidarmi a Internet per sanare la mia ignoranza e scoprire che era un gran campione, ma su quattro zampe! Perch\u00e9 negli anni Cinquanta \u00e8 stato il pi\u00f9 forte trottatore italiano, una vera leggenda, tant\u2019\u00e8 che il suo soprannome era \u201cil sauro volante\u201d: 229 corse disputate, 133 vittorie di cui 36 in Gran Premio. E Tornese era nato nel 1952 a Grandate, proprio nell\u2019edificio che oggi ospita il Museo del Cavallo Giocattolo e che allora era una scuderia nota come \u201cAl Portichetto\u201d. Non cominciate a intravedere un nesso?<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-38ead0f e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"38ead0f\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-96f948b elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"96f948b\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Esterno-museo-giocattolo.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6Mzk1MzAsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDIzXC8wNlwvRXN0ZXJuby1tdXNlby1naW9jYXR0b2xvLmpwZyJ9\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"422\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Esterno-museo-giocattolo.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-39530\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Esterno-museo-giocattolo.jpg 1920w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Esterno-museo-giocattolo-500x264.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Esterno-museo-giocattolo-768x405.jpg 768w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Esterno-museo-giocattolo-1536x810.jpg 1536w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">Il Museo del Cavallo Giocattolo a Grandate. Sulla destra l\u2019imponente sagoma di Roberto.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-188f688 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"188f688\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Ma andiamo con ordine e per farlo dobbiamo portarci al 2000 quando Pietro Catelli, fondatore di Artsana Group \u2013 di cui fa parte anche il celeberrimo marchio Chicco (\u201cChicco, dove c\u2019\u00e8 un bambino\u201d sar\u00e0 uno dei claim pi\u00f9 famosi degli anni Ottanta) \u2013 compie 80 anni. \u00c8 un momento importante che Pietro decide di voler festeggiare in qualche modo. O forse potremmo dire \u201ca suo modo\u201d visto che \u00e8 sempre stato un imprenditore di gran cuore, attento agli altri, di una generosit\u00e0 che gli veniva spontanea. Anche nell\u2019occasione di quel compleanno Pietro pensa non a s\u00e9, ma alla sua comunit\u00e0: \u201cMolti anni fa ho acquistato una ex scuderia dove era stato allevato il purosangue Tornese, pi\u00f9 volte campione del mondo. Ho contribuito alla trasformazione di questo luogo di culto in area industriale, ma negli anni ho maturato un senso di colpa e oggi ho deciso di riportare dei cavalli nella casa del mitico destriero\u201d cos\u00ec dir\u00e0 all\u2019inaugurazione del Museo. Un Museo che ospita pi\u00f9 di 650 cavalli giocattolo dal Settecento a oggi, provenienti da tutto il mondo, a disposizione delle scuole e delle famiglie, ma soprattutto dei bambini che in questa \u201cscuderia dei sogni\u201d \u2013 cos\u00ec la chiamava Catelli \u2013 avrebbero potuto sfrenarsi con la fantasia in groppa a giocattoli senza tempo. Giovanni Berera, curatore del Museo, aggiunge un\u2019altra interpretazione: \u201cPietro Catelli amava particolarmente i cavalli \u2013 ricordiamo che uno dei giochi iconici della Chicco \u00e8 Chicco Rodeo (un cavallo a dondolo con ruote ed effetti sonori, <em>ndr<\/em>) \u2013 forse perch\u00e9 per lui erano simbolo del perenne movimento che deve caratterizzare un imprenditore e che aveva senza dubbio contrassegnato la sua storia\u201d.<\/p><p>Storia che inizia nel 1920 quando Pietro nasce in una modesta famiglia di Monte Olimpino, nei pressi di Como, al confine con la Svizzera. Il padre Enrico \u00e8 un impiegato delle ferrovie svizzere, la madre, Filomena detta Mina, coltiva nel cortile di casa crisantemi che poi vende all\u2019ingresso del cimitero del paese e poi ci sono le due sorelle maggiori, Jolanda e Angela, che saranno per Pietro un solido e affettuoso punto di riferimento alla scomparsa della madre. S\u00ec perch\u00e9 nel 1927, quando Pietro ha solo 7 anni, Mina si ammala di broncopolmonite (di penicillina allora nemmeno a parlarne) e muore: ci sar\u00e0 poi una matrigna, ma i tre orfani avranno imparato nel frattempo a bastare a se stessi. Il \u201cmoto perpetuo\u201d di Pietro si manifesta molto presto: dopo un inizio, durato non pi\u00f9 di un mese, alle Ferrovie svizzere \u2013 appena diplomato si era lasciato convincere dal padre, desideroso per lui di un impiego sicuro \u2013 si licenzia e nel 1937 trova un nuovo lavoro presso una ditta tedesca, la Diefenbach, che produce termometri, aghi e siringhe. Ma anche qui non resta a lungo, il suo sogno \u00e8 di mettersi in proprio e dopo la parentesi della guerra, nel 1946, il dado \u00e8 tratto e Artsana nasce in un piccolo locale in piazza Matteotti a Como. Il catalogo merceologico \u00e8 quello che Pietro ha imparato a conoscere bene negli anni alla Diefenbach, ma con l\u2019apporto di piccole ma geniali migliorie. Per esempio l\u2019idea di vendere gli aghi in confezioni da dodici e non pi\u00f9 singolarmente oppure, uovo di Colombo, la chiusura dei sacchetti di cotone idrofilo con un cordino a doppio anello in modo da poter aprire e chiudere la confezione salvaguardando al massimo l\u2019igiene. Sar\u00e0 l\u2019inizio di un\u2019avventura imprenditoriale che, proprio come il suo proprietario, non si fermer\u00e0 pi\u00f9 e che seguir\u00e0 negli anni una linea costante: all\u2019inizio distribuire prodotti realizzati da terzi lavorando sul packaging e la distribuzione per poi passare a produrli in prima persona. Nel 1958 una svolta importante: nasce il figlio Enrico, Chicco per i famigliari, e Pietro nella sua nuovissima esperienza di padre si rende conto di come il mercato sia carente di prodotti destinati alla puericultura, che aiutino le madri nella cura quotidiana dei bambini. Si racconta che la prima spinta verso la decisione di entrare in questo mondo sia stata una notte trascorsa insonne nel tentativo di calmare un piccolissimo e urlante Enrico: mentre va avanti e indietro nella stanza, Pietro comincia a delineare nella mente la sua prossima creatura, la Chicco, che vedr\u00e0 la luce solo pochi mesi dopo e che rapidamente diventer\u00e0 il brand di riferimento per le mamme d\u2019Italia con prodotti conosciuti in tutte le famiglie: la casina delle api da appendere sopra la culla dei beb\u00e8, le tutine Giocadormi rivoluzionarie nel proporre un unico indumento per il giorno e la notte, i passeggini leggeri e pieghevoli. Sarebbe troppo lungo enumerare tutte le tappe di un inarrestabile successo che vede oggi il Gruppo, che dal 2016 \u00e8 partecipato al 40% dalla famiglia Catelli e al 60% da Investindustrial, una societ\u00e0 di investimento indipendente leader in Europa, essere distribuito in pi\u00f9 di 120 Paesi del mondo. L\u2019headquarter \u00e8 ancora a Grandate, dove si trova anche il Chicco Village che comprende il Villaggio dei Bambini cio\u00e8 l\u2019asilo nido aziendale (declinazione della vocazione educativa dell\u2019azienda), il Museo del Cavallo Giocattolo (la declinazione culturale), il grande store con annesso parco giochi e il Giardino delle Meraviglie, un ampio spazio verde con panchine, una piazza e un\u2019area per spettacoli.<\/p><p>Custode del Giardino delle Meraviglie, che si estende tra lo store e il museo, \u00e8 un gigantesco cavallo a dondolo (il pi\u00f9 grande d\u2019Europa) alto cinque metri e lungo pi\u00f9 di sette, realizzato nel 2002 per il film <em>Pinocchio<\/em> di Benigni dove dominava il Paese dei balocchi. Si chiama <strong>Roberto<\/strong> e introduce a una particolarit\u00e0 dei cavalli conservati nel museo: hanno tutti un nome proprio. \u00c8 stato cos\u00ec fin dall\u2019inizio (la collezione apparteneva a un privato che la vendette a Catelli) e la tradizione continua per qualunque esemplare ne entri a far parte per acquisizione (ormai un evento raro) oppure regalia. E dietro ogni nome c\u2019\u00e8 una storia: \u00e8 il caso di Paolo Natalino, chiamato cos\u00ec perch\u00e9 al donatore (Paolo) era consentito di giocarci solo il giorno di Natale. Passata la festivit\u00e0, il giocattolo, che \u00e8 in latta serigrafata e forse per i tempi delicato e costoso, veniva riposto in un armadio fino all\u2019anno successivo. O come Zaccheo, regalato da una signora della buona borghesia romana che era venuta a conoscenza del Museo ascoltando una trasmissione radiofonica e che si era ricordata dello scalpitante cavallino con tanto di calesse agganciato con cui giocava da bambina. O ancora come <strong>Edoardo<\/strong> (nostro primo pezzo iconico), che nel logo del Museo dondola sul globo terrestre a rimarcare che questo \u00e8 l\u2019unico museo al mondo dedicato al cavallo giocattolo: \u00e8 un esemplare antico risalente ai primi del Novecento, in legno massello scolpito e dipinto a mano, che proviene dalla Val Gardena ed \u00e8 alta espressione di una cultura locale e della sua perizia artigianale. La gualdrappa che lo adorna riproduce un motivo floreale a vivaci colori, un cromatismo acceso che \u00e8 consuetudine per i giocattoli in legno di questa zona come di tutti i Paesi nordici: per esempio Romeo, Gioia e altri tre loro \u201ccolleghi\u201d \u2013 molto pi\u00f9 recenti perch\u00e9 del XX secolo \u2013 di origine svedese, splendono nella vetrina con il loro mantello rosso fuoco a decori in blu, verde e giallo.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-07447f8 e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"07447f8\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-099671c elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"099671c\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/LogoMuseo.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6Mzk1NzMsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDIzXC8wNlwvTG9nb011c2VvLmpwZyJ9\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"800\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/LogoMuseo.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-39573\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/LogoMuseo.jpg 1080w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/LogoMuseo-500x500.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/LogoMuseo-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/LogoMuseo-768x768.jpg 768w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/LogoMuseo-480x480.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">Il logo del Museo con Edoardo dondolante sul globo terrestre.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-9036d42 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"9036d42\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Edoardo non \u00e8 certo l\u2019unico esemplare antico della collezione, anzi. Di secoli sulle spalle ne ha pi\u00f9 di due <strong>Andrew<\/strong> (nostro secondo pezzo iconico), cavallo a dondolo americano del 1790, consunto \u2013 ha perso, chiss\u00e0 quando, criniera e orecchie \u2013 ma dall\u2019espressione quanto mai realistica e vivace, e un secolo e mezzo ci separano da quando un bambino trainava Aureliano, dal corpo in legno e cartapesta rivestito di tela dipinta, che con i suoi occhi in vetro guarda il mondo con solenne gravit\u00e0. Senza dimenticare <strong>Fortunato<\/strong> (nostro terzo pezzo iconico) il cui nome richiama il futurista Depero operante negli stessi anni, gli inizi del Novecento: stilizzato, con un\u2019espressione per nulla mansueta, rappresenta bene i nervosi dettami artistici di quel momento storico, mentre la quasi coeva (anni Venti) Marina sembra invece richiamare nelle sue forme sinuose le lezioni del Liberty. N\u00e9 potremmo dimenticarci di Napoleone III, francese di met\u00e0 Ottocento, con corpo in legno (ornato di un\u2019elegante passamaneria) e testa in metallo, ma con la straordinaria particolarit\u00e0 di essere montato su un vero triciclo con tanto di pedali e catena di bicicletta.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-fca5d2a e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"fca5d2a\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-2ec9fee e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"2ec9fee\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-3c919fd elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"3c919fd\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/ANDREW-Museo-Cavallo-Giocattolo.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6Mzk1NDAsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDIzXC8wNlwvQU5EUkVXLU11c2VvLUNhdmFsbG8tR2lvY2F0dG9sby5qcGcifQ%3D%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"532\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/ANDREW-Museo-Cavallo-Giocattolo-2000x1331.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-39540\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/ANDREW-Museo-Cavallo-Giocattolo-2000x1331.jpg 2000w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/ANDREW-Museo-Cavallo-Giocattolo-500x333.jpg 500w, 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giocattolo \u00e8 estremamente variegato e comprende tante tipologie, tutte presenti nel museo con esemplari anche di grande pregio. Ci sono i cavalli a dondolo, ma anche quelli a traino, muniti cio\u00e8 di rotelle che permettono di trascinarli con una cordicella. Abbiamo gi\u00e0 citato Aureliano, ma fa bella mostra di s\u00e9 anche il pi\u00f9 recente Tirvo, dalla sciccosissima sella in pelle di serpente, dono personale di Guido Berlucchi (fondatore dell\u2019omonima azienda vinicola) che nella lettera di accompagnamento scrisse: \u201cmia nonna mi fece costruire questo cavallo nero quando avevo 5 anni e lo aveva voluto uguale al cavallo che trainava la sua carrozza\u201d. Alcuni dei cavalli a rotelle si potevano anche cavalcare: \u00e8 il caso di Orio, realizzato in Italia tra gli anni Venti e Trenta, con la sua seduta in legno a misura di bambino che avrebbe potuto avanzare spingendosi con le gambe. Particolare curioso: il corpo \u00e8 stato dipinto con un effetto spugnato che riproduce in modo sorprendentemente realistico il pelo riccio di alcune razze equine come i bashkir americani.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-5e77f90 e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"5e77f90\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-273b7cb elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"273b7cb\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/ORIO-Museo-Cavallo-Giocattolo.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6Mzk1NDcsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDIzXC8wNlwvT1JJTy1NdXNlby1DYXZhbGxvLUdpb2NhdHRvbG8uanBnIn0%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"532\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/ORIO-Museo-Cavallo-Giocattolo-2000x1331.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-39547\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/ORIO-Museo-Cavallo-Giocattolo-2000x1331.jpg 2000w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/ORIO-Museo-Cavallo-Giocattolo-500x333.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/ORIO-Museo-Cavallo-Giocattolo-768x511.jpg 768w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/ORIO-Museo-Cavallo-Giocattolo-1536x1022.jpg 1536w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/ORIO-Museo-Cavallo-Giocattolo.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">Orio, dal manto ricciuto.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-a079b60 elementor-widget__width-initial elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"a079b60\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Anche dei cavalli triciclo abbiamo fatto gi\u00e0 conoscenza, ma non si pu\u00f2 tralasciare di menzionare Medea che era uno dei pezzi preferiti di Catelli: datata tra il 1920 e il 1930, in legno dipinto (il musetto \u00e8 graziosissimo con occhioni che sembrano bistrati), a met\u00e0 strada tra un triciclo e una biga, consentiva al bambino di stare bello comodo spostandosi grazie a un sistema ingegnoso a pedali.<br \/>Sulla possibilit\u00e0 di movimento si concentrarono molti dei produttori di cavalli giocattolo, in Italia, ma soprattutto in Inghilterra (celeberrima la serie Mobo della ditta D. SEBEL &amp; CO. il cui successo stratosferico le consent\u00ec di restare in produzione dagli anni Quaranta fino al 1971) e in Germania, e le loro creazioni costituiscono un\u2019altra tipologia importante: i cavalli a pressione. Senza addentrarsi troppo nel tecnico, possiamo dire che simulavano il trotto di un cavallo grazie a un sistema di molle collegato alla sella su cui il \u201ccavaliere\u201d esercitava una pressione con il suo peso. Nel museo ci sono alcuni bei pezzi, il cui \u201ccapostipite\u201d \u00e8 Rotilio, degli anni Venti, dalla linea slanciata e quasi aerodinamica cui fa da contraltare Max che invece del cavallo ha solo il profilo, in un processo di sottrazione di dettagli che alla fine lo trasforma in un\u2019idea di cavallo straordinariamente contemporanea. Questo esemplare americano degli anni Quaranta presentava un movimento molto originale perch\u00e9 la pressione esercitata dal \u201ccavaliere\u201d sulla sella si trasmetteva alle ruote attraverso balestre da camion, una modalit\u00e0 che ai tempi dovette risultare davvero insolita visto che di questo giocattolo si arriv\u00f2 perfino a scrivere su una rivista di divulgazione scientifica dell\u2019epoca.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-b156b8b e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"b156b8b\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-4e23f7b e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"4e23f7b\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-58bcab4 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"58bcab4\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/MAX-Museo-Cavallo-Giocattolo.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6Mzk1NTQsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDIzXC8wNlwvTUFYLU11c2VvLUNhdmFsbG8tR2lvY2F0dG9sby5qcGcifQ%3D%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"532\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/MAX-Museo-Cavallo-Giocattolo-2000x1331.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-39554\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/MAX-Museo-Cavallo-Giocattolo-2000x1331.jpg 2000w, 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elementor-element-de53f68 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"de53f68\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/MEDEA-Museo-Cavallo-Giocattolo-scaled.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6Mzk1NTIsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDIzXC8wNlwvTUVERUEtTXVzZW8tQ2F2YWxsby1HaW9jYXR0b2xvLXNjYWxlZC5qcGcifQ%3D%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"532\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/MEDEA-Museo-Cavallo-Giocattolo-2000x1331.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-39552\" alt=\"\" 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elementor-widget-text-editor\" data-id=\"461751e\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Ma le chicche del Museo sono, almeno ai nostri occhi sempre in cerca di curiosit\u00e0, le sedie a cavallo e i cavalli da giostra. Le prime sono sostanzialmente delle sedute, spesso a dondolo, con testa di cavallo destinate ai piccolissimi. \u00c8 questo il caso di Carlino da Lodi che con le sue orecchie appuntite ben avvolte da uno strato di gommapiuma testimonia l\u2019attenzione dei genitori per la piccola di casa, forse timorosi che potesse ferirsi urtandole accidentalmente, e le due sedie da parrucchiere Salvatore e Amato che avranno confortato pi\u00f9 di un bambino durante l\u2019odioso rituale del taglio dei capelli. Anzi, secondo uno dei tanti aneddoti del museo, una signora con due bambini sarebbe un giorno venuta al museo appositamente per \u201creincontrare\u201d proprio Salvatore che si trovava nel negozio dove lavorava il padre. N\u00e9 vogliamo ignorare i Gemelli Jackson, due sagome piatte a forma di cavallo unite da una seduta che poteva essere sollevata per poi ripiegare ingegnosamente i due cavalli, certamente per poter trasportare pi\u00f9 agevolmente il giocattolo. Dal canto loro, i cavalli da giostra sono ben rappresentati con parecchi esemplari alcuni dei quali davvero capolavori nel loro genere. \u00c8 il caso di Tatzuo, cavallo cinese di una giostra ambulante della prima met\u00e0 del Novecento e l\u2019ottocentesco Valdo, opera dello scultore Frederich Hien il cui laboratorio era celebre in tutta la Germania per la bellezza dei pezzi l\u00ec realizzati. Certamente meno blasonati, ma di grande impatto visivo sono due cavalli (beh, in realt\u00e0 uno \u00e8 un unicorno\u2026) usciti dalla scenografia di un allestimento di <em>Cos\u00ec fan tutte<\/em> a opera del Teatro Sociale di Como, vera istituzione culturale della citt\u00e0 che affianca il Museo in tante iniziative destinate ai bambini e ai loro genitori.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-89da16c e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"89da16c\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-5d356ef elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"5d356ef\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Gemelli-Jackson.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6Mzk1NTYsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDIzXC8wNlwvR2VtZWxsaS1KYWNrc29uLmpwZyJ9\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"532\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Gemelli-Jackson-2000x1331.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-39556\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Gemelli-Jackson-2000x1331.jpg 2000w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Gemelli-Jackson-500x333.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Gemelli-Jackson-768x511.jpg 768w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Gemelli-Jackson-1536x1022.jpg 1536w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Gemelli-Jackson.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">I Gemelli Jackson, ripiegabili.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-9d35284 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"9d35284\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Come abbiamo gi\u00e0 visto, sono moltissimi i Paesi di origine dei pezzi esposti. \u201cIl fatto \u00e8 \u2013 sottolinea Berera \u2013 che il cavallo giocattolo \u00e8 un fenomeno mondiale che dal Giappone alla Russia, dall\u2019Africa alla Svezia, accompagna l\u2019infanzia, anzi si pu\u00f2 dire che ogni cultura individui nel cavallo un compagno di giochi dei bambini\u201d. In effetti dalle vetrine ci osservano alcuni cavalli, splendidamente bardati, dall\u2019India, il giapponese Mikao del 1910 che con i suoi preziosi finimenti riproduce i cavalli dell\u2019imperatore del Sol Levante, una marionetta birmana dai decori scintillanti, due cavallini in cuoio utilizzati negli anni Cinquanta in Cina nel teatro delle ombre e altri esemplari pi\u00f9 o meno esotici. E alla domanda se questa affermazione continui a valere anche nell\u2019oggi supertecnologico, Berera risponde portandoci a una vetrina dove spicca un pezzo scolpito con pochi tratti essenziali che delineano pi\u00f9 che un cavallo una forma cavalcabile. Si chiama Giulia, \u00e8 stato disegnato da Paolo Pininfarina e realizzato in legno di cedro da Riva 1920, celebre firma dell\u2019arredamento in legno. Accanto un H-horse di Nendo per Kartell in metacrilato trasparente \u00e8 ulteriore testimonianza del fatto che i toy designer non si stancano di rivisitare questo oggetto senza tempo.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-f22168a e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"f22168a\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-1b12cbe elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"1b12cbe\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Mikao.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6Mzk1NjEsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDIzXC8wNlwvTWlrYW8uanBnIn0%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"512\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Mikao-2000x1281.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-39561\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Mikao-2000x1281.jpg 2000w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Mikao-500x320.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Mikao-768x492.jpg 768w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Mikao-1536x984.jpg 1536w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Mikao.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">Mikao, cavallino giapponese degli inizi del Novecento.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-a62b38f elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"a62b38f\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Proprio quando sembrerebbe che la visita sia terminata, una sorpresa: una collezione nella collezione. Nel 2006, infatti, Pietro Catelli decide di fare un altro prezioso regalo al \u201csuo\u201d museo: 41 giocattoli di latta prodotti tra il 1880 e il 1940, dalla storica Lehmann, una delle pi\u00f9 famose fabbriche europee di giocattoli (ancor oggi esistente, ma operante negli USA e concentrata esclusivamente sul mondo dei trenini elettrici). I personaggi riproducono il mondo degli adulti con mestieri e scorci di realt\u00e0 quotidiani spesso interpretati con una vena di umorismo: bellissima \u00e8 la scenetta con il fornaio sporco di farina e lo spazzacamino coperto di fuliggine che se le danno di santa ragione. Ma dal punto di vista sociologico sono una testimonianza interessante delle manie, delle mode, dei sogni esotici (spesso anche imperialistici) dell\u2019epoca: un inverosimile carretto della posta con conducente nero e traino\u2026 a struzzo, Coco bambino indigeno con tanto di turbante in procinto di arrampicarsi su una palma da cocco, un <em>rickshaw<\/em> (risci\u00f2 in italiano) dove una geisha compostamente assisa sembra ignorare il mondo che le sfila accanto, ma anche Miss Blondin (versione femminile del celebre funambolo Charles Blondin che attravers\u00f2 per primo le cascate del Niagara camminando per oltre 300 metri su una corda tesa) in grado di avanzare su un filo sospeso, Skirolf che testimonia l\u2019interesse per lo sci come sport agli inizi del Novecento, il cowboy che con il suo cavallo riproduce esattamente l\u2019esibizione di Buffalo Bill in occasione della tourn\u00e9e in Europa del suo circo. Tutti sono in grado di muoversi grazie a meccanismi a molla, perfettamente funzionanti anche oggi pur confinati come sono, per la loro rarit\u00e0 e delicatezza, in due grandi vetrine, lontani dalle manine \u201crapaci\u201d dei bambini.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-42c4a03 e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"42c4a03\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-130a551 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"130a551\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/21.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6Mzk1NjUsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDIzXC8wNlwvMjEuanBnIn0%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"534\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/21.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-39565\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/21.jpg 1920w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/21-500x334.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/21-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/21-1536x1025.jpg 1536w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">Una delle miniature della collezione Lehmann, parte integrante del Museo (&copy; Zanta).\n\n<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-a027874 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"a027874\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>\u201cGuardare e non toccare\u201d sembrerebbe la parola d\u2019ordine in questo museo, ma nella realt\u00e0 non \u00e8 proprio cos\u00ec. Perch\u00e9 se \u00e8 vero che i pezzi da collezione sono rigorosamente off-limits, c\u2019\u00e8 per\u00f2 la possibilit\u00e0 per i pi\u00f9 piccoli di scatenarsi nei laboratori annessi al museo dove ogni sabato pomeriggio i bambini dai 3 agli 8 anni vengono ingaggiati nella realizzazione di cavalli giocattolo nei materiali pi\u00f9 vari, dal polistirolo al cartone alla stoffa, attivit\u00e0 che vengono riproposte anche per le scuole. La vitalit\u00e0 del museo viene alimentata da ulteriori iniziative, spesso in affiancamento con realt\u00e0 locali come il Conservatorio Giuseppe Verdi, il gi\u00e0 citato Teatro Sociale di Como, la Fondazione Ratti. L\u2019attenzione per la cultura \u00e8 un aspetto che Berera ama rimarcare: \u201cil museo del cavallo giocattolo \u00e8 spesso il primo museo che i bambini visitano, si potrebbe dire che \u00e8 la prima porta che varcano verso il mondo della cultura\u201d. Segno di un ascolto diligente dell\u2019universo dell\u2019infanzia \u201cche \u00e8 il cuore valoriale dell\u2019azienda, il suo DNA, e nello stesso tempo \u00e8 incarnazione della sua capacit\u00e0 propositiva e poi costruttiva nei confronti del territorio\u201d. Anche per questo motivo l\u2019ingresso \u00e8 gratuito.<\/p><p>Da questo luogo magico si esce con un solo rimpianto: quello di non riuscire pi\u00f9 a vivere con pienezza innocente l\u2019incantamento, lo stupore che tutti i bambini provano quando si trovano qui. L\u2019et\u00e0 adulta ha i suoi prezzi e uno \u00e8 la preclusione dal Paese dei balocchi. Salutiamo Roberto con deferenza: non \u00e8 il custode di un luogo, adesso lo capiamo, ma di un sogno.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutto \u00e8 cominciato da Tornese. Se non sapete chi era, non sentitevi in imbarazzo. 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