{"id":40323,"date":"2023-09-04T10:00:09","date_gmt":"2023-09-04T08:00:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.studiochiesa.it\/?p=40323"},"modified":"2023-09-04T11:06:49","modified_gmt":"2023-09-04T09:06:49","slug":"tre-pezzi-iconici-me-bo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studiochiesa.it\/en\/tre-pezzi-iconici-me-bo\/","title":{"rendered":"Tre Pezzi Iconici: #ME\\BO"},"content":{"rendered":"<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"40323\" class=\"elementor elementor-40323\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-64ca314a elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"64ca314a\" data-element_type=\"section\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-6cf81d5b\" data-id=\"6cf81d5b\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-7bc0af00 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"7bc0af00\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Ci sono tre motivi che rendono la visita al Me\\Bo, il museo Menabrea Botalla, di Biella un\u2019esperienza singolare e inaspettata. Il primo \u00e8 che rappresenta l\u2019apice di una <strong>collaborazione ormai ventennale, quella tra il birrificio Menabrea, il pi\u00f9 antico del nostro Paese essendo stato fondato nel 1846, e il caseificio Botalla, pi\u00f9 giovane <\/strong>e non di poco \u2013 pi\u00f9 o meno un centinaio d\u2019anni \u2013, che si potrebbe considerare quasi un format da proporre nelle <em>business school<\/em>: una sinergia operativa tra due aziende fortemente legate allo stesso territorio, quello biellese, che ha portato non solo alla creazione del primo formaggio italiano alla birra dall\u2019ironico nome di \u201cSbirro\u201d, ma anche alla scelta di partecipare sempre in tandem a eventi e manifestazioni fieristiche legati al food nonch\u00e9 all\u2019idea di unire il racconto della storia delle due realt\u00e0 aziendali in un unico museo d\u2019impresa, appunto il Me\\Bo. Franco Thedy, amministratore delegato di Menabrea, \u00e8 assertore convinto della validit\u00e0 di questa visione imprenditoriale: \u201coggi siamo conosciuti nel mondo agroalimentare come un\u2019entit\u00e0 unica, un segnale forte per il territorio biellese che dimostra come con un\u2019intelligente collaborazione si possano ottenere risultati migliori rispetto alle strategie imprenditoriali individuali\u201d. Certamente ha aiutato il solido presupposto di una vera amicizia tra lui e Andrea Bonino, CEO di Botalla, cos\u00ec come la chiara assunzione che \u201cnessuno guarda il portafoglio dell\u2019altro\u201d, sta di fatto che questo connubio rappresenta nel suo pensiero solo una tappa nella realizzazione di un network di imprese locali che, ognuna a suo modo e con la propria identit\u00e0, possono raccontare la storia di un territorio \u201cdi grandi lavoratori, di appassionati del proprio mestiere e dei propri prodotti\u201d. Per esempio, pochi sanno che proprio qui, in piena Seconda Guerra Mondiale nel 1944-1945, venne siglato un accordo tra imprenditori, operai e partigiani, il cosiddetto \u201cPatto della Montagna\u201d volto a migliorare le condizioni di lavoro nelle industrie tessili del Biellese e che stabiliva, tra l\u2019altro, la parit\u00e0 retributiva tra uomo e donna, un\u2019anticipazione delle conquiste successive a livello nazionale che ancora oggi fanno fatica a essere applicate. Senza contare che molti imprenditori locali pi\u00f9 di una volta si opposero alle squadracce fasciste che, dopo gli scioperi del\u201943, avrebbero voluto entrare nelle fabbriche per \u201cdare una lezione\u201d agli operai e aiutarono economicamente le famiglie degli arrestati. L\u2019accordo, che era segreto, di fatto svincolava la contrattazione tra industriali e operai dalla mediazione corporativista con il sindacato fascista e apriva gi\u00e0 la strada alla ricostruzione della societ\u00e0 su basi democratiche, ponendo su un livello paritetico di negoziazione i due contraenti. Un pezzo di Storia, quella con l\u2019iniziale maiuscola, da valorizzare e da porre tra gli esempi dell\u2019indipendenza di pensiero, della fierezza e del coraggio di una terra ricca di valori con la ritrosia a comunicarli tipica delle comunit\u00e0 montane.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-3c7215e elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"3c7215e\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><strong>Che Menabrea e Botalla si considerino quasi un\u2019entit\u00e0 unica<\/strong> lo si capisce gi\u00e0 a partire dal logo del museo con le due sillabe Me e Bo separate da uno slash ma con la e e la B che si toccano: il primo dettaglio \u00e8 la rappresentazione grafica della via di Biella, Ramella Germanin, dove le due aziende si trovano, dirimpettaie, da sempre visto che nessuna delle due si \u00e8 mai allontanata dal suo luogo di origine, il secondo evoca l\u2019amicizia che le lega, ulteriormente corroborata dal fatto \u2013 ci viene raccontato da Lisa Giardino, responsabile del Me\\Bo \u2013 che in passato le cantine sotterranee di Menabrea e Botalla pare fossero comunicanti, una sorta di predestinazione architettonica a una collaborazione futura pi\u00f9 che stretta. Il museo \u00e8 nato per gradi, dapprima, nel 1996, come piccolo spazio interno a Menabrea dedicato pi\u00f9 che altro ai clienti e allestito con vecchi macchinari del birrificio che una volta dismessi erano stati relegati in qualche soffitta e l\u00ec abbandonati (\u201cda bravi biellesi, non buttiamo via niente\u201d ride Lisa), ampliato poi nel 2016 con la decisione di acquisire un locale adiacente all\u2019azienda per fondare Casa Menabrea, incentrata sulla birra e sul processo di birrificazione in una sequenza di racconto che partendo dalle materie prime arrivava fino alla fase di imbottigliamento. Nel frattempo erano nati la collaborazione con Botalla e il progetto dello Sbirro, il formaggio aromatizzato alla birra ambrata e avviato alla stagionatura avvolto negli scarti di lavorazione della bevanda, la cosiddetta \u201ctrebbia\u201d, e da l\u00ec alla decisione di cambiare ancora una volta faccia al museo unendo le storie delle due imprese \u00e8 stata questione solo di un passo.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-a31264b e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"a31264b\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-7bafd71 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"7bafd71\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/MEBO_SOCIAL-28.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6NDAzMzYsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDIzXC8wOFwvTUVCT19TT0NJQUwtMjguanBnIn0%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"533\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/MEBO_SOCIAL-28.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-40336\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/MEBO_SOCIAL-28.jpg 1080w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/MEBO_SOCIAL-28-500x333.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/MEBO_SOCIAL-28-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">L\u2019ingresso a Casa Menabrea, una delle due sezioni del Me\\Bo.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-2b94c79 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"2b94c79\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><strong>Oggi la struttura, inaugurata nel 2019, si articola su due livelli, dei quali l\u2019inferiore \u00e8 dedicato alla birra e a Menabrea, il superiore a Botalla e alla sua produzione casearia<\/strong>. Ma c\u2019\u00e8 di pi\u00f9. Dall\u2019altro lato della strada si apre <strong>Me\\Bo Experience<\/strong>, una doppia area polivalente che pu\u00f2 essere utilizzata anche da realt\u00e0 terze o da partner per convegni o per la didattica. La sua vera anima per\u00f2 \u00e8 proprio quella che si estrinseca nel nome, un luogo dove far sperimentare l\u2019accostamento tra birra e formaggio e insegnare i segreti della degustazione di una bevanda che ha un\u2019antichit\u00e0 e una dignit\u00e0 pari a quelle del vino, ancora per\u00f2 non del tutto riconosciute (\u201cPeccato \u2013 si rammarica Thedy \u2013 che ancora oggi qualsiasi ristorante abbia la sua vetrinetta con le bottiglie di vino disposte ordinatamente alla giusta temperatura, mentre le bottiglie di birra vengono spesso ammucchiate dove capita, magari vicino al motore del condizionatore d\u2019aria\u201d).<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-d031146 e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"d031146\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-14edb91 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"14edb91\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/MEBOMU003R099.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6NDAzMzgsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDIzXC8wOFwvTUVCT01VMDAzUjA5OS5qcGcifQ%3D%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"533\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/MEBOMU003R099.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-40338\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/MEBOMU003R099.jpg 1080w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/MEBOMU003R099-500x333.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/MEBOMU003R099-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">Una delle due sale della Me\\Bo Experience, spazio dedicato alla degustazione.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-1b032bd elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"1b032bd\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Il futuro ha il sapore dell\u2019ambizione: \u00e8 in fase di ristrutturazione un nuovo spazio destinato a ospitare innanzitutto <strong>l\u2019archivio storico di Menabrea<\/strong>, 45 metri lineari di documenti relativi per lo pi\u00f9 alla famiglia che verranno resi fruibili ai visitatori attraverso un processo di digitalizzazione, e in seconda battuta una ricca <strong>biblioteca <\/strong>con libri dal 1500 a oggi incentrata sull\u2019agrifood: \u201cstiamo raccogliendo in modo compulsivo da ogni dove \u2013 dice Thedy \u2013 materiali che noi intendiamo custodire, restaurare, manutenere, dandogli il giusto rilievo e cos\u00ec facendo valorizzare anche le persone che ce li hanno dati in uso e le loro passioni\u201d. Ci sar\u00e0 anche la <strong>Meboteca<\/strong>, un\u2019area espositiva di quadri, bicchieri, specchi, sempre tutti connessi con il mondo della birra (s\u00ec, non vi stupite, gli specchi nella loro versione pubblicitaria sono tutt\u2019altro che rari, anzi sono sempre stati un elemento di arredo dei pub e dei locali di mescita della birra). Insomma, l\u2019intenzione \u00e8 quella di fare del Me\\Bo \u201cun centro di eccellenza vocato alla divulgazione della cultura birraria\u201d, un progetto che per la sua natura non avr\u00e0 mai un punto di arrivo e d\u2019altronde un museo d\u2019impresa non va forse tenuto vivo con sempre nuove iniziative? L\u2019orgoglio risuona nella voce di Thedy quando sottolinea che tutto quello che \u00e8 stato fatto e che si far\u00e0 si \u00e8 basato solo sulle sue forze e su quelle dei partner pi\u00f9 stretti. \u201cNessuno ci ha dato nulla\u201d dice e nel frattempo snocciola le cifre: l\u2019anno scorso i visitatori sono stati 3000, un numero di tutto rispetto anche a paragone di musei d\u2019impresa molto pi\u00f9 grandi e famosi, e oggi il Me\\Bo \u00e8 una delle attrazioni del Biellese, muovendo cos\u00ec positivamente anche l\u2019indotto, ulteriore riprova che la cultura d\u2019impresa pu\u00f2 essere motore di turismo laddove magari scarseggiano chiese e castelli \u2013 cosa che, almeno per quanto riguarda le prime, qui non vale visto che siamo a due passi dal celebre santuario di Oropa, con cui il birrificio ha un legame sacrale molto forte (nello stabilimento si incontra un po\u2019 ovunque l\u2019immagine della Madonna nera).<\/p><p>L\u2019area del museo incentrata su Menabrea ha un\u2019impronta chiaramente didattica \u2013 con la spiegazione passo dopo passo, e sala dopo sala, di come si produce la birra \u2013 impreziosita dai \u201creperti storici\u201d, cio\u00e8 dai macchinari della fabbrica di ieri, recuperati e restaurati. Anzi, \u201cil Me\\Bo \u2013 dice Lisa Giardino \u2013 \u00e8 il museo in Europa con il maggior numero di utensili originali\u201d. Alcuni tra questi sono stati in uso fino a tempi recentissimi come la bella <strong>calotta in rame (il nostro primo pezzo iconico) che era il coperchio della grande caldaia<\/strong> in cui veniva lavorato il cosiddetto mosto: una sorta di birra grezza, precedente alla fermentazione, che si genera dal riscaldamento di una miscela di acqua e malto e che successivamente viene bollita per poi essere filtrata (e sono proprio i residui solidi che ne derivano a essere destinati ad avvolgere le forme dello Sbirro). Per Lisa questo oggetto, oltre ad avere un\u2019indubbia valenza estetica, \u00e8 il simbolo della valorizzazione della corporate heritage dell\u2019azienda e della consapevolezza della sua importanza per l\u2019oggi.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-5547466 e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"5547466\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-f35ef40 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"f35ef40\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/IMG_0672.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6NDAzMzIsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDIzXC8wOFwvSU1HXzA2NzIuanBnIn0%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" width=\"794\" height=\"1079\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/IMG_0672.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-40332\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/IMG_0672.jpg 794w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/IMG_0672-368x500.jpg 368w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/IMG_0672-768x1044.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 794px) 100vw, 794px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">La calotta di rame della vecchia caldaia del birrificio.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-f1d55af elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"f1d55af\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Un\u2019altra macchina interessante \u00e8 l\u2019imbottigliatrice utilizzata in Menabrea fino ai primi del Novecento: a quel tempo un operaio svelto riusciva a imbottigliare fino a 170 bottiglie all\u2019ora (l\u2019automatizzazione odierna fa raggiungere il numero stupefacente di 15.000 bottiglie all\u2019ora). Le bottiglie non avevano etichetta, ma il nome del produttore semplicemente in rilievo sul vetro. Erano anche quasi sempre a rendere perch\u00e9 dopo l\u2019utilizzo venivano recuperate e lavate, una pratica oggi non pi\u00f9 disponibile a Biella (una bella foto in esposizione mostra la sala lavaggio in Menabrea alla fine dell\u2019Ottocento).<br \/>Dicevamo che tutti gli attrezzi e i macchinari esposti sono di propriet\u00e0 del birrificio. In realt\u00e0 c\u2019\u00e8 un\u2019eccezione: una curiosa macchina, di produzione austriaca, appartenente al Ministero delle Finanze. Utilizzata fino agli anni Settanta, serviva per calcolare il potenziale grado alcolico della birra prodotta, sulla base del suo contenuto zuccherino, per determinare l\u2019entit\u00e0 della tassazione dovuta allo Stato.<\/p><p>L\u2019ultima sala racconta il passato di Menabrea \u2013 qui si trova <strong>il secondo pezzo iconico del museo, il grande albero genealogico che inquadra tutti i protagonisti di questa straordinaria avventura imprenditoriale<\/strong> \u2013 e si ricollega al secondo motivo per cui la visita al Me\\Bo \u00e8 un\u2019esperienza preziosa: apre uno squarcio vivido della storia non solo del Biellese, ma anche di quella parte dell\u2019Italia nordoccidentale costituita da Valle d\u2019Aosta e Piemonte, collegandosi a una delle civilt\u00e0 alpine pi\u00f9 affascinanti: quella dei Walser. S\u00ec, perch\u00e9 <strong>tutti i personaggi che hanno avuto a che fare con il birrificio erano e sono Walser<\/strong>. E qui una piccola digressione \u00e8 di dovere.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-caeb98f e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"caeb98f\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-a6bd895 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"a6bd895\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/IMG_0667.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6NDAzMzAsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDIzXC8wOFwvSU1HXzA2NjcuanBnIn0%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"641\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/IMG_0667.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-40330\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/IMG_0667.jpg 1080w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/IMG_0667-500x401.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/IMG_0667-768x616.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">L\u2019albero genealogico della famiglia Menabrea.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-e3690a1 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"e3690a1\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Intorno al XII secolo in tutta le regioni del Nord Europa e del Nord America si registrarono temperature pi\u00f9 alte della norma: fu il cosiddetto <em>optimum<\/em> climatico medievale che determin\u00f2 l\u2019arretramento di tutti i ghiacci. Fu grazie a esso che i Vichinghi, per esempio, riuscirono a colonizzare la Groenlandia la cui stessa etimologia (<em>green land<\/em>, terra verde) dice molto su come appariva ai primi occhi europei. E fu sempre in seguito a questa anomalia climatica che molti passi alpini divennero praticabili. Cominci\u00f2 cos\u00ec una lenta migrazione verso sud di quelle genti di origine alemanna, i Walliser o Walser nella forma abbreviata del loro nome, che per l\u2019appunto occupavano la zona della Svizzera che oggi corrisponde grosso modo al Vallese. Non dobbiamo immaginare uno spostamento in massa, un\u2019orda inarrestabile, bens\u00ec un passaggio dall\u2019altra parte delle Alpi \u201calla spicciolata\u201d potremmo dire, per piccoli gruppi, magari di pi\u00f9 famiglie, certo con anziani, donne e bambini, in un viaggio che comunque restava pericoloso, denso di incognite e che forse nasceva dall\u2019urgenza di trovare nuove aree a pascolo che nelle terre di provenienza cominciavano a scarseggiare per il sovrappopolamento delle valli. La marcia si fermava in genere nel Canton Ticino e nei Grigioni in Svizzera, in Tirolo, in Austria, in Liechtenstein e da noi in Piemonte e Valle d\u2019Aosta e dove questo popolo coriaceo si stabiliva nascevano villaggi costituiti da quelle bellissime case in legno, gli <em>stadel<\/em>, che ancora oggi punteggiano le valli sotto il Monte Rosa e rappresentano il vanto di localit\u00e0 come Macugnaga e Alagna in Piemonte e le due Gressoney (La-Trinit\u00e9 e Saint-Jean) e Issime in Valle d\u2019Aosta. Qui si viveva di agricoltura e di allevamento, in comunit\u00e0 che salvaguardavano la propria integrit\u00e0 culturale e la propria identit\u00e0 mantenendo vivo il contatto con la madrepatria e scoraggiando per esempio il matrimonio con \u201cstranieri\u201d.<\/p><p>Ma ancora una volta il destino avrebbe rimescolato le carte: alla fase calda del clima, segu\u00ec un periodo di freddo inusuale, la \u201cPiccola era glaciale\u201d che sarebbe durata fino a met\u00e0 Ottocento e avrebbe chiuso a poco a poco nel ghiaccio tutti i valichi. I villaggi Walser non solo si ritrovarono bloccati gli accessi al Vallese e alla Francia ma l\u2019impossibilit\u00e0 di continuare a praticare le attivit\u00e0 su cui la loro economia fino a quel momento si era si fondata li port\u00f2 a privilegiare il commercio. I gressonari in particolare si specializzarono nei tessuti, spingendo i loro traffici fino alla Germania meridionale. E di stoffe si occupava, almeno dal 1500, la famiglia Menabreaz (in origine il cognome si ornava di una bella z finale) che a un certo punto della sua storia si era trasferita da Gressoney a Winthertur dove possedeva un negozio rinomato per la qualit\u00e0 delle merci. Di quello avrebbe potuto continuare a vivere, e a prosperare, se non fosse che a met\u00e0 circa dell\u2019Ottocento il capofamiglia di allora, Jean Joseph Fran\u00e7ois, si lasci\u00f2 convincere da un altro gressonaro, Anton Zimmermann, a voltare completamente pagina e mettersi in societ\u00e0 con lui che gi\u00e0 possedeva una birreria ad Aosta. Fu l\u2019inizio di un idillio, quello tra il walser e la bionda, intesa come bevanda, che non si sarebbe pi\u00f9 interrotto.<\/p><p>Nel frattempo, pi\u00f9 precisamente <strong>nel 1846, a Biella veniva aperta una birreria<\/strong> di cui proprietari erano un certo Welf, anche lui nativo di Gressoney e walser, e i fratelli Caraccio che invece erano \u201clocali\u201d e nella cittadina gestivano una caffetteria. La scelta di Biella per una produzione come quella birraria non era casuale: la birra \u00e8 composta dal 97% da acqua che in quel territorio \u00e8 ottima, con un residuo fisso bassissimo tanto che \u00e8 acclamata come la pi\u00f9 leggera d\u2019Europa. Avere a disposizione acqua buona \u00e8 gi\u00e0 un bel passo avanti per avere una buona birra.<br \/>Per\u00f2 gli ingredienti non sono tutto, ci vuole anche capacit\u00e0, il <em>know how<\/em> come lo si definirebbe oggi, e ben presto i tre neoimprenditori (che nel frattempo erano diventati due, i soli Caraccio, perch\u00e9 il terzo socio si era ritirato) si resero conto della mediocre qualit\u00e0 della loro produzione. Fu cos\u00ec che nacque in loro l\u2019idea, nel 1854, di chiamare a Biella ad aiutarli Menabrea e Zimmermann che faranno ben presto un salto di qualit\u00e0: gi\u00e0 lo stesso anno affittano la birreria e dopo una decina di anni la acquistano, per la cifra di circa 95.000 lire dell\u2019epoca.\u00a0<\/p><p>I piani di Giuseppe (nel frattempo l\u2019italiano \u00e8 diventato lingua ufficiale e cos\u00ec appare il nome del gressonaro sui contratti) hanno una direzione ben definita: dopo qualche anno rinuncia alla sua quota della birreria aostana e all\u2019uscita di Zimmermann da quella di Biella, <strong>nel 1872, fonda la \u201cFabbrica di Birra e Gazeuse G. Menabrea e Figli\u201d<\/strong> dove i figli, almeno quelli coinvolti, sono Carlo e un giovanissimo Alberto. Vi starete chiedendo che cosa c\u2019entra la <em>gazeuse<\/em> con la birra\u2026 Ai tempi di cui vi stiamo raccontando, la produzione di birra si fermava tra aprile (l\u2019ultima era appunto la <em>m\u00e4rzen<\/em> ambrata) e settembre (e la prima birra dell\u2019anno, pronta per ottobre, si festeggiava con l\u2019Octoberfest). Il motivo di quello che era un vero e proprio divieto di legge era legato essenzialmente al calore dei mesi estivi che in assenza di sistemi di refrigerazione comprometteva la fermentazione da parte dei lieviti e quindi la buona qualit\u00e0 del prodotto. I birrifici perci\u00f2 durante l\u2019estate dovevano dedicarsi ad altre bevande gassate.<\/p><p>Torniamo ai Menabrea. Dei due fratelli, Alberto purtroppo muore presto, nel 1880, seguito di l\u00ec a un anno dal padre. Carlo ormai \u00e8 solo a gestire il birrificio che va a gonfie vele, con la produzione concentrata su due prodotti, una <em>pilsner<\/em> chiara e una <em>m\u00fcnchner<\/em> scura, quest\u2019ultima apprezzata perfino da Quintino Sella, all\u2019epoca ministro delle finanze, che la loda pi\u00f9 volte pubblicamente e in una lettera a Carlo scrive che \u201cfa onore non solo alla sua fabbrica, ma anche a tutto il Biellese\u201d. A questi giudizi lusinghieri fa seguito, nel 1882, la nomina a Cavaliere dell\u2019Ordine della Corona d\u2019Italia, un riconoscimento prestigioso equiparabile all\u2019odierno Ordine del Merito del Lavoro. Ma come sapevano gli antichi, la felicit\u00e0 degli umani rende gli dei invidiosi: Carlo si ammala di tisi e a soli 39 anni lascer\u00e0 una giovane vedova, Eugenia Squindo, e tre figlie femmine, Albertina, Eugenia detta Genia e Maria, la maggiore delle quali ha solo dodici anni.<\/p><p>\u00c8 a questo punto della vicenda che entra il terzo motivo che rende la visita al Me\\Bo cos\u00ec interessante: <strong>diventa una faccenda di donne<\/strong>. Donne coraggiose e caparbie, che affrontano i momenti duri con un\u2019intelligenza acuta che la placidit\u00e0 della vita famigliare rendeva invece opaca. Eugenia di birra e del birrificio non sa nulla. Fino a quel momento il suo ruolo \u00e8 stato quello di moglie e madre, non riesce e non pu\u00f2 oggettivamente nemmeno immaginare di mettersi lei al timone dell\u2019azienda. Ha per\u00f2 un fratello, Pietro, che sarebbe disposto a occuparsene e anche a rilevarne la propriet\u00e0. Ed \u00e8 a questo punto che Eugenia alza la testa: Pietro entrer\u00e0 nel birrificio, ma solo come affittuario e per soli nove anni. Con l\u2019esclusione dell\u2019alloggio che Eugenia e figlie occupano all\u2019ultimo piano come a sottolineare che i Menabrea continueranno a essere i padroni. E cos\u00ec sar\u00e0: anche se Pietro si \u00e8 rivelato essere un amministratore capace e oculato, nel 1896 deve lasciare la fabbrica che Eugenia affida ai due generi, Augusto Antoniotti marito di Albertina ed Emilio Thedy (bisnonno dell\u2019attuale amministratore delegato) sposo di Genia. A una condizione precisa, indicata chiaramente nel contratto: il birrificio mai dovr\u00e0 cambiare il suo nome.<\/p><p>Il cambio di gestione non intacca il prestigio del marchio n\u00e9 la qualit\u00e0 del prodotto, anzi i premi e le medaglie si susseguono. Sembrerebbe il classico <em>happy end<\/em> se non fosse che la sorte ha in serbo un ennesimo scherzo crudele: proprio come il suocero, anche Emilio si ammala. Morir\u00e0 a un\u2019et\u00e0 ancora pi\u00f9 giovane e ci saranno ancora una volta una vedova e degli orfani, cinque maschi, nel pieno dell\u2019infanzia. Ma Genia cambia il copione: sar\u00e0 lei a dirigere la Menabrea (Albertina era scomparsa quattro anni prima) fino a quando, nel 1925, non creer\u00e0 con i figli ormai diventati grandi una nuova societ\u00e0. Che continuer\u00e0 a chiamarsi Menabrea come lo \u00e8 anche in questo terzo millennio in cui il birrificio si \u00e8 affacciato, ancorato al suo passato, alle sue radici montanine, ma deciso a guardare sempre avanti per rimanere in sella a un mercato che premia sempre pi\u00f9 l\u2019innovazione e che vede in Italia 30 milioni di consumatori abituali di birra.<\/p><p><strong>In questi anni le scelte strategiche sono sempre state in risposta all\u2019esigenza di non \u201cperdersi\u201d nel mare indistinto di qualche multinazionale straniera<\/strong>: per esempio la decisione di entrare nel gruppo altoatesino Forst nel 1991, in un momento in cui cominciavano a formarsi le prime aggregazioni. \u201c\u00c8 un gruppo famigliare \u2013 spiega Thedy \u2013 gestito da veri birrai, un\u2019azienda sana e interessata a tutelare i principi dell\u2019industria della birra. Mantenere l\u2019identit\u00e0 a quei tempi \u00e8 stata una scelta importante\u201d. <strong>Per il futuro la parola d\u2019ordine \u00e8 \u201cinternazionalizzazione\u201d<\/strong>, gi\u00e0 in atto da almeno una decina di anni e pi\u00f9 e che si \u00e8 ultimamente rafforzata sulla scia del made in Italy e dell\u2019<em>Italian style<\/em>: \u201cSiamo presenti gi\u00e0 in 40 Paesi nel mondo, ma vogliamo sfruttare sempre pi\u00f9 la forza del nostro marchio e della nostra heritage al di fuori dei confini nazionali\u201d. I migliori ambassador? Thedy non ha dubbi: \u201cSono i nostri connazionali che si trasferiscono all\u2019estero e che magari bevevano Menabrea quando erano giovani universitari\u201d.<\/p><p>Riguardo poi alla sostenibilit\u00e0 gli investimenti dell\u2019azienda in questo ambito sono stati considerevoli soprattutto per quanto concerne la sicurezza sul posto di lavoro, seguito da quelli tecnologici che hanno abbattuto gli sprechi d\u2019acqua e portato a risparmi energetici importanti. Tra i passi prossimi anche un\u2019<strong>Academy <\/strong>con l\u2019obiettivo di far crescere la cultura birraria sia negli addetti ai lavori (chef compresi) sia nei consumatori che intanto hanno gi\u00e0 imparato che la birra non \u00e8 una bevanda per l\u2019estate ma si consuma tutto l\u2019anno e con qualsiasi pietanza.<\/p><p>E il <strong>caseificio Botalla<\/strong>? Tranquilli, non me lo sono dimenticato, fosse solo perch\u00e9 le donne c\u2019entrano anche qui. Per arrivarci dobbiamo cominciare da quel Natale Botalla che nel 1947 apre un negozio di alimentari a Biella, proprio di fronte all\u2019odierno Me\\Bo. Di caseario in proprio c\u2019era solo un burro, il burro Natale, che oggi ha perso il suo nome, ma \u00e8 ancora parte della produzione del caseificio.<br \/>1978: dopo la morte di Natale Botalla e il passo indietro dei figli non interessati a calcare le orme paterne, marchio e negozio vengono acquisiti da Sandro Bonino (padre dell\u2019attuale amministratore delegato), un passato in siderurgia e una grande passione per i formaggi. Sar\u00e0 lui a dare una spinta decisiva all\u2019azienda, facendola crescere nei numeri e nella qualit\u00e0. Ma anche in questa storia, come dicevamo, le donne si sono ritagliate un ruolo speciale: sono la moglie di Bonino, Maria Teresa, che fin da subito affianca, e con entusiasmo, il marito, e di tre generazioni di casare, Ines Garda, la figlia Silvana e, dagli anni Novanta, la nipote Luisa. Sono loro ad aiutare Bonino che in via Ramella Germanin non aveva sufficiente spazio per la produzione, ma solo per la stagionatura (in virt\u00f9 di quelle famose cantine comunicanti con Menabrea). E lo fanno ancora, dal loro stabilimento di Albiano d\u2019Ivrea, nonostante Botalla oggi abbia un proprio caseificio e un nuovo impianto di stagionatura tecnologicamente all\u2019avanguardia.<\/p><p>Anche questi personaggi trovano spazio nel Me\\Bo e, come accade al piano inferiore dedicato a Menabrea, al racconto delle vite si mischiano le spiegazioni pi\u00f9 tecniche corredate dagli arnesi del lavoro. Il <em>sancta santorum<\/em> \u00e8 la <strong>\u201cStanza dello Sbirro\u201d, nostro terzo pezzo iconico<\/strong> perch\u00e9 il celebre formaggio alla birra \u00e8 il simbolo del museo oltre che della collaborazione e dell\u2019amicizia che lo hanno fatto nascere. E a questo punto vale la pena spenderci due parole: per la sua preparazione non si deve mischiare la birra alla pasta bens\u00ec bagnare la forma nella birra ambrata e poi \u201cimpanarla\u201d nella trebbia di cui abbiamo gi\u00e0 parlato. Se invece \u201cla bagna\u201d \u00e8 la birra di Natale, rossa e speziata, il risultato, dopo la stagionatura su assi di abete, sar\u00e0 una pasta cremosa dal corredo aromatico sontuoso: lo Sbirro Gold.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-ddcf839 e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"ddcf839\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-67fdee8 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"67fdee8\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/IMG_0676.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6NDAzMzQsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDIzXC8wOFwvSU1HXzA2NzYuanBnIn0%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"727\" height=\"1080\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/IMG_0676.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-40334\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/IMG_0676.jpg 727w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/IMG_0676-337x500.jpg 337w\" sizes=\"(max-width: 727px) 100vw, 727px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">La \u201cStanza dello Sbirro\u201d, il celebre formaggio alla birra, simbolo dell\u2019amicizia e della collaborazione tra Franco Thedy (nella foto a sinistra) e Andrea Bonino (a destra).<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-b6b0093 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"b6b0093\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>All\u2019uscita dal Me\\Bo ci si ritrova in pieno centro storico di Biella con i suoi eleganti edifici alcuni dei quali datano al Trecento, e le sue \u201ccoste\u201d, le ripide stradine medievali. \u201cEssere qui \u00e8 un <em>plus<\/em>, \u2013 dice Thedy \u2013 \u00e8 un valore aggiunto oltre che un privilegio che le istituzioni locali ci hanno concesso e che negli anni abbiamo cercato sempre di contraccambiare\u201d. Non \u00e8 un caso che i 54 dipendenti di Menabrea vivano tutti a Biella cos\u00ec come tutti gli investimenti siano stati fatti utilizzando realt\u00e0 locali. Il MeBo \u00e8 stato un altro regalo alla comunit\u00e0, come celebrazione di un legame \u201cdi sangue\u201d che dura da oltre 170 anni. \u201cNon abbiamo la forza economica per pubblicizzarci su reti televisive come le grandi multinazionali. Ma abbiamo qualcosa in pi\u00f9, un passato da raccontare, qualcosa che nessuno potr\u00e0 mai portarci via\u201d.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono tre motivi che rendono la visita al Me\\Bo, il museo Menabrea Botalla, di Biella un\u2019esperienza singolare e inaspettata. Il primo \u00e8 che rappresenta l\u2019apice di una collaborazione ormai ventennale, quella tra il birrificio Menabrea, il pi\u00f9 antico del nostro Paese essendo stato fondato nel 1846, e il caseificio Botalla, pi\u00f9 giovane e non di poco \u2013 pi\u00f9 o meno un centinaio d\u2019anni \u2013, che si potrebbe considerare quasi un format da proporre nelle business school<\/p>","protected":false},"author":14,"featured_media":40326,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[233],"tags":[223],"class_list":["post-40323","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-heritage","tag-223"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.8 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Tre Pezzi Iconici: #ME\\BO<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Abbiamo visitato il MeBo, il museo Menabrea Botalla 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