{"id":41158,"date":"2023-12-04T14:44:44","date_gmt":"2023-12-04T13:44:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.studiochiesa.it\/?p=41158"},"modified":"2023-12-04T16:52:08","modified_gmt":"2023-12-04T15:52:08","slug":"tre-pezzi-iconici-museo-f-lli-cozzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studiochiesa.it\/en\/tre-pezzi-iconici-museo-f-lli-cozzi\/","title":{"rendered":"Tre Pezzi Iconici: Museo F.Lli Cozzi"},"content":{"rendered":"<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"41158\" class=\"elementor elementor-41158\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-2758ba74 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"2758ba74\" data-element_type=\"section\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-6b366a1c\" data-id=\"6b366a1c\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-18d459d7 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"18d459d7\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>La carrozzina \u00e8 l\u00ec, sulla scalinata lungo la quale scendono i cosacchi sparando sulla folla. Il tempo sembra dilatarsi mentre guardiamo la madre del neonato esitare atterrita, la bocca spalancata in un urlo silenzioso, vediamo gli stivali dei soldati che avanzano, i fucili che fanno fuoco e le ruote del piccolo veicolo in bilico sul margine del gradino, ogni istante sembra quello in cui oltrepasseranno l\u2019orlo fatale e invece ogni volta recuperano quasi per miracolo il loro assetto fino a quando \u00e8 il corpo della donna ferita a morte, che si accascia lentamente a terra, a dar loro la spinta definitiva. La carrozzina inizia una corsa inarrestabile lungo la scalinata, tra i corpi degli uccisi, oltrepassando i militari che finiscono i feriti, la cinepresa torna pi\u00f9 volte, ossessivamente, sul bambino che sobbalza all\u2019interno fino a quando non si ribalta sul selciato.<br \/>I cinefili appassionati avranno riconosciuto una delle scene pi\u00f9 angosciose e al contempo memorabili del film <em>La Corazzata P\u00f6temkin<\/em> di Ejzen\u0161tein, considerata anche una delle pi\u00f9 belle di tutta la storia del cinema. Lo so, \u00e8 inevitabile che qualcuno, a questo punto, citi <em>Il<\/em> s<em>econdo tragico Fantozzi<\/em> nel momento in cui il ragionier Fantozzi, obbligato con i colleghi a vedere per l\u2019ennesima volta il film al cineforum aziendale, se ne esce con la battuta forse pi\u00f9 celebre del repertorio di Paolo Villaggio: \u00abPer me, la <em>Corazzata Kotiomkin<\/em> (parodia del titolo originale della pellicola <em>n.d.r<\/em>.) \u00e8 una c****a pazzesca\u00bb suscitando l\u2019entusiasmo irrefrenabile degli astanti (\u00ab92 minuti di applausi\u00bb).<br \/>Beh, a ben vedere anche questa \u00e8 una delle tante scene <em>cult<\/em> della cinematografia (almeno di quella italiana), in buona compagnia con lo straziante monologo del replicante Rutger Hauer in <em>Blade Runner<\/em> \u00abHo visto cose che voi umani non potreste immaginare\u2026\u00bb), l\u2019abbattimento a colpi di accetta della porta del bagno da parte dell\u2019ormai folle Torrance (Jack Nicholson) in <em>Shining<\/em>, l\u2019uccisione sotto la doccia di Marion Crane (Janet Leigh) in <em>Psycho<\/em>, il travolgente orgasmo simulato da Sally (Meg Ryan) in <em>Harry, ti presento Sally<\/em>\u2026 mi fermo qui ma potrei andare avanti a lungo. Ogni tanto in rete qualcuno cerca di crearne degli elenchi in ordine di gradimento, ma \u00e8 impresa impossibile perch\u00e9 ciascuno di noi ha le sue preferite, che dipendono da tanti fattori, et\u00e0 <em>in primis<\/em>.<br \/>Tra i <em>boomer <\/em>uno dei film pi\u00f9 amati, per esempio, \u00e8 <em>Il laureato<\/em> e a proposito di scene <em>cult<\/em>, qui \u00e8 indimenticabile quella in cui Ben (Dustin Hoffman) cerca di raggiungere l\u2019amata Elaine in tempo per impedirle di sposarsi, in una folle corsa in auto accompagnato dalle note travolgenti della canzone <em>Mrs Robinson<\/em> di Simon &amp; Garfunkel. Non \u00e8 il caso di ripercorrere la trama della pellicola, ma chi la conosce sa che l\u2019automobile che Ben guida, regalo del padre per il prestigioso traguardo della sua laurea, \u00e8 un po\u2019 un <em>fil rouge<\/em> che si snoda lungo tutta la storia a partire proprio dall\u2019inizio, quando nel corso della festa data in suo onore, un amico dei genitori gli dice ammiccando che \u00abcon quella non avrai problemi a raccattare le bambocce, insomma le marmocchie, le mocciose!\u00bb. Stiamo parlando di un\u2019<strong>Alfa Romeo 1600 Spider, <\/strong>pi\u00f9 nota con il soprannome di Duetto. Sar\u00e0 per almeno un decennio l\u2019oggetto del desiderio dei ragazzi di quella generazione (siamo negli anni Sessanta-Settanta), simbolo di libert\u00e0 anche sessuale, e delle infinite possibilit\u00e0 della \u00abmeglio giovent\u00f9\u00bb di allora. E diventer\u00e0 essa stessa una vera star del cinema comparendo in pi\u00f9 di 300 tra film e serie televisive. Icona tra le icone Alfa Romeo, si gode la sua celebrit\u00e0 \u2013 impossibile resistere alla tentazione anche solo di sfiorarla \u2013 all\u2019interno del Museo Fratelli Cozzi, bel museo d\u2019impresa alle porte di Legnano dedicato a questo marchio automobilistico, non lontano da un altro museo Alfa Romeo, quello Storico allestito nell\u2019area un tempo occupata dallo stabilimento produttivo.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-604346c e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"604346c\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-146a766 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"146a766\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Alfa-Romeo-Spider-Duetto-Osso-di-Seppia.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6NDExNjEsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDIzXC8xMlwvQWxmYS1Sb21lby1TcGlkZXItRHVldHRvLU9zc28tZGktU2VwcGlhLmpwZyJ9\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"533\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Alfa-Romeo-Spider-Duetto-Osso-di-Seppia.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-41161\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Alfa-Romeo-Spider-Duetto-Osso-di-Seppia.jpg 1080w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Alfa-Romeo-Spider-Duetto-Osso-di-Seppia-500x333.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Alfa-Romeo-Spider-Duetto-Osso-di-Seppia-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">La celeberrima Alfa Romeo spider Duetto detta \u00abOsso di Seppia\u00bb per la sua particolare forma.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-8d5a09d elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"8d5a09d\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Sono due realt\u00e0 molto diverse \u2013 a prescindere dalle dimensioni \u2013 ciascuna delle quali rappresenta una prospettiva peculiare del mitico brand. Il Museo Fratelli Cozzi non ha la pretesa di ripercorrerne l\u2019intera storia, ma al contrario si concentra sulla sua produzione, quella andata veramente in vendita, tra il 1950 e il 2015. \u00abQui non ci sono i prototipi e nemmeno le auto da corsa \u2013 ci spiega Elisabetta Cozzi, figlia del fondatore e direttrice nonch\u00e9 vera, appassionata, anima di questa realt\u00e0 \u2013 ci sono invece le auto su cui siamo stati, le macchine dei nostri nonni, dei nostri padri, magari la nostra prima auto. \u00c8 un museo che riesce a emozionare e coinvolgere tutti perch\u00e9 interseca la vita di tutti\u00bb. Ogni auto della collezione, ce ne sono pi\u00f9 di 60, ha il potere di far riemergere dalla memoria un aneddoto, un ricordo, una testimonianza affettiva dei singoli cos\u00ec come della collettivit\u00e0: \u00abDico sempre che questo museo non contiene degli oggetti, ma contiene delle storie, che non sono nemmeno le storie degli oggetti, ma quelle delle persone. Al taglio tecnico del contenuto abbiamo preferito quello evocativo\u00bb continua Elisabetta che sa di poter offrire qualcosa che fa battere forte il cuore. Non solo, ma attraversando sessantacinque anni del nostro Paese, ne diventa preziosa testimonianza dell\u2019evoluzione dell\u2019industria e del design, oltre che del costume, dei consumi e, non ultima, della comunicazione.<\/p><p>Il secondo motivo del fascino di questo museo \u00e8 il fatto di essere nato da una collezione privata, quindi da una passione del tutto personale che, come tutte le vere passioni, fu totalizzante e bulimica: la collezione di Pietro Cozzi. \u00c8 lui, giovanissimo, a fondare a Legnano nel 1955, insieme ai fratelli, quella che ancora non si poteva definire una concessionaria: pi\u00f9 che altro era un luogo dove si vendevano e si riparavano le Alfa Romeo. Intuizione di marketing o segno gi\u00e0 di un amore incondizionato? Entrambe. Il periodo storico \u00e8 quello del \u00abmiracolo italiano\u00bb, un momento irripetibile nella storia del nostro Paese, contrassegnato da una vitalit\u00e0, un\u2019intraprendenza e un ottimismo che non si sarebbero pi\u00f9 ripetuti con la stessa intensit\u00e0: in quegli anni l\u2019auto si sta approssimando a lunghi passi a un confine importante, quello che divide il bene di lusso, destinato a pochi, e l\u2019oggetto di consumo. Pietro intuisce che presto l\u2019automobile sar\u00e0 alla portata, se non di tutti, di molti e che quindi occorre fornire al mercato nascente dei luoghi dove la mera funzione a cui l\u2019automobile \u00e8 destinata si fonda con il sogno. Nell\u2019Italia di allora c\u2019\u00e8 solo un marchio con quelle caratteristiche: l\u2019Alfa Romeo. Chi non la conosceva? I giornali traboccavano dei resoconti dei successi sportivi che la Casa del Biscione mieteva a man bassa: Enzo Ferrari, Antonio Ascari, Achille Varzi, Manuel Fangio, Tazio Nuvolari erano leggende incarnate che riverberavano la loro aura sulle Alfa che avevano condotto alla vittoria in mitiche corse. Pietro conosce l\u2019emozione che si prova a salire su un\u2019automobile che profuma di leggenda. Lo sa perch\u00e9 la prova lui stesso, pi\u00f9 tardi dir\u00e0 di essersi innamorato dell\u2019Alfa Romeo prima che di sua moglie e questo brand \u00e8 stato cos\u00ec centrale per lui e la sua famiglia che Elisabetta per tutta l\u2019infanzia rester\u00e0 convinta di chiamarsi Elisabetta Cozzi Alfa Romeo.<\/p><p>Ricordate la Numero 1 di Paperon de Paperoni, il mitico decino, primo guadagno del giovanissimo Paperone quando faceva il lustrascarpe a Glasgow? \u00c8 l\u2019inizio di tutte le sue fortune, una monetina amuleto, coccolata (dal proprietario), bramata (dalla Banda Bassotti), invidiata (da Amelia, la fattucchiera che ammalia). La Numero 1 della collezione di Pietro, quella da cui tutto \u00e8 iniziato si potrebbe dire, \u00e8 una <strong>Giulietta TI (il nostro primo pezzo iconico)<\/strong> color giallo Cina. Elisabetta racconta che apparteneva a un cliente della concessionaria che aveva appena comprato un altro e pi\u00f9 nuovo modello: teoricamente sarebbe destinata, come tutte le altre, alla rottamazione, ma il suo splendore \u00e8 tale da suscitare un\u2019esitazione nel venditore che va da Pietro a chiedere cosa deve farne, \u00abCaspita, \u00e8 ancora bellissima \u2013 dice Pietro \u2013 fai, una cosa, mettila l\u00ec\u00bb. Ecco, da allora quell\u2019espressione \u00e8 diventata l\u2019hashtag del Museo: <strong>#mettilal\u00ec<\/strong> \u00e8 l\u2019espressione dell\u2019<em>heritage<\/em> che gli sta dietro e nello stesso tempo \u00e8 imperituro ricordo di un uomo che sapeva riconoscere la bellezza. E bella la Giulietta TI lo era veramente con la sua linea elegante e i suoi colori pastello, un modello amatissimo e talmente desiderato che era soprannominata \u00abla fidanzata d\u2019Italia\u00bb. Nello stesso tempo rappresenta una svolta epocale nella storia della casa automobilistica perch\u00e9 con lei si apre la stagione della motorizzazione di massa: le Officine del Portello passeranno da una produzione quasi artigianale di 20 veicoli al giorno all\u2019impressionante (per allora) numero di 200: saranno questi volumi a renderla pi\u00f9 abbordabile tanto che alla fine ne saranno venduti quasi 132.000 esemplari.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-da2546c e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"da2546c\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-316520d elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"316520d\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/IMG_5988.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6NDExNjMsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDIzXC8xMlwvSU1HXzU5ODguanBnIn0%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"533\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/IMG_5988.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-41163\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/IMG_5988.jpg 1080w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/IMG_5988-500x333.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/IMG_5988-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">La Giulietta TI, primo pezzo della collezione di Pietro Cozzi.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-978fe00 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"978fe00\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Quel \u201cMettila l\u00ec\u201d non rimarr\u00e0 un invito isolato, Pietro lo ripeter\u00e0 pi\u00f9 volte fino all\u2019ultimo anno in cui la F.lli Cozzi sar\u00e0 concessionaria Alfa Romeo, cio\u00e8 fino al 2015. Quell\u2019anno Pietro compie 80 anni e la sua concessionaria 60, due traguardi anagrafici importanti che meritano una sottolineatura: il regalo che Pietro vuole fare al territorio sar\u00e0 un museo, aperto al pubblico, che accoglier\u00e0 la sua collezione. Per costruirlo vengono chiamati Gabriele e Oscar Buratti, due nomi importanti del mondo dell\u2019architettura e del design, che progetteranno un edificio, e un\u2019esposizione, che sono quasi un viaggio iniziatico nel mondo Alfa Romeo. A guidare il visitatore \u00e8 il colore, a partire dal bianco del guscio esterno, impreziosito \u2013 come non ricordare il motto <em>less is more<\/em> di Mies van der Rohe \u2013 dalla sua essenzialit\u00e0, per continuare nel rosso accecante dell\u2019area di accoglienza per poi arrivare al nero del <em>sancta sanctorum<\/em>: si scende una scala, l\u2019ingresso \u00e8 in un buio silenzioso che disorienta il visitatore, e poi improvvisamente <em>fiat lux<\/em>, si accendono mille luci, che si riflettono, moltiplicandosi, nelle cromature e negli specchietti delle auto in una scenografia sontuosa resa ancora pi\u00f9 emozionante dalla musica a tutto volume che sembra squarciare lo spazio. Siamo davvero nel cuore vivo della collezione, quando la musica si abbassa ti sembra di sentirne i battiti. Anche la disposizione delle auto \u00e8 stata pensata nei minimi dettagli, vuole riprodurre una strada: asfalto sul pavimento a simulare una strada con tanto di strisce bianche tratteggiate di mezzeria. Qui, su due corsie, \u00absfilano\u00bb anche se sono immobili (ma l\u2019illusione \u00e8 perfetta) le spider, mentre lateralmente, in due navate separate dalla \u00abstrada\u00bb centrale da due teorie di pilastri, sono \u00abparcheggiate\u00bb le berline da una parte e le coup\u00e9 dall\u2019altra. Il colpo d\u2019occhio \u00e8 mozzafiato, siamo in una cattedrale laica dove si sta celebrando un brand che esiste ancora, purtroppo non pi\u00f9 smagliante come un tempo.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-596b5ca e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"596b5ca\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-d9f03cb elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"d9f03cb\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/MG_1794-HDR.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6NDExNjUsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDIzXC8xMlwvTUdfMTc5NC1IRFIuanBnIn0%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"533\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/MG_1794-HDR.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-41165\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/MG_1794-HDR.jpg 1080w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/MG_1794-HDR-500x333.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/MG_1794-HDR-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">Uno scorcio dell\u2019area espositiva.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-7e2fa97 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"7e2fa97\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>A costo di deludere i lettori amanti della <em>suspense<\/em> sveliamo subito <strong>gli altri due pezzi iconici della collezione<\/strong>, unici al mondo: l\u2019<strong>Alfa 155 Q4 2000<\/strong> che nel 1992 raggiunse il record di velocit\u00e0 sul lago salato di Bonneville in Utah e una <strong>Giulia 1600 TI Super<\/strong> di un inaspettato colore\u2026 grigio. La prima venne allestita su pressione dell\u2019allora direttore di <em>Gente motori<\/em>, Gianni Marin \u2013 gigante del giornalismo sportivo \u2013 che convinse Alfa Romeo a partecipare alla competizione per la categoria G\/PS (dove G sta per due litri, P per produzione e S per sovralimentata, cio\u00e8 in buona sostanza, automobili di normale produzione con elaborazione del motore): impresa coronata da successo perch\u00e9 vennero sfiorati i 300 km orari, record ancora oggi imbattuto. La seconda \u00e8 protagonista di un aneddoto curioso: tra gli anni Cinquanta e Sessanta sul mercato cominciarono a comparire auto da competizione derivate da berline di serie. La risposta dell\u2019Alfa Romeo a questo <em>trend<\/em> fu proprio la <strong>Giulia TI Super<\/strong>: vennero ovviamente apportate modifiche alla meccanica e alla carrozzeria della Giulia<em>, <\/em>il modello di partenza, e poi si dovette procedere alla scelta del colore: rossa, bianca o grigio \u00abfumo di Londra\u00bb? L\u2019indecisione era grande sicch\u00e9 si decise di sottoporre le tre scocche al giudizio dei piloti che quell\u2019anno correvano per Alfa Romeo: il rosso venne scartato in quanto troppo consueto, cos\u00ec anche il grigio perch\u00e9 era troppo elegante e faceva, nel racconto di Elisabetta, \u00abpi\u00f9 prima della Scala che gara su pista\u00bb, rimaneva solo il bianco e di questo colore vennero prodotti gli altri 499 esemplari che avrebbero consentito l\u2019omologazione del modello (il numero minimo era 500). L\u2019esemplare grigio, di cui non esiste un altro uguale, \u00e8 restato al Museo Cozzi a esibire la sua sciccheria, mentre quello rosso si trova al Museo Fangio di Buenos Aires.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-7775b5a e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"7775b5a\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-5b6872a e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"5b6872a\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-c6afe9d elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"c6afe9d\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/155-record.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6NDExNjcsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDIzXC8xMlwvMTU1LXJlY29yZC5qcGcifQ%3D%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"533\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/155-record.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-41167\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/155-record.jpg 1080w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/155-record-500x333.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/155-record-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">L\u2019Alfa 155 del record di velocit\u00e0 sul lago salato di Bonneville.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-3e740b4 e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"3e740b4\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-28d4c5a elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"28d4c5a\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Alfa-Romeo-Giulia-TI-Super-.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6NDExNjksInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDIzXC8xMlwvQWxmYS1Sb21lby1HaXVsaWEtVEktU3VwZXItLmpwZyJ9\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"533\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Alfa-Romeo-Giulia-TI-Super-.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-41169\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Alfa-Romeo-Giulia-TI-Super-.jpg 1080w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Alfa-Romeo-Giulia-TI-Super--500x333.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Alfa-Romeo-Giulia-TI-Super--768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">La Giulia TI Super, unico esemplare al mondo di colore grigio.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-45a8e15 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"45a8e15\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Nonostante la loro unicit\u00e0, questi due modelli non sono i pi\u00f9 preziosi in assoluto del Museo: il primato spetta a una <strong>2500 6C Super Sport Freccia d\u2019Oro in versione cabrio<\/strong>, un\u2019auto prodotta in 150 esemplari di cui ne sono sopravvissuti pochissimi. E pensare che il proprietario aveva chiesto a Pietro, quasi come favore personale, di portarsi via \u00abquel rottame che mi occupa solo spazio\u00bb! Se avesse potuto prevedere le quotazioni che raggiunge quando compare in qualche asta prestigiosa di auto d\u2019epoca\u2026 A fianco la versione coup\u00e9, modello che ha conosciuto un bel successo cinematografico: \u00e8 comparsa nel film <em>Il padrino<\/em>, nella scena <em>clou<\/em> in cui esplode uccidendo la moglie di Michael Corleone, ma anche in <em>Don Camillo Monsignore\u2026 ma non troppo<\/em> e in <em>Mussolini, ultimo atto<\/em> di Lizzani, nel quale ha una targa \u201ctruccata\u201d perch\u00e9 quella vera sarebbe stata di un bel po\u2019 successiva all\u2019epoca dei fatti raccontati. Dettaglio curioso: \u00e8 soprannominata \u201cGobbone\u201d per via della sua parte posteriore dalla prominenza piuttosto pronunciata.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-6cd9b44 e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"6cd9b44\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-96e23c4 e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"96e23c4\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-9886f6c elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"9886f6c\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/6c-2500-spider.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6NDExNzEsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDIzXC8xMlwvNmMtMjUwMC1zcGlkZXIuanBnIn0%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"533\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/6c-2500-spider.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-41171\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/6c-2500-spider.jpg 1080w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/6c-2500-spider-500x333.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/6c-2500-spider-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\"><\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-bd09936 e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"bd09936\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-5bc9caf elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"5bc9caf\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Gobbone.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" 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wp-caption-text\"><\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-087619b elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"087619b\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><span style=\"color: #7a7a7a;\">La 2500 6c Super Sport Freccia d\u2019Oro nelle versioni cabrio (a sinistra) e coup\u00e9 (a destra).<\/span><\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-ccd02e9 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"ccd02e9\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>E a proposito di forme, la storia del design automobilistico senza alcun dubbio parla italiano, con un ristretto numero di autentiche star, quelli che un tempo venivano chiamati pi\u00f9 banalmente \u00abcarrozzieri\u00bb, che sono ben rappresentate sia in Alfa Romeo sia nella collezione di Pietro Cozzi: partendo del fondo dell\u2019ordine alfabetico \u2013 per citare tre \u201camori\u201d di Elisabetta \u2013 Zagato con la sua <strong>RZ<\/strong>, modello dalle linee inconsuete esaltate da uno straordinario colore giallo. Realizzata in Modar, un innovativo materiale termoplastico, nella sua versione coup\u00e9, la SZ, venne soprannominata <em>The Monster<\/em> per la potenza del suo motore di 3000 di cilindrata con 6 cilindri a V, ma nonostante i tanti pregi, oggi molto apprezzati dai collezionisti, non fu un successo commerciale forse anche a causa del costo molto elevato oltre che della sua estetica, troppo particolare per i tempi.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-a1c3012 e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"a1c3012\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-df0d4ff e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"df0d4ff\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-af410fa 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class=\"elementor-element elementor-element-9dc8d87 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"9dc8d87\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><span style=\"color: #7a7a7a;\">Due Zagato: la RZ e la SZ che ne \u00e8 la versione coup\u00e9.<\/span><\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-80e0838 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"80e0838\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Continuiamo con Giugiaro, la cui <strong>Brera<\/strong> \u00e8 stata la prima macchina a vincere, nel 2004, il prestigioso Compasso d\u2019oro con una motivazione che ancora oggi emoziona: &#8220;<em>raramente la complessa combinazione di volumi che costituisce il corpo di un&#8217;automobile \u00e8 stata espressa con linee cos\u00ec nette, essenziali e armoniose: il risultato \u00e8 una delle automobili pi\u00f9 belle ed affascinanti che siano state mai realizzate<\/em>&#8220;, per poi arrivare a Bertone e alla <strong>Giulia 1600 SS<\/strong> (\u00abBertone qui ha fatto un capolavoro \u2013 dice Elisabetta \u2013 questa \u00e8 una vera scultura su quattro ruote\u00bb), con la chicca del mini parabrezza aggiuntivo: protezione del tergicristallo dalla spinta del vento? La risposta di Elisabetta \u00e8 pi\u00f9 maliziosa: \u00abMi hanno raccontato che Bertone amasse a tal punto la bellezza della sua creazione da montare questo plexiglass per evitare che i moscerini sporcassero il parabrezza!\u00bb.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-b423806 e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"b423806\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-0770459 e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"0770459\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-0765c36 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"0765c36\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Brera.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6NDExNzksInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDIzXC8xMlwvQnJlcmEuanBnIn0%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"533\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Brera.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-41179\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Brera.jpg 1080w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Brera-500x333.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Brera-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">L\u2019Alfa Romeo Brera, vincitrice del premio Compasso d\u2019oro nel 2004.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-daa5b1b e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"daa5b1b\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-8e8980a elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"8e8980a\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Alfa-Romeo-Giulia-SS.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6NDExODEsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDIzXC8xMlwvQWxmYS1Sb21lby1HaXVsaWEtU1MuanBnIn0%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"533\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Alfa-Romeo-Giulia-SS.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-41181\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Alfa-Romeo-Giulia-SS.jpg 1080w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Alfa-Romeo-Giulia-SS-500x333.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/Alfa-Romeo-Giulia-SS-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">La Giulia 1600 SS, splendida creazione di Bertone.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-1464128 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"1464128\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>La collezione attraversa anche momenti particolari del nostro Paese il che, come gi\u00e0 detto, la rende un prezioso documento storico e sociologico. Un esempio? La \u201cdolce vita\u201d, quel magico e spensierato periodo a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta che ebbe Roma, e soprattutto la sua via Veneto, come epicentro di mondanit\u00e0, scandali e stravaganze e che a livello automobilistico si incarn\u00f2 in due modelli strepitosi: la <strong>Giulietta <\/strong>e la <strong>Giulietta Sprint<\/strong>. Non c\u2019era star del cinema, da Sofia Loren a Vittorio Gassman, che in quel periodo non si facesse fotografare alla loro guida, a fare da madrina ai festeggiamenti per il traguardo, nel 1961, dei 100.001 esemplari di Giulietta venduti, venne chiamata l\u2019omonima attrice, la Masina, allora all\u2019apice del suo successo, i grandi campioni dello sport come Fausto Coppi si facevano immortalare nell\u2019atto di salirci. Pi\u00f9 agitato e fosco per la casa automobilistica il periodo che vide la nascita dell\u2019<strong>Alfasud<\/strong>, presente nel Museo con ben tre modelli, Alfasud TI, Alfasud Sprint, Alfasud Giardinetta. Per comprenderne appieno i contorni, occorre una premessa storica.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-72c4c75 e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"72c4c75\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-f0e7a1f e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"f0e7a1f\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-f031e4e elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"f031e4e\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/giulietta-sprint.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6NDExODMsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDIzXC8xMlwvZ2l1bGlldHRhLXNwcmludC5qcGcifQ%3D%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"533\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/giulietta-sprint.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-41183\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/giulietta-sprint.jpg 1080w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/giulietta-sprint-500x333.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/giulietta-sprint-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">La Giulietta sprint, simbolo della \u00abDolce vita\u00bb.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-44d6f48 e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"44d6f48\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-7803a59 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"7803a59\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/alfasud-giardinetta.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6NDExODUsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDIzXC8xMlwvYWxmYXN1ZC1naWFyZGluZXR0YS5qcGcifQ%3D%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"533\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/alfasud-giardinetta.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-41185\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/alfasud-giardinetta.jpg 1080w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/alfasud-giardinetta-500x333.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/alfasud-giardinetta-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">L\u2019Alfasud nella sua versione Giardinetta.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-3544376 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"3544376\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Nel 1933 Alfa Romeo, che ai tempi era di propriet\u00e0 di alcune banche, era in condizioni economiche molto critiche nonostante i successi sportivi che continuava a mietere. Le ragioni erano molteplici, ma volendo sintetizzare al massimo, inefficienze produttive e logistiche si erano innestate sulla crisi economica mondiale iniziata nel 1929 con il crollo di Wall Street portando a un forte indebitamento dell\u2019azienda. Fu in questa situazione che il governo italiano decise di rilevarne, attraverso l\u2019IRI, le quote facendola diventare a tutti gli effetti un\u2019impresa statale. La ragione di tanto interesse era la passione che Mussolini nutriva per le Alfa Romeo, una passione talmente forte da spingerlo a mettersi di traverso rispetto all\u2019opinione del proprio ministero che era invece dell\u2019avviso di far chiudere la casa automobilistica. Non era un sentimento dettato solo da gusti personali, Mussolini era convinto che Alfa Romeo, continuando a vincere gare su gare come comunque stava facendo, accrescesse il lustro dell\u2019industria italiana e quindi del suo regime. L\u2019azienda venne affidata a un ingegnere veneto, in precedenza direttore dello stabilimento FIAT del Lingotto, Ugo Gobbato, che riusc\u00ec nel salvataggio con una gestione sapiente e oculata che affiancava alle auto prodotte in serie e alle corse, anche i veicoli commerciali \u2013 gli autocarri Alfa Romeo erano impiegati soprattutto nelle colonie \u2013, i mezzi pubblici e in ultimo anche i motori aeronautici. Fu soprattutto per la produzione di questi ultimi che nel 1938 si decise di costruire un nuovo stabilimento a Pomigliano d\u2019Arco, in provincia di Napoli. Fabbrica dalla vita travagliata: distrutta dai bombardamenti alleati, poi ricostruita e riconvertita a impianto automobilistico tra i pi\u00f9 avanzati d\u2019Europa per volont\u00e0 dell\u2019allora presidente dell\u2019azienda, Giuseppe Luraghi. \u00c8 proprio qui che alla fine degli anni Sessanta prese corpo uno dei progetti pi\u00f9 ambiziosi della Casa del Biscione: esordire sul mercato con una compatta alla portata delle tasche di una piccola borghesia sempre pi\u00f9 vogliosa di un\u2019auto di prestigio come un\u2019Alfa Romeo, ma priva dei mezzi economici che le avrebbero consentito l\u2019accesso alle berline del segmento superiore. La nuova macchina \u2013 per disegnarla venne chiamato Giugiaro \u2013 sarebbe stata costruita a Pomigliano: era la contropartita del sostegno economico da parte dello Stato Italiano, un modo ingenuo ma grossolano, col senno di poi, per tentare di far uscire dall\u2019arretratezza economica un Meridione che cercava disperatamente lavoro al Nord. Quello che accadde poi \u00e8 passato negli annali delle tragedie annunciate: vengono assunti giovani che fino a non molto prima facevano i contadini, \u00abmoltissimi erano analfabeti, parlavano in dialetto stretto e non capivano l\u2019italiano, si presentavano al lavoro a piedi nudi, ma soprattutto quando veniva il tempo dei raccolti di patate e pomodori, tornavano ai campi svuotando la fabbrica e interrompendo cos\u00ec i processi di produzione. Questo comportamento era cos\u00ec diffuso che venivano chiamati metalmezzadri. Su questo terreno, gi\u00e0 problematico di suo, si inserirono le tensioni dell\u2019autunno caldo con scioperi e boicottaggi che portavano al mercato esemplari volutamente difettati, di scarsissima qualit\u00e0\u00bb racconta Elisabetta che aggiunge: \u00abmio padre era furente, per lui era un colpo terribile al suo orgoglio personale perch\u00e9 aveva sempre venduto l\u2019eccellenza\u00bb. Da l\u00ec inizia la decadenza dell\u2019immagine del brand, che non \u00e8 mai pi\u00f9 riuscito a recuperare i fasti del passato. E certamente, nonostante il fatto che alla fine questo sfortunato modello abbia avuto un successo di vendita non indifferente, le \u00e8 rimasta appiccicata addosso l\u2019etichetta della macchina dello \u201csfigato\u201d, come il Pasquale Amitrano del film <em>Bianco, Rosso e Verdone<\/em> di ritorno dalla Germania verso la natia Matera su una chiassosa Alfasud rossa che lungo la strada praticamente si sgretola di pari passo allo sbriciolamento progressivo della fierezza italica del protagonista, derubato e picchiato durante il viaggio.<\/p><p>Il Museo espone pezzi di pura e assoluta bellezza, ma coraggiosamente non arretra di fronte ai \u00abbrutti anatroccoli\u00bb che Alfa Romeo ha prodotto negli anni. Uno per tutti: l\u2019<strong>Arna<\/strong>. Figlia di un accordo tra Nissan e Alfa, \u00e8 stata impietosamente e pi\u00f9 volte giudicata \u201cl\u2019auto pi\u00f9 brutta di sempre\u201d, con il triste destino dei modelli infelici che non riuscendo a essere venduti, alla fine vengono ceduti agli enti pubblici. Per Pietro Cozzi un\u2019auto inaccettabile. \u00abMio padre \u00e8 stato per molti anni presidente dei concessionari italiani e vicepresidente di quelli europei e quindi aveva il privilegio di poter visionare in anteprima i nuovi modelli. Quando gli venne chiesto, dall\u2019allora direttore generale della Casa, un parere sull\u2019Arna, lui rispose che la macchina avrebbe anche potuto essere accettabile, ma che sarebbe stato necessario modificare qualcosa: togliere il marchio Alfa Romeo\u00bb, una provocazione che certamente non sar\u00e0 risultata gradita al <em>top management<\/em> dell\u2019azienda. L\u2019auto fu un flop commerciale: poco pi\u00f9 di 50.000 esemplari venduti, alla faccia del <em>claim<\/em> con cui veniva pubblicizzata, \u201cArna. E sei subito Alfista\u201d.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-b789c3e e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"b789c3e\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-8eb3318 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"8eb3318\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/arna.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6NDEyMjEsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDIzXC8xMlwvYXJuYS5qcGcifQ%3D%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"533\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/arna.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-41221\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/arna.jpg 1080w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/arna-500x333.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/arna-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">L\u2019Arna, figlia dell\u2019accordo tra Alfa Romeo e Nissan degli anni Ottanta.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-05979e2 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"05979e2\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Negli anni Pietro Cozzi non ha \u201cmesso l\u00ec\u201d solo automobili. Della sua collezione fa anche parte la ricchissima documentazione tecnica dei vari modelli che include <strong>libretti delle istruzioni d\u2019uso e di manutenzione<\/strong>, <strong>brochure pubblicitarie, cartelle stampa, manuali di vendita<\/strong> che Elisabetta ha rinvenuto sparsa un po\u2019 ovunque e ne ha affidato la catalogazione a un archivista professionista che ha lavorato per quasi due anni rendendo oggi possibile l\u2019accesso a tutti i materiali presenti attraverso un software. Una parte, poster e fotografie, \u00e8 stata anche digitalizzata. Un archivio di grande interesse storico, dice Elisabetta: \u00abquesti materiali rappresentano il punto di vista di chi le macchine le ha vendute, dalla comunicazione sul punto vendita al <em>merchandising<\/em>, ai listini prezzi ai manuali di vendita\u00bb. Un archivio sterminato che include, come detto, i <strong>manifesti pubblicitari<\/strong>, interessanti perch\u00e9 delineano la storia della comunicazione in campo automobilistico, e le <strong>fotografie<\/strong>. Queste ultime arrivavano ogni mese alla concessionaria e venivano appese alle pareti con le puntine da disegno: raffiguravano le <em>celebrities<\/em> dell\u2019epoca riprese accanto alle macchine, \u00abin pratica erano come gli <em>influencer<\/em> odierni e le foto erano dei post di Instagram di sessant\u2019anni fa!\u00bb.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-6a2a2e9 e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"6a2a2e9\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-04c01f3 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"04c01f3\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/MG_1797-HDR.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6NDExODcsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDIzXC8xMlwvTUdfMTc5Ny1IRFIuanBnIn0%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"507\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/MG_1797-HDR.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-41187\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/MG_1797-HDR.jpg 1080w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/MG_1797-HDR-500x317.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/MG_1797-HDR-768x487.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">L\u2019Archivio, dove vengono conservati poster, fotografie e la documentazione tecnica dei vari modelli.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-77694ba elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"77694ba\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Particolarmente preziosa \u00e8 la vetrina con i <strong>Trofei Alfa Romeo<\/strong>. Siamo nel ventennio Sessanta-Settanta e Luraghi, presidente dell\u2019azienda, ma anche editore e scrittore nonch\u00e9 raffinato intellettuale, decide di chiamare gli artisti italiani pi\u00f9 rappresentativi dell\u2019epoca a disegnare i riconoscimenti destinati ai piloti della Casa: si cimenteranno in questa iniziativa nomi prestigiosi del calibro di Minguzzi, Munari, Fontana (straordinaria la sua opera: un disco di freni \u201cbucato\u201d, in piena coerenza con la sua visione artistica), Gi\u00f2 Pomodoro (\u00abL\u2019insegna alchemico-tecnologica del quadrifoglio\u00bb definir\u00e0 l\u2019artista la sua creazione, descrivendo quella sorta di ruota con al centro il simbolo della buona fortuna che nelle sue intenzioni avrebbe dovuto essere conservato come \u00abamuleto per le future vittorie\u00bb), Agenore Fabbri. \u00abFu un momento magico e meraviglioso per Alfa Romeo \u2013 Elisabetta sospira \u2013 quando l\u2019impresa e la cultura andavano a braccetto\u00bb.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-4701130 e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"4701130\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-e2d1751 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"e2d1751\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/IMG_3213.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6NDExODksInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDIzXC8xMlwvSU1HXzMyMTMuanBnIn0%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"533\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/IMG_3213.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-41189\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/IMG_3213.jpg 1080w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/IMG_3213-500x333.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/IMG_3213-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">Il Trofeo Alfa Romeo disegnato da Gi\u00f2 Pomodoro nel 1966.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-12e6d48 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"12e6d48\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Far quadrare i conti di una realt\u00e0 come questa non \u00e8 semplice: \u201cQuando nel 2018 mio padre mi ha comunicato la sua decisione di lasciare a me il Museo e a mio fratello la concessionaria, l\u2019ho abbracciato e gli ho detto che ero super felice, ma che mi aveva donato un debito notevole! La mia sfida \u00e8 stata proprio quella di gestirlo con lo stesso spirito di un\u2019imprenditrice che vuole e riesce a far funzionare le cose\u201d. Non le mancano le idee: dall\u2019adozione, da parte di imprese e banche, di uno dei pezzi \u2013 il che significa farsi carico di tutti i costi di manutenzione per un anno in cambio della possibilit\u00e0 di esporre in bella vista sulla carrozzeria il proprio logo \u2013 all\u2019affitto dell\u2019intero spazio espositivo per eventi privati. Ma l\u2019entusiasmo di Elisabetta si \u00e8 spinto oltre: \u00e8 animatrice di un progetto di <em>enpowerment<\/em> femminile che si batte contro tutti gli stereotipi di genere sulle donne al volante e l\u2019utilizzo del corpo delle donne come strumento di pubblicit\u00e0 delle auto e che si concretizza ogni anno in una mostra fotografica dal caustico titolo \u201cDonne e motori? Gioie e basta\u201d. Le belle immagini mostrano una faccia diversa del connubio donne-motori che spesso \u00e8 giocata sull\u2019allusione sessuale nemmeno tanta velata, qui le protagoniste appartengono alla realt\u00e0 politica, economica, sociale del nostro Paese e sono riprese a bordo delle auto del Museo Fratelli Cozzi. Ritratti rispettosi, eleganti, dai quali balza evidente il messaggio di assoluta padronanza di un ambito che un certo luogo comune trito e ritrito considera di appannaggio esclusivo, o quasi, del mondo maschile.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-8f2da0e e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"8f2da0e\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-053b2a3 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"053b2a3\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/114da191-a9c8-4b57-8b9a-d4a47ee9788f.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6NDExOTEsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDIzXC8xMlwvMTE0ZGExOTEtYTljOC00YjU3LThiOWEtZDRhNDdlZTk3ODhmLmpwZyJ9\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"427\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/114da191-a9c8-4b57-8b9a-d4a47ee9788f.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-41191\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/114da191-a9c8-4b57-8b9a-d4a47ee9788f.jpg 1080w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/114da191-a9c8-4b57-8b9a-d4a47ee9788f-500x267.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/114da191-a9c8-4b57-8b9a-d4a47ee9788f-768x410.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">Un <span style=\"font-style: normal !important\">puzzle<\/span> delle foto della seconda edizione della mostra \"Donne e motori? Gioie e basta\".<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-688e525 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"688e525\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>\u201cMa qual era l\u2019auto preferita di suo padre?\u201d \u00c8 l\u2019ultima domanda quando ormai siamo in procinto di congedarci. \u201cMe lo chiedono tutti \u2013 Elisabetta sorride \u2013 ma in realt\u00e0 lui non l\u2019aveva, perch\u00e9 amava tutte le Alfa indistintamente, erano le sue bambine. Vi racconto un aneddoto per farvi capire quanto mio padre \u201cfosse\u201d Alfa Romeo: a un certo punto la concessionaria ha dovuto associare un altro brand, banalmente perch\u00e9 la produzione Alfa non era pi\u00f9 sufficiente per sostenere le vendite, ed \u00e8 stata scelta la BMW. Il problema era come comunicarlo dopo tanti anni di gestione monomarca, nessuna iniziativa ci sembrava efficace per cui abbiamo optato per una modalit\u00e0 inconsueta: far andare in giro per Legnano mio padre su una BMW. Passato qualche giorno, Pietro incontra per caso un amico che gli dice: Senti, ma sai che in citt\u00e0 circola un tipo che ti somiglia tantissimo e che guida una BMW? Era per tutti inconcepibile che Pietro Cozzi guidasse un\u2019auto diversa da un\u2019Alfa!\u201d. Lo sguardo di Elisabetta si intenerisce: \u00abIl suo cuore \u00e8 sempre rimasto l\u00ec, nonostante tutto\u00bb.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La carrozzina \u00e8 l\u00ec, sulla scalinata lungo la quale scendono i cosacchi sparando sulla folla. Il tempo sembra dilatarsi mentre guardiamo la madre del neonato esitare atterrita, la bocca spalancata in un urlo silenzioso, vediamo gli stivali dei soldati che avanzano, i fucili che fanno fuoco e le ruote del piccolo veicolo in bilico sul [&hellip;]<\/p>","protected":false},"author":14,"featured_media":41196,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[233],"tags":[223],"class_list":["post-41158","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-heritage","tag-223"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.8 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Tre Pezzi Iconici: Museo F.Lli Cozzi - Studio Chiesa<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Dico sempre che questo museo non contiene degli oggetti, ma contiene delle storie, che non sono nemmeno le storie degli oggetti, ma quelle delle persone.\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/en\/tre-pezzi-iconici-museo-f-lli-cozzi\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"en_GB\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Tre Pezzi Iconici: Museo F.Lli Cozzi - 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