{"id":41245,"date":"2024-01-11T13:14:52","date_gmt":"2024-01-11T12:14:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.studiochiesa.it\/?p=41245"},"modified":"2025-03-25T15:45:00","modified_gmt":"2025-03-25T14:45:00","slug":"il-lusso-della-tradizione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studiochiesa.it\/en\/il-lusso-della-tradizione\/","title":{"rendered":"Il Lusso della Tradizione"},"content":{"rendered":"<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"41245\" class=\"elementor elementor-41245\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-739a36c3 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"739a36c3\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-2f327466\" data-id=\"2f327466\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-51324e1 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"51324e1\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><strong>Le grandi storie dell\u2019heritage: Tessitura Bevilacqua<\/strong><\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-2741d2a3 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"2741d2a3\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Di Giovanni Mansueti, pittore veneziano della fine del Quattrocento, non si sa molto. Il Vasari nelle sue <em>Vite dei pi\u00f9 eccellenti pittori, scultori e architetti<\/em> gli dedica poche righe, per di pi\u00f9 in un capitolo dove raccoglie, un po\u2019 alla rinfusa mi verrebbe da dire, un gruppo nutrito di artisti che, pur non spiccando nel panorama artistico del tempo, lui \u2013 cos\u00ec scrive \u2013 non si sente di tralasciare visto che \u00absi sono affaticati per lasciar il mondo adorno dell\u2019opere loro\u00bb, e a voler pensar male (che, si sa, si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca\u2026) gi\u00e0 questo commento la dice lunga su quello che ritiene essere il loro valore.<br \/>In particolare di Mansueti scrive: \u00abLavor\u00f2 ancora benissimo le sue pitture, e si dilett\u00f2 molto di contrafare le cose naturali, figure e paesi lontani, Giovanni Mansueti, che imitando assai l\u2019opere di Gentile Bellino, fece in Venezia molte pitture. E nella scuola di S. Marco, in testa all\u2019udienza, dipinse un S. Marco che predica in sulla piazza, ritraendovi la facciata della chiesa, e fra la moltitudine degl\u2019uomini e delle donne che l\u2019ascoltano, turchi, greci e volti d\u2019uomini di diverse nazioni, con abiti stravaganti\u00bb. Oggi \u00e8 considerato dalla critica un minore, allievo di Gentile Bellini \u2013 anzi \u00abdiscepolo\u00bb suo, come si dichiara orgogliosamente nel cartiglio del telero <em>Miracolo della reliquia della Santa Croce in Campo San Lio<\/em> (1496 circa) \u2013 al cui stile si ispir\u00f2 per tutta la sua vita. Ciononostante raggiunse quasi certamente una sua notoriet\u00e0, sia pure nel ristretto ambito del territorio, visto che in un documento dell\u2019inizio del Cinquecento viene appellato come <em>magister<\/em> e quindi come \u00abprofessionista\u00bb dell\u2019arte. Per la storia che ci accingiamo a raccontare \u00e8 invece una figura importante perch\u00e9 un suo dipinto parrebbe testimoniare la longevit\u00e0 di una famiglia di tessitori, i Bevilacqua, che esercita ancora lo stesso mestiere nella stessa citt\u00e0, a Venezia nel sestiere di Santa Croce: nel cartiglio alla base del <em>San Marco trascinato nella sinagoga <\/em>(lo si ammira nella F\u00fcrstlich Gem\u00e4ldegalerie in Liechtenstein) compare infatti, tra i committenti, anche un \u00abGiacomo Bevilacqua, tessitore\u00bb. Non \u00e8 ovviamente detto che ci sia un rapporto di parentela diretto tra questo personaggio e Alberto Bevilacqua, attuale CEO della Tessitura Luigi Bevilacqua, ma non \u00e8 irrealistico ipotizzare che tra le decine di rivoli di discendenza della casata, uno abbia attraversato cinque secoli abbondanti di storia per giungere fino ai giorni nostri.<\/p><p>Il palazzo che ospita gli uffici e il laboratorio della Tessitura si affaccia sul Canal Grande: ci si arriva dopo un po\u2019 di giravolte per calli e campielli e, dopo aver superato il ponte Bembo, l\u2019elegante facciata rossa \u00e8 il diaframma che separa l\u2019oggi dal passato antico che si nasconde dietro di essa. Qui infatti si produce ancora a mano e ancora su telai e orditoi originali del Settecento, gli stessi che compaiono sulle tavole dell\u2019<em>Encyclop\u00e9die<\/em> di Diderot e D\u2019Alembert appese alle pareti. Cos\u00ec come i tessuti sono i medesimi che in quella stagione di favolosa bellezza, quasi un canto del cigno, che precedette la fine della Serenissima, abbellivano le dimore dei nobili: broccati, damaschi, lampassi e, soprattutto, velluti, il pi\u00f9 sontuoso dei quali \u00e8 il soprarizzo. Gi\u00e0 il nome spiega la sua caratteristica: alterna due tipi di pelo, il velluto riccio e il velluto tagliato, con quest\u2019ultimo pi\u00f9 alto del riccio, quindi sopra-riccio o, appunto, soprarizzo. Le due lavorazioni \u2013 che sono effettuate sulla stessa seta ma con ferri diversi, uno che taglia e l\u2019altro che viene invece sfilato \u2013 combinate insieme conferiscono ai motivi decorativi una tridimensionalit\u00e0 stupefacente con gradazioni di colore che derivano da un effetto ottico: il velluto riccio riflette la luce e risulta quindi pi\u00f9 chiaro mentre il velluto tagliato la assorbe e appare perci\u00f2 scuro. La sua produzione \u00e8 lentissima, non pi\u00f9 di venti-trenta centimetri al giorno, il che spiega il suo costo astronomico che sfiora i 5000 euro al metro.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-bb8c31c e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"bb8c31c\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-aabdd60 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"aabdd60\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Telaio-Bevilacqua-Grottesche.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6NDEyNDksInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDI0XC8wMVwvVGVsYWlvLUJldmlsYWNxdWEtR3JvdHRlc2NoZS5qcGcifQ%3D%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"533\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Telaio-Bevilacqua-Grottesche.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-41249\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Telaio-Bevilacqua-Grottesche.jpg 1080w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Telaio-Bevilacqua-Grottesche-500x333.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Telaio-Bevilacqua-Grottesche-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">Il velluto soprarizzo \u00e8 la produzione pi\u00f9 pregiata e preziosa della Tessitura Bevilacqua.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-0fe6231 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"0fe6231\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>\u00abL\u2019inizio documentato della Tessitura \u2013racconta Alberto Bevilacqua \u2013 risale al 1875 con il mio bisnonno Luigi\u00bb. \u00c8 lui che, insieme al socio Giovanni Battista Gianoglio, compra un palazzo in Fondamenta San Lorenzo per aprirvi una manifattura tessile. Dei due chi ha esperienza in questo campo \u00e8 Gianoglio, mentre di Luigi \u00e8 nota solo una precedente attivit\u00e0 come commerciante di vini. Tuttavia in lui alberga una sensibilit\u00e0 artistica maturata in famiglia visto che il padre Sante \u00e8 un <em>margariter<\/em>, cio\u00e8 un artigiano delle classiche perle di vetro veneziano. La bellezza e la sapienza delle lavorazioni tipiche veneziane gli scorrono nel sangue e per di pi\u00f9 quello \u00e8 un momento storico in cui in Europa si sta riscoprendo l\u2019artigianato e \u00abil pezzo unico\u00bb in contrapposizione alla produzione industriale \u00abdi serie\u00bb con i suoi effetti negativi estetici e sociali. Sono le teorie propugnate dal movimento <em>Arts and Crafts<\/em> che nato nell\u2019Inghilterra della seconda met\u00e0 del XIX secolo ebbe un forte impatto anche in altre nazioni, Stati Uniti e Giappone compresi.<br \/>\u00c8 possibile che questa nuova consapevolezza abbia influenzato Luigi Bevilacqua nella sua decisione? Forse, ma in ogni caso il mercato era pronto ad accogliere prodotti di alto livello qualitativo realizzati su piccola scala.<br \/>La scelta della sede era emblematica, quasi una dichiarazione d\u2019intenti: il palazzo infatti aveva una storia importante alle spalle perch\u00e9 era stata una delle sedi della Scuola della Seta della Serenissima, un\u2019istituzione cos\u00ec prestigiosa da meritare una digressione.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-8d49745 e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"8d49745\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-d037755 e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"d037755\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div 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800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">Il successo della Tessitura da subito travalic\u00f2 i confini nazionali come testimonia questo diploma ricevuto all\u2019Esposizione Nazionale di Bruxelles del 1910.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-5eacd15 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"5eacd15\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Sull\u2019origine del velluto gli studiosi sembrano ormai concordi nell\u2019indicare l\u2019Oriente: forse proveniva dalla Cina (ma <em>Il Milione<\/em> di Marco Polo non lo nomina mai), pi\u00f9 probabilmente dall\u2019Asia Centrale, con la Via della Seta a fungere da vettore (e non soltanto per questo tessuto) fino all\u2019Impero bizantino e all\u2019Occidente. A Venezia arriva quasi certamente all\u2019inizio del Trecento: lo sappiamo perch\u00e9 prima della met\u00e0 di quel secolo non vi \u00e8 menzione dei tessitori di velluto nei documenti storici. Esisteva invece, ed era assai potente, la corporazione degli <em>sciamiteri<\/em>, i tessitori di sciamito che era un prezioso tessuto in seta, di provenienza mediorientale, fin dal Medioevo sinonimo di ricchezza, sacralit\u00e0 e regalit\u00e0. I suoi artigiani avevano una chiesa a loro dedicata, quella dei gesuiti a Cannaregio, un patrono, san Cristoforo e, ovviamente, uno statuto molto severo che venne \u00abriformato\u00bb nel 1265 dalla Magistratura della Giustizia Vecchia *. Bene, in quella data ancora non vi \u00e8 traccia n\u00e9 di velluto n\u00e9 di tessitori a esso dedicati. Eppure, solo ottant\u2019anni dopo (nel 1347) vi \u00e8 una scissione, all\u2019interno della corporazione, tra <em>sciamiteri<\/em> e <em>veluderi<\/em>, il che indica che questi ultimi erano diventati molto numerosi, almeno quanto i primi. Che cosa era successo nel frattempo? Un\u2019immigrazione. Che per Venezia si riveler\u00e0 fondamentale dal punto di vista manifatturiero: molti Lucchesi fuggiti dalla loro citt\u00e0, teatro sanguinoso delle lotte tra Guelfi e Ghibellini, si erano rifugiati l\u00ec e tra di loro parecchi erano tessitori appunto di velluto, un\u2019attivit\u00e0 presente in Toscana gi\u00e0 da qualche decennio. In genere la Serenissima non era cos\u00ec propensa ad accogliere artigiani forestieri, ma in questo caso si dimostr\u00f2 molto inclusiva. Non certo per generosit\u00e0 d\u2019animo: il <em>know how<\/em> dei nuovi arrivati era prezioso e valeva senz\u2019altro la pena di mettere da parte diffidenze e regole troppo stringenti.<br \/><em>Sciamiteri<\/em> e <em>veluderi<\/em> in seguito, nel 1457, tornarono a riunirsi in un\u2019unica corporazione, quella dell\u2019<em>Arte dei filadori de seta<\/em> la cui ultima sede fu la Scuola Grande di Santa Maria della Misericordia che nel 1773 contava ben 6344 addetti tra \u00abcapimastri, mogli e figli di capimastri, maestri, mogli e figli di maestri, lavoranti approvati e non\u2026\u00bb, e via via a scendere di importanza e competenze fino ai <em>mistri fuori d\u2019impiego<\/em>**.<br \/>Ma gi\u00e0 il tramonto si annunciava fosco all\u2019orizzonte: nel 1797, con il Trattato di Campoformio, Napoleone chiude il lunghissimo periodo del governo della Serenissima e con la nascita della Repubblica Cisalpina promulga nuove leggi e detta nuove regole. Tra queste l\u2019abolizione di tutte le corporazioni artigiane: \u00abI pi\u00f9 maligni \u2013 dice Alberto Bevilacqua \u2013 sostengono fosse per protezionismo delle attivit\u00e0 concorrenti francesi, ma, se ci pensiamo, si tratt\u00f2 di una decisione perfettamente coerente con lo spirito liberale che si era affermato oltralpe in tutti i campi\u00bb. Cominci\u00f2 cos\u00ec una rapida decadenza della manifattura serica veneziana tanto che solo una trentina di anni dopo sopravvivevano nel territorio, ma a stento e a forza di continui prestiti, non pi\u00f9 di nove imprese.<\/p><p>Torniamo a Luigi Bevilacqua e al suo socio: per avviare l\u2019attivit\u00e0, oltre alla sede, hanno bisogno di telai, orditoi e attrezzi e la fortuna vuole che riescano a mettere le mani proprio sulle macchine che prima dell\u2019arrivo di Napoleone si trovavano nella Scuola della Seta (e che sono ancora quelle operative al giorno d\u2019oggi). Non abbiamo documenti commerciali che possano raccontarci gli inizi dell\u2019impresa, ma gli affari non dovevano andare male visto che nel 1892 la Tessitura venne trasferita a palazzo Labia, una sede pi\u00f9 prestigiosa perch\u00e9, tra l\u2019altro, vicina alla stazione ferroviaria e al Ponte delle Guglie, uno dei pi\u00f9 famosi della citt\u00e0, per di pi\u00f9 sulla direttrice che portava a Piazza San Marco: oggi come allora il passaggio era fondamentale. Ci sar\u00e0 poi, nel 1905, un altro trasferimento, proprio a due passi dall\u2019attuale sede, quindi a Santa Croce, ma a quell\u2019epoca il quadro societario \u00e8 cambiato: Gianoglio si \u00e8 ritirato e il nome dell\u2019impresa \u00e8 diventato \u00abF.lli Bevilacqua\u00bb. I fratelli citati nell\u2019intestazione sono tre dei numerosi figli di Luigi: il primogenito Vincenzo che funge da amministratore, Antonio, il \u201ccreativo\u201d e Angelo, incaricato delle relazioni con la clientela. A loro si affiancher\u00e0 in un secondo momento un altro fratello, il pi\u00f9 giovane: Cesare, nonno degli attuali proprietari. \u00abRicordo bene mio nonno, che \u00e8 morto quando io avevo 15 anni \u2013 racconta Alberto Bevilacqua \u2013 era un uomo estremamente dinamico e attivo, che fino in tarda et\u00e0 era tutti i giorni in azienda e che tutti gli anni andava in Svezia a trovare amici e parenti. Un personaggio tutto d\u2019un pezzo: aveva fatto la Prima guerra mondiale guadagnandosi una medaglia d\u2019argento al valor militare. Ferito, era stato ricoverato un anno a Roma e dichiarato \u201cgrande invalido di guerra\u201d. Per questo motivo avrebbe avuto diritto a una pensione che invece aveva sdegnosamente rifiutato\u00bb. Il riferimento alla Svezia incuriosisce ed \u00e8 presto spiegato: Cesare aveva sposato nel 1908 una contessa svedese, Glenny Charlotte von Redlick, (\u00absi saranno conosciuti al Lido \u2013 sorride Alberto \u2013 che gi\u00e0 all\u2019epoca attirava turisti da ogni parte d\u2019Europa\u00bb), un matrimonio che contribu\u00ec a introdurre la Tessitura Bevilacqua nel <em>milieau<\/em> aristocratico della Svezia e non solo in quello, visto che una larga fetta della produzione l\u00e0 diretta era destinata agli arredi ecclesiastici. Negli anni Venti inoltre il Municipio di Stoccolma assegn\u00f2 alla Tessitura l\u2019incarico di realizzare i broccati per rivestire divani, sedie e poltrone delle sue stanze con i motivi floreali, riecheggianti l\u2019<em>Art Nouveau<\/em>, dell\u2019artista Maja Sj\u00f6mstr\u00f6m e un decennio dopo circa saranno sempre i Bevilacqua a fornire i dorati velluti <em>D\u00e9co<\/em>, su disegni dell\u2019architetto Carl Bergsten, al teatro di G\u00f6temborg.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-b6b7089 e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"b6b7089\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-2e5e1b7 e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"2e5e1b7\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-addaa06 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"addaa06\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/foto3GRUPPOtessitori15X10.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6NDEyNTUsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDI0XC8wMVwvZm90bzNHUlVQUE90ZXNzaXRvcmkxNVgxMC5qcGcifQ%3D%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"533\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/foto3GRUPPOtessitori15X10.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-41255\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/foto3GRUPPOtessitori15X10.jpg 1080w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/foto3GRUPPOtessitori15X10-500x333.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/foto3GRUPPOtessitori15X10-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">Foto storica della Tessitura nel 1923: al centro i figli di Luigi Bevilacqua circondati dai lavoranti.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-bc24487 e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"bc24487\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-e03b95e elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"e03b95e\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/FOTO16-1.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6NDEyNTksInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDI0XC8wMVwvRk9UTzE2LTEuanBnIn0%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"533\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/FOTO16-1.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-41259\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/FOTO16-1.jpg 1080w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/FOTO16-1-500x333.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/FOTO16-1-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">Il teatro di G\u00f6temborg dalle pareti rivestite del bel velluto soprarizzo disegnato da Carl Bergsten e prodotto dalla Tessitura Bevilacqua. Il medesimo tessuto venne anche esposto nel 1934 alle XIX Biennale d\u2019Arte di Venezia.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-76430f1 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"76430f1\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Il periodo che dall\u2019inizio secolo si estende fino agli anni Quaranta fu estremamente ricco di commesse importanti il cui elenco sarebbe troppo lungo anche se ciascuna di esse contiene una storia che sarebbe degna di un racconto. Lo faremo solo per due: la Sala delle Feste del transatlantico <em>Conte di Savoia<\/em>, varato nel 1931, e le tende del teatro La Fenice nel 1937.<br \/>\u00c8 il 31 ottobre 1931 quando la principessa Maria Jos\u00e9 del Belgio, divenuta poi regina d\u2019Italia, inaugura il secondo transatlantico pi\u00f9 grande del nostro Paese, appunto il <em>Conte di Savoia<\/em> (il primo era il mitico <em>Rex<\/em>), destinato a coprire la rotta verso il Nordamerica. La data era stata scelta perch\u00e9, giorno pi\u00f9 giorno meno, coincidesse con l\u2019anniversario della Marcia su Roma e d\u2019altro canto, la nave stessa era stata concepita come un\u2019ode al regime fascista, la cui industria era capace di produrre manufatti in grado di rivaleggiare per splendore con quelli rinascimentali. Certamente non si era lesinato in termini di lusso e raffinatezza: vi era perfino un giardino d\u2019inverno con un bar dal soffitto decorato in foglia d\u2019argento, la sala da pranzo aveva le pareti in travertino e il soffitto in foglia d\u2019oro, e il salone della prima classe, la cosiddetta Sala delle Feste era la perfetta riproduzione, anche per dimensioni, della Galleria di Palazzo Colonna a Roma. Proprio in questo ambiente \u2013 a progettarlo era stato chiamato il celebre Adolfo Copped\u00e8 \u2013 tutti gli arredi destinati al relax (divani, poltrone, sedie) erano rivestiti di uno straordinario velluto soprarizzo <em>Giardinetto<\/em> prodotto dai Bevilacqua. Quel velluto ancora viene prodotto \u2013 \u00e8 il 3372 del catalogo \u2013 mentre del \u00abNuovo Super Transatlantico del Lloyd Sabaudo, la nave che non rolla\u00bb (cos\u00ec veniva definito in una cartolina pubblicitaria dell\u2019epoca), non resta pi\u00f9 nulla: l\u201911 settembre 1943, mentre era all\u2019\u00e0ncora proprio a Venezia, venne bombardato dalla RAF inglese e affond\u00f2 parzialmente; il tentativo, un paio di anni dopo, di recuperarlo per rimetterlo in funzione si blocc\u00f2 per i costi eccessivi che si sarebbero dovuti sostenere per cui il suo destino fu la demolizione. Ma gi\u00e0 allora di quei tessuti meravigliosi non era rimasto nulla se non un mucchietto di cenere.<br \/>Il caso ha voluto che anche i damaschi e i lampassi che rivestivano le pareti delle cinque Sale Apollinee del teatro La Fenice siano finiti bruciati in tempi pi\u00f9 recenti, nel 1996, quando un gigantesco rogo doloso distrusse il teatro. Riproducevano delicati motivi neoclassici e impero ispirati alle decorazioni dei rivestimenti parietali del teatro stesso nell\u2019Ottocento con grifoni e basi di colonne nei toni del blu e dell\u2019avorio.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-445457d e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"445457d\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-72d8762 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"72d8762\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/DIPLOMAD.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6NDEyNjEsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDI0XC8wMVwvRElQTE9NQUQuanBnIn0%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"630\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/DIPLOMAD.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-41261\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/DIPLOMAD.jpg 1080w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/DIPLOMAD-500x394.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/DIPLOMAD-768x604.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">Un altro dei tanti diplomi internazionali vinti dalla Tessitura nel corso della sua storia.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-f5be030 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"f5be030\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Un capitolo importante della produzione della Tessitura Bevilacqua \u00e8 quello relativo agli addobbi delle chiese, presente fin dagli inizi della sua attivit\u00e0 visto che in una \u00abGuida commerciale\u00bb di Venezia d\u2019inizio Novecento, all\u2019impresa sono associate varie tipologie di prodotto tra le quali appunto \u00abarredi ecclesiastici\u00bb, ma che divenne particolarmente rilevante negli anni Cinquanta: \u00abNel 1953 mio nonno venne nominato fornitore pontificio, una carica che mantenne per ben tre papati, sotto Pio XII, Giovanni XXIII e Paolo VI. D\u2019altro canto non bisogna dimenticare che proprio Giovanni XXIII, al secolo Angelo Roncalli, era stato patriarca di Venezia\u00bb. Una delle creazioni, forse la pi\u00f9 bella, \u00e8 rappresentata dalle \u00abvesti\u00bb con cui si ricoprono le colonne della Basilica della Madonna della Salute in occasione della festa della Vergine a cui la chiesa \u00e8 intitolata, il 21 novembre: \u00ab\u00c8 un velluto soprarizzo ricchissimo perch\u00e9 tramato d\u2019oro vero ed \u00e8 molto delicato tant\u2019\u00e8 che viene utilizzato solo in questa occasione\u00bb.<\/p><p>In quel periodo nella Tessitura \u00e8 gi\u00e0 entrato Giulio, l\u2019unico figlio maschio di Cesare, nato nel 1918: sar\u00e0 lui a prendere le redini dell\u2019azienda ed \u00e8 sotto la sua direzione che la Tessitura riceve un incarico addirittura dalla Casa Bianca (sotto la presidenza Eisenhower), la realizzazione di un velluto giallo su fondo avorio destinato alle sedute dello Studio Ovale. Ma gli anni Cinquanta segnano per i Bevilacqua un altro traguardo: l\u2019ingresso nel mondo della moda. E dalla porta principale. Chi la apre \u00e8 uno dei brand all\u2019epoca pi\u00f9 altisonanti del <em>fashion<\/em>: Roberta di Camerino. Che non \u00e8 il nome della sua fondatrice che invece era Giuliana Coen. Veneziana, di agiata famiglia ebrea, era stata costretta a rifugiarsi in Svizzera dopo la promulgazione in Italia delle leggi razziali ed \u00e8 proprio l\u00ec che comincia a realizzare le sue prime borsette che attirano immediatamente l\u2019attenzione del mercato per la loro estrosit\u00e0 e il ricorso, a piene mani si potrebbe dire, al colore. La sua grande svolta, in termini di notoriet\u00e0 mondiale, avviene quando ritorna produttivamente alle sue origini: velluti soprarizzo a firma Bevilacqua e borchie e chiusure in ottone prodotti dagli stessi artigiani che lavorano nel campo delle gondole. Un\u2019autentica rivoluzione da cui nasce la mitica <em>Bagonghi<\/em>, oggetto di desiderio di tutte le donne che l\u2019ammiravano, sulle riviste, al braccio di star come Grace Kelly, Liz Taylor, Gina Lollobrigida. Da allora il sodalizio con il mondo della moda non si \u00e8 mai interrotto: dal laboratorio di sestiere Santa Croce sono passati tanti nomi importanti tra i quali Iris e Carl Apfel (\u00abLoro erano diventati veramente amici di mio padre e una volta gli hanno portato dagli Stati Uniti una Ford Mustang con la quale abbiamo poi viaggiato per anni \u2013 racconta Alberto Bevilacqua \u2013 solo che non abbiamo mai fatto l\u2019importazione definitiva sicch\u00e9 la targa \u00e8 sempre rimasta quella di New York\u00bb).<\/p><p>Negli anni Novanta Alberto Bevilacqua entra in azienda. Non certo per vocazione: \u00abVolevo fare tutt\u2019altro, avevo studiato per indirizzarmi alla carriera diplomatica perch\u00e9 mi piaceva l\u2019idea di viaggiare, ma dato che quando mi sono laureato i concorsi per accedere a questa strada erano bloccati, sono prima entrato in banca e poi, visto che era un lavoro che proprio non sopportavo, ho fatto domanda per l\u2019insegnamento, passando poi di ruolo. In Tessitura ci sono entrato solo perch\u00e9 mio padre aveva cominciato ad avere problemi di salute\u00bb. La sua prima sensazione \u00e8 di sgomento: \u00abGuardavo le tessitrici, alcune erano gi\u00e0 avanti negli anni e mi chiedevo cosa sarebbe successo quando fossero uscite dall\u2019azienda. \u00c8 stato allora che abbiamo cominciato a cercare nuove e pi\u00f9 giovani lavoranti alle quali le <em>senior<\/em> hanno trasferito il loro <em>know how<\/em> e abbiamo cos\u00ec assicurato un futuro all\u2019impresa\u00bb. Oggi nel laboratorio lavorano 7 tessitrici che si alternano su 20 telai, ognuno dei quali viene utilizzato per una determinata lavorazione. Il rumore ritmico, quasi una musica, che domina in Tessitura, il movimento delle mani, delle braccia e dei piedi sono gli stessi di tre secoli fa, l\u2019epoca alla quale risalgono, come gi\u00e0 detto, le macchine. Un lavoro antico che per\u00f2 sembra attirare le nuove generazioni: \u00abLe nostre tessitrici provengono per lo pi\u00f9 dal Liceo Guggenheim che una volta si chiamava Scuola d\u2019Arte di Venezia: l\u00ec ricevono un\u2019infarinatura teorica, ma possono anche esercitarsi su piccoli telai e poi magari vengono qui a fare uno stage. La formazione per\u00f2 \u00e8 lunga e complicata: una volta si cominciava da bambine, intorno ai 13 anni, e ci si impratichiva gradualmente in un processo che poteva durare anche sette-otto anni. Oggi invece \u00e8 tutto pi\u00f9 rapido, ma la durata dell\u2019apprendistato non \u00e8 comunque inferiore ai due anni\u00bb.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-fed9c7c e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"fed9c7c\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-b8f1bf2 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"b8f1bf2\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Tessitura-Velluto-Leoni_telaio-Tessitura-Bevilacqua.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6NDEyNjMsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDI0XC8wMVwvVGVzc2l0dXJhLVZlbGx1dG8tTGVvbmlfdGVsYWlvLVRlc3NpdHVyYS1CZXZpbGFjcXVhLmpwZyJ9\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"600\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Tessitura-Velluto-Leoni_telaio-Tessitura-Bevilacqua.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-41263\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Tessitura-Velluto-Leoni_telaio-Tessitura-Bevilacqua.jpg 1080w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Tessitura-Velluto-Leoni_telaio-Tessitura-Bevilacqua-500x375.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Tessitura-Velluto-Leoni_telaio-Tessitura-Bevilacqua-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Tessitura-Velluto-Leoni_telaio-Tessitura-Bevilacqua-480x360.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">La produzione del velluto soprarizzo richiede moltissimo tempo e questo spiega il suo costo elevato.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-1ea9b5a elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"1ea9b5a\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Gestire il lavoro su questi telai non \u00e8 uno scherzo. Le macchine, inventate da Joseph-Marie Jacquard, permettono di realizzare motivi complessi grazie a un sistema che permette la lettura di schede perforate in cartone che corrispondono ai disegni stessi. Ma andiamo con ordine: una volta scelto il motivo, bisogna procedere con la cosiddetta \u00abmessa in carta\u00bb che altro non \u00e8 che il disegno riportato su carta millimetrata. A quel punto si possono preparare le schede perforate tramite punzonatura: ogni scheda rappresenta mezzo millimetro del disegno da realizzare, quindi se un motivo si estende su un metro e mezzo di tessuto saranno necessarie 3000 schede. Queste poi vanno legate tra loro con spago perch\u00e9 saranno montate su un cilindro rotante che avanza ogniqualvolta la tessitrice batte con il pettine l\u2019intreccio. Il sistema \u00e8 ingegnoso: ogni filo di ordito passa in una maglia del liccio che a sua volta \u00e8 collegata a un piccolo contrappeso. I fori delle schede fanno cadere alcuni contrappesi e cos\u00ec facendo le maglie dei licci connessi a questi fanno alzare i fili dell\u2019ordito corrispondenti e nello spazio che si crea viene inserito il filo di trama, poi battuto con il pettine. Questo \u00e8 solo il principio di base \u2013 il procedimento poi si complica a seconda delle caratteristiche del disegno \u2013 ma gi\u00e0 da questi pochi cenni si capisce che preparare l\u2019ordito, caricarlo sul telaio, sistemare tutte le rocche di filo che formeranno il velluto \u00e8 un\u2019operazione lunga e complessa che pu\u00f2 durare anche mesi. E si comprende meglio perch\u00e9 produrre in questo modo i tessuti richieda cos\u00ec tanto tempo. Alberto Bevilacqua mi porta anche l\u2019esempio di un velluto in quel momento in lavorazione, per il pelo del quale sono necessari 8000 fili mentre per il fondo 7000, in totale 15.000 fili. Ogni 20 metri circa di tessuto bisogna rifare l\u2019ordimento e poi, andando sul telaio, attaccare uno a uno i 15.000 fili, \u00abun lavoro pazzesco\u00bb conclude Bevilacqua.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-3fe0574 e-con-full e-flex e-con e-parent\" data-id=\"3fe0574\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-dddac36 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"dddac36\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/oggi-tessitura-Luigi-Bevilacqua_01.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6NDEyNjUsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDI0XC8wMVwvb2dnaS10ZXNzaXR1cmEtTHVpZ2ktQmV2aWxhY3F1YV8wMS5qcGcifQ%3D%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"531\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/oggi-tessitura-Luigi-Bevilacqua_01.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-41265\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/oggi-tessitura-Luigi-Bevilacqua_01.jpg 1084w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/oggi-tessitura-Luigi-Bevilacqua_01-500x332.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/oggi-tessitura-Luigi-Bevilacqua_01-768x510.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">Un altro scorcio della Tessitura con in primo piano la messa in carta di un motivo.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-02040ee elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"02040ee\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Tra i lavori commissionati alla Tessitura, alcuni sono quasi dei casi da <em>detective story<\/em> come il magnifico velluto destinato alle sedie di alcune stanze private del Cremlino. La richiesta, una decina di anni fa, era di rifare il tessuto il pi\u00f9 possibile identico all\u2019originale del Settecento francese. Smarcata la ricerca di un motivo che assomigliasse a quello di partenza, impresa non difficile visto che l\u2019archivio ne raccoglie pi\u00f9 di 3500, il primo vero problema \u00e8 stato identificare i colori originari, dato che dopo pi\u00f9 di due secoli di esposizione alla luce e alla polvere il velluto originale si era sbiadito. Fortunatamente analizzando alcune parti sotto le sedute era stato possibile risalire alle tinte corrette. Poi, per produrre quel tipo di tessuto si era \u201criesumato\u201d un telaio che non era pi\u00f9 in attivit\u00e0 da almeno una cinquantina di anni con tutte le difficolt\u00e0 del caso. Infine la produzione aveva richiesto l\u2019enorme numero di 16.000 fili, con un peso considerevole da spostare abbassando il pedale \u2013 circa 30 chili \u2013, tale da escludere che una sola tessitrice potesse lavorarci 8 ore al giorno, il che aveva richiesto che due tessitrici si alternassero alla macchina. \u00abIn quel caso ho proprio sbagliato i conti \u2013 confessa Alberto Bevilacqua \u2013 alla fine abbiamo lavorato in perdita\u00bb. Sospira, ma nonostante il suo disappunto non \u00e8 difficile valutare il ritorno in termini di immagine e di notoriet\u00e0 di una commessa di questo tipo.<br \/>Un altro lavoro molto importante in cui l\u2019analisi del materiale storico \u00e8 stata fondamentale \u00e8 pi\u00f9 recente: la fornitura di un velluto cremisi destinato al Palazzo Reale di Dresda. Come \u00e8 noto, la citt\u00e0 venne pressoch\u00e9 rasa al suolo nel 1945 dagli Alleati con il castello, appunto il cosiddetto Palazzo Reale, pesantemente danneggiato. Negli anni Sessanta ne \u00e8 cominciata la ricostruzione e nel 2017 la municipalit\u00e0 ha deciso di riportare allo splendore dell\u2019anteguerra la Sala del trono le cui pareti erano completamente rivestite in velluto. L\u2019incarico \u00e8 arrivato alla Tessitura Bevilacqua insieme all\u2019unico frammento del tessuto originale che si era salvato dalla distruzione: da l\u00ec bisognava partire per la produzione. Lavoro improbo: quasi tre anni di lavoro per tre tessitrici per un totale di 740 metri consegnati nel 2019.<\/p><p>Ma committenti privati? Alberto Bevilacqua sorride, si sa che queste sono domande delicate: \u00abI nostri tessuti si trovano nelle case di Mariah Carey, di Hugh Hefner, il fondatore di <em>Playboy<\/em>, e del regista Robert Zemeckis, premio Oscar per il film <em>Forrest Gump<\/em>, tanto per citare alcuni esempi presenti sulle pi\u00f9 prestigiose riviste di architettura\u00bb. Ma ce ne sono molti altri, soprattutto russi e arabi, il cui nome non ci verr\u00e0 rivelato. Gli italiani sono pochi e quei pochi preferiscono non fare ostentazione. Con un\u2019eccezione appartenente al passato: Raul Gardini. Lui, che di bellezza se ne intendeva, nutriva una vera passione per i tessuti della manifattura, con i quali aveva arredato le stanze di rappresentanza di Palazzo Dario sul Canal Grande, che aveva acquistato negli anni Ottanta, nonch\u00e9 quelle dell\u2019<em>headquarter<\/em> del Gruppo Ferruzzi a Ravenna, della Montedison a Milano, del suo castello toscano e perfino il suo aereo privato. E a un certo punto inoltra la proposta \u00abindecente\u00bb: vorrebbe acquistare la Tessitura. La risposta? \u00abUn gentile ma fermo no\u00bb.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-0741a2f elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"0741a2f\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>* <em>The Spirit of Tradition. <\/em><em>Eight Centuries of Venetian Velvets at the Tessitura Bevilacqua<\/em>.2004 Cicero editore, Venezia.<\/p><p>** Gastone Vio, <em>Le Scuole piccole nella Venezia dei Dogi<\/em>, 2004 Angelo Colla editore, Vicenza.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Giovanni Mansueti, pittore veneziano della fine del Quattrocento, non si sa molto. Il Vasari nelle sue Vite dei pi\u00f9 eccellenti pittori, scultori e architetti gli dedica poche righe, per di pi\u00f9 in un capitolo dove raccoglie, un po\u2019 alla rinfusa mi verrebbe da dire, un gruppo nutrito di artisti che, pur non spiccando nel panorama artistico del tempo, lui \u2013 cos\u00ec scrive \u2013 non si sente di tralasciare visto che \u00absi sono affaticati per lasciar il mondo adorno dell\u2019opere loro\u00bb, e a voler pensar male (che, si sa, si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca\u2026) gi\u00e0 questo commento la dice lunga su quello che ritiene essere il loro valore.<\/p>","protected":false},"author":14,"featured_media":41270,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[233],"tags":[223],"class_list":["post-41245","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-heritage","tag-223"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - 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