{"id":42182,"date":"2024-04-19T10:00:02","date_gmt":"2024-04-19T08:00:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.studiochiesa.it\/?p=42182"},"modified":"2025-03-25T15:41:49","modified_gmt":"2025-03-25T14:41:49","slug":"la-rivoluzione-di-alessia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studiochiesa.it\/en\/la-rivoluzione-di-alessia\/","title":{"rendered":"La rivoluzione di Alessia"},"content":{"rendered":"<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"42182\" class=\"elementor elementor-42182\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-659b97c elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"659b97c\" data-element_type=\"section\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-41cc4fb\" data-id=\"41cc4fb\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-8c421d5 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"8c421d5\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><strong>Heritage al femminile: Workout magazine incontra Alessia Simoni Gaudenzi di Gaudenzi<\/strong><\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-deccca2 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"deccca2\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Ci vuole un certo fegato per mettere piede, a trent\u2019anni e poco pi\u00f9, nell\u2019azienda di famiglia che invece ai tempi (era il 2022) di anni ne aveva pi\u00f9 di 130, con l\u2019obiettivo dichiarato di rimodellarne i processi rendendoli pi\u00f9 efficienti e performanti nell\u2019ottica di un prossimo passaggio da piccola a media impresa. Potrei anche aggiungere che giova avere un padre, che di quest\u2019azienda \u00e8 CEO, aperto alle novit\u00e0, ottimista e fiducioso e un socio senz\u2019altro di buon carattere.<br \/>Passiamo subito ai titoli di coda: lei \u00e8 Alessia Simoni Gaudenzi, il padre Michele Simoni Gaudenzi, il socio Mirco Piccolo. L\u2019ambientazione di questa storia: Gaudenzi, realt\u00e0 industriale di Albignasego \u2013 a una manciata di chilometri da Padova \u2013 il cui <em>core business<\/em> \u00e8 la produzione di lamiere forate e microforate. Azienda di et\u00e0 ragguardevole e dalla storia curiosa, contrassegnata da una lunga alternanza di fasi produttive e fasi puramente commerciali, da una vorticosa teoria di traslochi, da intrecci di famiglie diverse anche se imparentate tra loro e da una presenza femminile insolita per i tempi.<br \/>Cominciamo dall\u2019inizio: la fondazione.<\/p><p>Nella Padova di fine Ottocento via Roma ancora non esiste, o meglio, ancora non si chiama cos\u00ec: al suo posto ci sono quattro strade contigue, Sant\u2019Apollonia, Santa Giuliana, dei Servi e Sant\u2019Egidio che vanno a formare un\u2019arteria cittadina diretta al Prato della Valle e che immaginiamo fin d\u2019allora, centrale com\u2019\u00e8, affollata di belle dame impegnate nel consueto \u00abstruscio\u00bb, di perdigiorno intenti a bighellonare, di indaffarati artigiani e bravi borghesi che qui trovano botteghe, caff\u00e8 e pasticcerie, Pezziol, per esempio, con negozio in via dei Servi e inventore nel 1845 del celebre VOV, il liquore a base di uova, Marsala e zucchero, e Zaccaria, noto in citt\u00e0 per i suoi zaleti, i biscotti di farina di mais. E poi, passo dopo passo, si incontrano i magazzini Schostal, i cui corredi sono il sogno delle spose delle famiglie \u00abbene\u00bb della citt\u00e0, i mobili Romaro, le pelliccerie N.S. Cohen (bellissimo sar\u00e0 negli anni Venti il suo manifesto pubblicitario con una donna sontuosamente impellicciata accompagnata, sotto una fitta nevicata, da due gentiluomini in cappello a cilindro, cappotto e sciarpa candida), le macchine addizionatrici Faggionato, le vetrerie Cuzzeri, lo stabilimento fotografico Turola solo per citare alcuni esercizi dell\u2019epoca. C\u2019\u00e8 anche un negozio che vende setacci, tamburi e buratti: il proprietario si chiama <strong>Bartolomeo Gaudenzi<\/strong> e presto sar\u00e0 affiancato nella sua attivit\u00e0 dal figlio Ettore, sveglio e intraprendente, che non solo allarga la merceologia del negozio aggiungendo articoli di ferramenta, ma in Prato della Valle apre un laboratorio artigianale di produzione di reti e corde metalliche: lo <strong>Stabilimento Metallurgico Ettore Gaudenzi. \u00c8 il 1891<\/strong> e lui nemmeno si immagina che dopo pi\u00f9 di un secolo i suoi discendenti venderanno ancora questi prodotti.<\/p><p>Il lavoro gira bene e anche se non abbiamo prove dirette della prosperit\u00e0 della nuova azienda, possiamo arguirla dal fatto che Ettore commissiona la costruzione di una fabbrica con villa padronale annessa: sar\u00e0 terminata nel 1913 e in una foto di qualche anno dopo si ammira il bel parco con\u2026 una ciminiera sullo sfondo \u2013 all\u2019epoca nessuno si faceva grandi problemi su queste commistioni. Il nuovo edificio si trova proprio di fronte a quella che sar\u00e0 la Fiera di Padova, luogo strategico visto che la prima edizione della Fiera Campionaria, inaugurata nel 1919, vedr\u00e0 la partecipazione di ben 180.000 visitatori, tra i quali il pi\u00f9 blasonato \u00e8 il re, Vittorio Emanuele III. \u00c8 in occasione di questo evento straordinario che la distilleria Fratelli Barbieri presenta la sua ultima creazione, un amaro d\u2019erbe a bassa gradazione alcolica battezzato Aperol, dal termine francese <em>aper\u00f2<\/em>, cio\u00e8 \u00abaperitivo\u00bb. \u00c8 una festa per tutta la citt\u00e0, che tra il chiacchiericcio, la musica e le risate risorge dopo la Prima guerra mondiale.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-62e99f8 e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"62e99f8\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-3b5a44a elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"3b5a44a\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Gaudenzi-storica.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6NDIxODksInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDI0XC8wNFwvR2F1ZGVuemktc3RvcmljYS5qcGcifQ%3D%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"566\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Gaudenzi-storica.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-42189\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Gaudenzi-storica.jpg 1080w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Gaudenzi-storica-500x354.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Gaudenzi-storica-768x543.jpg 768w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Gaudenzi-storica-842x595.jpg 842w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">Lo stabilimento metallurgico Ettore Gaudenzi con la villa padronale eretta nel 1913 e il suo parco.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-e257017 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"e257017\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Negli anni del conflitto l\u2019azienda era stata trasferita prima a Bologna e poi a Lucca per allontanarsi dalla minaccia austriaca. Ora il rientro nei luoghi natii \u00e8 gioioso tanto pi\u00f9 che la fabbrica \u00e8 stata miracolosamente risparmiata dalle vicende belliche e l\u2019attivit\u00e0 pu\u00f2 riprendere subito, anche se, a dire la verit\u00e0, non si era mai veramente interrotta dato che la Gaudenzi aveva prodotto per l\u2019Esercito Italiano il filo spinato tristemente necessario per reticolati e cavalli di Frisia. <strong>Gli anni Venti sono il momento della sua massima espansione: ci lavorano 135 operai<\/strong>, di cui pi\u00f9 di 60 donne impiegate nei reparti di tessitura delle reti metalliche; gli uomini invece si occupano della trafileria, della zincatura e dei lavori pi\u00f9 faticosi alle presse e alle saldatrici. Quelli sono anche gli anni in cui Ettore viene nominato Cavaliere del Lavoro e contribuisce a far nascere l\u2019Unione degli Industriali di Padova che raggruppa tutti i nomi di spicco del tessuto produttivo del territorio.<\/p><p>L\u2019\u00abet\u00e0 dell\u2019oro\u00bb non durer\u00e0 purtroppo a lungo: <strong>gi\u00e0 nel 1935 Ettore deve dismettere l\u2019attivit\u00e0 industriale e lo stabilimento<\/strong> per una serie di congiunture negative. <strong>Proseguir\u00e0 solo l\u2019attivit\u00e0 commerciale<\/strong> che vedr\u00e0 per\u00f2 il negozio trasferito in un\u2019altra via del centro di Padova e sotto una ragione sociale differente: Soc. An. \u00abEttore Gaudenzi\u00bb. <strong>Accanto a Ettore il suo primogenito Antonio:<\/strong> insieme ritenteranno, qualche anno dopo, anche la produzione di tele e reti metalliche in un laboratorio nei pressi della stazione, ma lo scoppio della Seconda guerra mondiale e la morte di Ettore nel 1943 abbatteranno tutti i progetti.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-cc14ca8 e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"cc14ca8\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-95308fc elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"95308fc\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/admin-ajax-2.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6NDIxODUsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDI0XC8wNFwvYWRtaW4tYWpheC0yLmpwZyJ9\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"355\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/admin-ajax-2.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-42185\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/admin-ajax-2.jpg 600w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/admin-ajax-2-500x296.jpg 500w\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">Il negozio aperto nel 1935 in via Santa Lucia 8 e l\u00ec rimasto fino al 1961.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-36cb70e elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"36cb70e\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><strong>Gli anni del conflitto questa volta piegheranno l\u2019impresa<\/strong>: Antonio, che ha dovuto arruolarsi, viene fatto prigioniero e internato in un campo di concentramento in Africa, il laboratorio da poco avviato \u00e8 bombardato e poi saccheggiato. N\u00e9 andr\u00e0 meglio negli anni immediatamente successivi anche a causa del quadro economico nazionale ancora traballante. E poi nel 1953 un autentico colpo di scena: Antonio lascia improvvisamente famiglia e attivit\u00e0. Si ricamer\u00e0 molto su questo episodio nei racconti sussurrati tra parenti, ma il dato di fatto \u00e8 che l\u2019impresa adesso \u00e8 decapitata. A decidere del futuro della Gaudenzi saranno gli altri figli di Ettore: Ines, Ondina, Matilde (la mamma dell\u2019attuale Presidente) e Alberto, il pi\u00f9 giovane, segnato nel corpo dalla poliomelite contratta da bambino ma mente imprenditoriale lucidissima tant\u2019\u00e8 che ha gi\u00e0 avviato una sua attivit\u00e0 nel campo dei trasformatori elettrici. Insieme stabiliranno di proseguire solo l\u2019attivit\u00e0 commerciale, sopravvissuta senza troppi traumi. <strong>Determinanti per\u00f2 saranno due nuove figure: il marito di Matilde, Lorenzo Simoni, e una cugina di lui, Margherita Valvasori, che tutti chiamano \u00abMarghe\u00bb. L\u2019impresa diventa Gaudenzi Snc che vede Margherita al 50%, Ondina al 25% e Matilde con il marito al restante 25% con la liquidazione di Ines e Alberto.<\/strong><\/p><p>All\u2019interno di Gaudenzi la figura di Margherita \u00e8 circondata da un\u2019aura mitica: arrivata fino alla soglia del secolo di et\u00e0, \u00aba pi\u00f9 di novant\u2019anni ancora veniva tutti i giorni in azienda anche solo per leggere la posta!\u00bb racconta Alessia \u00abNon ha mai voluto sposarsi: aveva una carissima amica che viveva nello stesso palazzo ma in un appartamento differente e insieme erano quelle che venivano definite \u00abdue sagome\u00bb, due caratteri rocciosi, donne di spirito, decise e brillanti\u00bb. E Lorenzo Simoni? Altrettanto capace, ma all\u2019inizio non particolarmente entusiasta dell\u2019incarico di occuparsi dell\u2019azienda della moglie. Chimico puro, nel \u201944, quando sposa Matilde, \u00e8 direttore di un cementificio e, a quanto pare, questo settore gli calza a pennello: accetter\u00e0 di entrare in Gaudenzi, ma \u00absolo per un paio d\u2019anni, almeno cos\u00ec pensava, giusto il tempo di gestire il nuovo corso dell\u2019impresa per poi tornare al suo lavoro\u00bb racconta Michele. E poi? \u00abPoi ci \u00e8 rimasto\u00bb. \u00c8 lui a convincere \u00abMarghe\u00bb a investire una quota rilevante della sua cospicua eredit\u00e0 nell\u2019impresa e anche a lavorarci, in amministrazione, anzich\u00e9 starsene a casa come probabilmente avrebbe fatto un\u2019altra donna del suo rango sociale.<\/p><p>Anni Sessanta: nuovo trasferimento del negozio e apertura di un magazzino \u2013 entrambi in pieno centro storico \u2013 nel quale si effettuava anche la vendita e il taglio delle funi metalliche a misura e occasionalmente anche la realizzazione di reti. <strong>E nel 1977 ulteriore cambio societario: adesso l\u2019azienda si chiama Gaudenzi Srl. Di l\u00ec a qualche anno vi si affaccer\u00e0 Michele, figlio di Lorenzo e Matilde,<\/strong> studi di ingegneria e un\u2019esperienza commerciale alle spalle. L\u2019ingresso nell\u2019impresa di famiglia \u00e8 in magazzino (che nel frattempo aveva ancora una volta cambiato collocazione) come dipendente: \u00abal livello pi\u00f9 basso,\u00bb Michele sorride al ricordo \u00aballora si cominciava spazzando per terra\u00bb. Il parere dei genitori non \u00e8 stato determinante nella scelta di Michele, anzi \u00abmio padre era proprio contrario perch\u00e9, pur se soddisfatto dei risultati che aveva raggiunto, riteneva incerto il futuro in quel campo\u00bb. Diversa l\u2019opinione di \u00abzia Marghe\u00bb: lei adora il nipote e lo sostiene, ne ha intuito le potenzialit\u00e0, ne ha percepito le ambizioni. Che cominciano ben presto a entrare in collisione con le direttive del padre: se Lorenzo Simoni vuole concentrarsi esclusivamente sulla vendita di tutto ci\u00f2 che \u00e8 in misura standard, Michele invece comincia a muoversi sulla domanda, trancia lamiere, tagli funi e rilancia la produzione comprando una prima pressa per la realizzazione dei manicotti di funi e tiranti. Non sempre in modo trasparente: \u00abse su alcune scelte chiedevo l\u2019autorizzazione, su altre mi muovevo di nascosto. Tanto, quando \u201csaltava fuori\u201d, non potevano dirmi nulla perch\u00e9 il fatturato cresceva continuamente. In pi\u00f9 mia zia mi ha sempre appoggiato\u00bb.<\/p><p><strong>Michele ha un suo piano: da un lato vuole acquisire la propriet\u00e0 assoluta dell\u2019impresa, dall\u2019altro vuole incrementarne il versante produttivo.<\/strong> Cos\u00ec mentre gradatamente acquista le quote prima della zia Ondina, poi dei genitori (nel 1993) e infine dalla zia Marghe (nel 2000) \u2013 \u00abper comprare il primo 25% mi sono dovuto indebitare con sei banche, non avevo un centesimo, ma a quei tempi i direttori credevano nello spirito imprenditoriale\u00bb \u2013 , si guarda attorno in cerca di realt\u00e0 da incorporare in Gaudenzi e la scelta cade su un\u2019azienda lecchese che produce tele e reti metalliche: ne trasferisce telai e macchinari nel Padovano creando una nuova societ\u00e0, la T.M.P. Tessiture Metalliche di Padova che verr\u00e0 inglobata in Gaudenzi Srl qualche anno dopo. Nel 2002 sar\u00e0 acquistata anche la torinese Lamper, specializzata in lamiere forate, e con lo spostamento a Padova delle sue punzonatrici verr\u00e0 dato il via a questo tipo di produzione. Nel frattempo ancora un trasloco, prima di magazzino e parte produttiva e infine di negozio nella zona di Camin, pi\u00f9 periferica ma pi\u00f9 adatta alle nuove caratteristiche dell\u2019impresa, per poi approdare ad Albignasego, in una sede che si \u00e8 andata ad ampliare parallelamente all\u2019evoluzione tecnica e produttiva di Gaudenzi.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-4830998 e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"4830998\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-01e7bc6 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"01e7bc6\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/sde-nuova-c.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6NDIxOTcsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDI0XC8wNFwvc2RlLW51b3ZhLWMuanBnIn0%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"537\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/sde-nuova-c.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-42197\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/sde-nuova-c.jpg 1080w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/sde-nuova-c-500x336.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/sde-nuova-c-768x516.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">La sede di Gaudenzi ad Albignasego.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-8453ec8 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"8453ec8\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><strong>Evoluzione che ha portato oggi alla compresenza di quattro <em>business unit<\/em><\/strong>, di cui due ricalcano \u00ablo storico\u00bb mentre le altre rappresentano le nuove frontiere. <strong>La prima \u00e8 chiamata \u00absollevamento<\/strong>\u00bb e la sua attivit\u00e0 consiste sia nello smatassamento di funi, andando, su richiesta del cliente, a creare matasse o bobine pi\u00f9 piccole \u2013 la fune non solo viene tagliata, ma poi rifinita e personalizzata in base alle esigenze \u2013 sia nella produzione di tiranti e sartie sempre a misura e disegno del cliente. Un\u2019attivit\u00e0 quindi <em>on demand<\/em>, che continua, dice Alessia, \u00aba fare il suo\u00bb anche perch\u00e9 il prodotto \u00e8 ampiamente utilizzato nel campo della costruzione di ponti e di tensostrutture. In pi\u00f9 Gaudenzi offre un servizio di pronto intervento molto apprezzato e che probabilmente, a parit\u00e0 di altre condizioni, la fa preferire ad altri <em>competitor<\/em>. <strong>La seconda <em>business unit<\/em> \u00e8 la commercializzazione di tele e reti metalliche<\/strong>: non pi\u00f9 la produzione (la maggior parte dei telai era stata venduta gi\u00e0 nei primi anni del nuovo millennio) perch\u00e9 la concorrenza \u00e8 diventata insostenibile e Gaudenzi non intende entrare in una guerra dei prezzi che la vedrebbe comunque perdente e la allontanerebbe dalla scelta di puntare sempre alla massima qualit\u00e0 e alla customizzazione dei prodotti. \u00c8 un settore il cui fatturato \u00e8 in discesa e che non \u00e8 pi\u00f9 considerato strategico; si appoggia in parte sul negozio che, curiosit\u00e0, esiste ancora: \u00abessenzialmente si rivolge a una fetta di clientela affezionata che andr\u00e0 fatalmente a esaurirsi con il tempo\u00bb sottolinea Alessia. <strong>Le restanti due <em>business unit<\/em> riguardano la produzione di lamiere forate e la microforatura<\/strong>: sono quelle in cui sono confluiti molti degli investimenti degli ultimi anni perch\u00e9 queste attivit\u00e0 hanno visto un\u2019evoluzione tecnologica molto veloce con la necessit\u00e0 conseguente di mettere mano pi\u00f9 volte al parco macchine. Grazie a punzonatrici di ultimissima generazione Gaudenzi \u00e8 in grado di forare lamiere di spessore fino a 8 mm e di realizzare perforazioni sotto spessore con fori anche di mezzo millimetro di diametro e delle forme pi\u00f9 svariate, e con i suoi laser pu\u00f2 intervenire in modo estremamente preciso anche su spessori importanti. <strong>Ma \u00e8 la microforatura il campo in cui l\u2019azienda eccelle anche per la vivacit\u00e0 del suo reparto R&amp;S<\/strong>, a disposizione dei clienti per la realizzazione di prototipi. Immaginate lo spessore di un capello: bene, i macchinari di Gaudenzi possono praticare fori di diametro ancora pi\u00f9 piccolo, anche di 60 micron. I prodotti che ne derivano sono utilizzati, sia nel mercato estero sia in quello nazionale, in tantissimi settori: chimica, farmaceutica, plastica, alimentari (i succhi di frutta), insomma ovunque ci sia necessit\u00e0 di una filtrazione o di un setacciamento particolarmente fini. La microforatura sta crescendo in Gaudenzi in modo importante (tant\u2019\u00e8 che i macchinari a essa dedicati sono addirittura ospitati in un capannone a parte) ed \u00e8 in larga parte responsabile della straordinaria crescita \u2013 nel 2023 a doppia cifra (+14%) \u2013 che l\u2019azienda sta registrando da un po\u2019 di anni a questa parte.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-f6f1fcc e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"f6f1fcc\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-d1ad4bd elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"d1ad4bd\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/GD8_4195.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6NDIxOTEsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDI0XC8wNFwvR0Q4XzQxOTUuanBnIn0%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"533\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/GD8_4195.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-42191\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/GD8_4195.jpg 1080w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/GD8_4195-500x333.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/GD8_4195-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\"><\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-3cad62f elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"3cad62f\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Sono stati questi risultati correlati a una graduale complicazione dei processi interni a preludere all\u2019entrata di Alessia perch\u00e9 di processi \u00e8 un\u2019esperta. Ma prima di approfondire questo aspetto le chiediamo che rapporto c\u2019\u00e8 stato tra lei, dapprima nell\u2019infanzia e poi nei suoi anni di formazione, e Gaudenzi: \u00abDi fascinazione\u00bb \u00e8 la risposta semplice e diretta. \u00abHo respirato l\u2019aria di questa azienda fin da quando ero piccolissima: mia madre, che si occupa di una parte dell\u2019amministrazione, mi portava in ufficio quando non aveva nessuno a cui lasciarmi e l\u00ec disegnavo e poi, quando ho cominciato ad andare a scuola, facevo i compiti. Ero una bambina curiosa, chiedevo sempre a mio padre di portarmi a vedere i telai che mi piacevano particolarmente e quando lo stabilimento era chiuso pretendevo di salire sul muletto! Allora lui mi metteva al posto di guida, tenendomi in braccio, e facevamo finta di guidarlo: era un vero spasso!\u00bb.<br \/>Il liceo classico \u00e8 d\u2019obbligo, tranne che Alessia scopre di essere \u00abpi\u00f9 brava con i numeri che con le parole\u00bb: la Bocconi sar\u00e0 quindi il passo successivo alla maturit\u00e0, \u00abnon ho mai accarezzato l\u2019idea di fare l\u2019avvocato o il medico, e neppure di lavorare nel campo della filosofia o delle lettere\u00bb. <strong>\u00c8 in questa fucina di talenti che Alessia scopre il <em>lean management<\/em><\/strong> e vi si appassiona tanto da laurearsi e poi specializzarsi in questo tipo di gestione. La bont\u00e0 della sua tesi la far\u00e0 entrare in Carel, azienda specializzata in sistemi di controllo per la refrigerazione, una delle prime imprese <em>lean<\/em> in Italia e, spiega Alessia, \u00abtra le <em>case history<\/em> pi\u00f9 famose proprio per i risultati in termini di efficienza ottenuti grazie alla trasformazione dello stile di <em>management<\/em>\u00bb. La scelta di Alessia \u00e8 ben meditata: non ha fretta di entrare nell\u2019attivit\u00e0 di famiglia tant\u2019\u00e8 vero che gi\u00e0 prima della laurea si era ritagliata il tempo per un\u2019esperienza da stagista negli Stati Uniti. E la scelta di Carel \u00e8 coerente con il suo percorso accademico a cui vuole aggiungere la concretezza del lavoro quotidiano: ci rimarr\u00e0 sette anni, nell\u2019ufficio che si occupa del <em>lean management<\/em> del Gruppo i cui progetti impattano su tutte le filiali e gli stabilimenti dell\u2019impresa. L\u00ec vedr\u00e0 anche ben applicata una tecnica, l\u2019Hoshin Kanri, che in buona sostanza si concentra sulla pianificazione strategica di un\u2019azienda a partire dall\u2019analisi delle opportunit\u00e0 di mercato e delle proprie potenzialit\u00e0 aiutando a definirne le strategie a medio-lungo termine.<\/p><p>Spiegare il <em>lean management<\/em> non \u00e8 semplicissimo a meno di banalizzarlo. Corriamo il rischio allora e diciamo che <strong>\u00e8 una filosofia manageriale, un modo di approcciarsi all\u2019azienda <\/strong>che si fonda essenzialmente su tre principi: <strong>Valore (Customer Value)<\/strong>, che \u00e8 poi essenzialmente quello del cliente finale, il che porta a distinguere tra attivit\u00e0 che sono a valore aggiunto per il cliente stesso, e diventano quindi fondamentali, e quelle che invece non lo sono, sono considerate perci\u00f2 secondarie e vanno ripensate in termini di tempo e risorse dedicate; <strong>Miglioramento Continuo (Kaizen<\/strong>) sia a livello individuale sia a livello di azienda che deve progredire lottando contro gli sprechi con l\u2019obiettivo finale di ottimizzare e rendere snelli i processi; <strong>Rispetto per le persone (Respect for people<\/strong>). <strong>Tutti i dipendenti, manager o meno, sono coinvolti: con piena consapevolezza delle strategie a lungo termine, ma nel contempo con, ciascuno, un obiettivo piccolo e misurabile da raggiungere<\/strong>. \u00abC\u2019\u00e8 un continuo scambio biunivoco tra l\u2019alto e il basso.\u00bb continua Alessia \u00abLa strategia cala dalle persone che rivestono un ruolo direttivo verso il basso, ma dal basso partono continui spunti di miglioramento della strategia, sui quali la direzione pu\u00f2 aggiornarsi oppure tenerne conto per progetti futuri\u00bb. <em>Lean management<\/em> e pianificazione Hoshin Kanri concorrono all\u2019ottimizzazione dell\u2019impresa a 360 gradi.<br \/>Di primo acchito vi sembra \u00abbuon senso manageriale\u00bb, come lo definisce ridendo Alessia? Non lo \u00e8 cos\u00ec tanto. Anche perch\u00e9 la situazione si complica, o si definisce meglio a seconda dei punti di vista, quando al <em>lean management<\/em> si aggiunge la metodologia Six Sigma. Questo \u00e8 l\u2019approccio strutturato e scientifico alla gestione dei progetti, cio\u00e8 utilizza strumenti matematico-statistici per misurare il risultato e ridurre il margine di errore. \u00c8 il suo contribuito per rendere tangibile, per cos\u00ec dire, il miglioramento, superando la soggettivit\u00e0 della percezione.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-b02547f e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"b02547f\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-5b39824 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"5b39824\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/GDZ_4554.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6NDIxOTUsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDI0XC8wNFwvR0RaXzQ1NTQuanBnIn0%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"533\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/GDZ_4554.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-42195\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/GDZ_4554.jpg 1080w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/GDZ_4554-500x333.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/GDZ_4554-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\"><\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-98bb849 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"98bb849\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><strong>In Gaudenzi Alessia, nel suo ruolo di Process Improvement Manager, sta introducendo proprio il <em>lean management<\/em><\/strong> con tutte le problematiche e le difficolt\u00e0 che si possono incontrare in un\u2019azienda in crescita veloce, ma con una lunga storia e abitudini sedimentate. Nella sua \u00abrivoluzione\u00bb Alessia \u00e8 ampiamente supportata sia dal padre che da Mirco Piccolo: \u00abNessuno dei due ha un approccio conservativo \u2013 afferma Alessia \u2013 Entrambi non hanno paura di eliminare quello che fino al giorno prima avevano adottato\u00bb. E aggiunge: \u00abSiamo appena partiti, la strada \u00e8 lunga. Al momento ho lavorato con progetti sui fondamentali come la sicurezza, le 5S (sono cinque parole che descrivono le buone \u201cpratiche\u201d sul posto di lavoro <em>n.d.r.<\/em>), il relayout degli spazi, la qualit\u00e0, la consegna al cliente\u2026\u00bb. Nel contempo sta affinando le sue doti e la sua attitudine manageriale con un approccio di autoanalisi, che nel team di Carel era abituale, in un\u2019ottica di crescita personale. Le chiediamo allora quali sono <strong>i 10 punti di un buon comportamento manageriale<\/strong>. Ed ecco il decalogo di Alessia, \u00abdalla sua viva voce\u00bb.<\/p><ol><li>Devi metterti in ascolto: \u00e8 fondamentale destinare tempo per ascoltare gli altri con il fine di capire, non di ribattere. Sono i tuoi interlocutori a essere in primo piano, devi lasciar loro lo spazio necessario per esprimersi.<\/li><li>Devi far crescere i tuoi collaboratori. Non dicendo cosa devono fare, ma incoraggiandoli a fare, quindi delegando.<\/li><li>Devi dare ai collaboratori la possibilit\u00e0 di sbagliare. Bisogna accogliere il rischio e accettare che le persone che lavorano con te lo sperimentino sulla propria pelle, senza sanzionare l\u2019eventuale errore. Addirittura pu\u00f2 essere meglio lasciare che il processo si schianti piuttosto che intervenire come \u00abuna chioccia\u00bb.<\/li><li>Devi comunicare la strategia e mostrare la visione perch\u00e9 altrimenti i tuoi collaboratori lavoreranno senza un orizzonte, sempre dall\u2019oggi per il domani. Nel contempo devi \u00abcalare\u00bb la strategia dando obiettivi pi\u00f9 contenuti e pi\u00f9 veloci da raggiungere. Cos\u00ec aiuti le persone a conferire concretezza alla loro attivit\u00e0.<\/li><li>Devi abituarti a parlare con i numeri. Se affermi un concetto, positivo o negativo che sia, devi supportarlo con fatti e cifre, cio\u00e8 sottolineandone l\u2019aspetto quantitativo. In caso contrario il rischio \u00e8 quello di restare nel campo della \u00absensazione\u00bb che \u00e8 sempre qualcosa di soggettivo. Al contempo devi sapere cosa c\u2019\u00e8 dietro un numero in modo da poter valutare quest\u2019ultimo nel modo pi\u00f9 corretto indipendentemente dalle sue oscillazioni.<\/li><li>Devi essere <em>emotionally controlled<\/em>, quindi saper trasmettere equilibrio e serenit\u00e0 anche nelle situazioni pi\u00f9 negative o ansiogene. Senza per\u00f2 dimenticare che in talune circostanze pu\u00f2 giovare \u00abmettere un po\u2019 di pepe\u00bb al team, purch\u00e9 questo non significhi umiliare o mortificare i singoli.<\/li><li>Devi mostrare coerenza azione-parole, quella che gli americani chiamano <em>walk the talk<\/em>. Non puoi affermare qualcosa che poi disattenderai tu stesso: perderesti in credibilit\u00e0.<\/li><li>Devi perseguire un continuo miglioramento. Trovare il tempo per \u00abfermare il fare\u00bb allo scopo di riflettere sui tuoi comportamenti, di analizzare i tuoi atteggiamenti in determinate circostanze, magari chiedendo un feedback ai colleghi oppure, se \u00e8 pi\u00f9 semplice, ai diretti responsabili. L\u2019importante \u00e8 cercare di migliorarsi sempre.<\/li><li>Devi essere genuino e in particolare non frapporre troppi schermi tra il te lavorativo e il te privato anche a rischio di evidenziare qualche debolezza. Frammenti della tua vita devono filtrare all\u2019esterno, se no rischi di essere depersonalizzato, di essere visto solo come \u00abcapo\u00bb, un ruolo e niente pi\u00f9.<\/li><li>Devi fare quello che va fatto. Soprattutto se si tratta una decisione psicologicamente problematica, come un licenziamento o una scelta altrettanto drastica, non puoi soprassedere o rimandare.<\/li><\/ol>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-17ab0cd e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"17ab0cd\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-43fa485 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"43fa485\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/GDZ_4029.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6NDIxOTMsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDI0XC8wNFwvR0RaXzQwMjkuanBnIn0%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"533\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/GDZ_4029.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-42193\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/GDZ_4029.jpg 1080w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/GDZ_4029-500x333.jpg 500w, https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/GDZ_4029-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">Michele Simoni Gaudenzi, Presidente di Gaudenzi.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-4284976 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"4284976\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Ci si chiede se con questo<em> background<\/em> di conoscenza e consapevolezza Alessia possa considerarsi un manager \u00abfinito\u00bb. \u00c8 lei stessa a rifiutare questa immagine, all\u2019opposto della sua tensione verso un miglioramento costante, e per farlo sottolinea errori commessi. Cita per esempio un anno in Carel nel quale ha vissuto pi\u00f9 di un momento di tensione con i colleghi \u2013 \u00absono stata in guerra con tutti\u00bb \u00e8 la sua iperbole \u2013 sul fronte delle idee, dei metodi e dei principi di management al fine di raggiungere gli obiettivi che le erano stati assegnati. Per\u00f2 con un dispendio enorme di energie che avrebbero potuto essere indirizzate diversamente. Senza contare, dice, \u00abche con un approccio pi\u00f9 dialettico avrei giovato di pi\u00f9, oltre che a me, anche alle dinamiche generali\u00bb. Questi episodi li racconta in modo trasparente, senza troppi giri di parole. Cos\u00ec come diretta e semplice \u00e8 nel sottolineare ci\u00f2 di cui \u00e8 pi\u00f9 fiera, il percorso fatto, la scelta di lavorare per sette anni su tanti progetti diversi senza l\u2019obbligo di specializzarsi in qualcosa, ma spaziando nei campi pi\u00f9 vari, \u00abcosa che adesso \u2013 sottolinea \u2013 mi torna utile\u00bb e, per di pi\u00f9, avendo la responsabilit\u00e0 sui risultati del team ma senza che i collaboratori avessero una dipendenza gerarchica da lei (\u00abUn\u2019ottima scuola di leadership\u00bb). Con analogo orgoglio rimarca la sua indipendenza di pensiero, la stessa che la port\u00f2, lei giovanissima, a dichiarare il proprio disaccordo con quanto il Group Chief Operations Officer di Carel, da poco insediato, stava dicendo a una folta platea aziendale: \u00absono stata l\u2019unica, ma ho anche motivato le mie critiche. Da allora ho costruito con questa persona un rapporto magnifico che mi ha portato a lavorare per molti dei suoi progetti e ad accompagnarlo in alcuni viaggi di lavoro. Ci sentiamo ogni tanto anche adesso\u00bb.<\/p><p><strong>La spinta all\u2019innovazione, di cui Alessia \u00e8 un esempio lampante, \u00e8 senza dubbio uno dei valori di Gaudenzi<\/strong>, quello vincente perch\u00e9 ha consentito all\u2019azienda un salto di qualit\u00e0 importante: \u00abnon abbiamo mai paura di raccogliere nuove sfide\u00bb afferma convinta. <strong>E gli altri? \u00abPrima di tutto il rispetto<\/strong>. Rispetto per i dipendenti: premiamo il merito, cerchiamo di essere il pi\u00f9 possibile trasparenti, perseguiamo il coinvolgimento a tutti i livelli, crediamo nella formazione e se ci sono richieste particolari, cerchiamo di esaudirle. Poi rispetto per i fornitori: non andiamo mai in ritardo sui pagamenti, anche nei casi in cui non siamo soddisfatti al 100%, prima saldiamo e poi casomai ci lamentiamo. E rispetto per i clienti che si estrinseca in flessibilit\u00e0, disponibilit\u00e0, attenzione per le loro esigenze\u00bb. <strong>E poi ancora una volta Alessia cita lo stimolo al continuo miglioramento<\/strong>. Si capisce che \u00e8 il suo mantra, ma anche la sua certezza: si pu\u00f2 e si deve fare sempre meglio. In questo c\u2019\u00e8 parecchio da imparare da lei.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci vuole un certo fegato per mettere piede, a trent\u2019anni e poco pi\u00f9, nell\u2019azienda di famiglia che invece ai tempi (era il 2022) di anni ne aveva pi\u00f9 di 130, con l\u2019obiettivo dichiarato di rimodellarne i processi rendendoli pi\u00f9 efficienti e performanti nell\u2019ottica di un prossimo passaggio da piccola a media impresa. <\/p>","protected":false},"author":14,"featured_media":42204,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[233],"tags":[],"class_list":["post-42182","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-heritage"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO Premium plugin v26.3 (Yoast SEO v27.5) - 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