{"id":45328,"date":"2025-12-18T11:21:06","date_gmt":"2025-12-18T10:21:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.studiochiesa.it\/?p=45328"},"modified":"2025-12-19T16:33:40","modified_gmt":"2025-12-19T15:33:40","slug":"due-secoli-in-porto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studiochiesa.it\/en\/due-secoli-in-porto\/","title":{"rendered":"Due secoli in porto"},"content":{"rendered":"<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"45328\" class=\"elementor elementor-45328\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-3e0237f5 e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"3e0237f5\" data-element_type=\"container\" data-settings=\"{&quot;jet_parallax_layout_list&quot;:[]}\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-53a949ef elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"53a949ef\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><strong>Heritage al femminile: Workout magazine incontra Costanza Musso, AD del Gruppo Grendi 1828<\/strong><\/p><p>In principio erano i caravana. No, non \u00e8 refuso anche se il termine \u00e8 una palese corruzione della parola \u00abcarovana\u00bb, a sua volta derivante dal persiano <em>k\u0101rw\u0101n<\/em>, a riprova di quello stretto legame linguistico che univa tutti gli ambiti marinari mediterranei con contaminazioni che passavano di nave in nave, da banchina a banchina e che avevano dato vita a una vera e propria lingua franca, il <em>sabir<\/em>, che era un po\u2019 come l\u2019<em>International English<\/em> di oggi che fa arricciare il naso ai veri inglesi. Composto da italiano (soprattutto veneto e ligure) e spagnolo, con l\u2019aggiunta di parole turche, catalane, greche, occitane, arabe mediate dal siciliano, il <em>sabir<\/em> risuonava a bordo delle navi, negli angiporti, nei mercati, parlato dai marinai come dai commercianti, dagli schiavi di Malta cos\u00ec come dai pirati.<\/p><p>Perch\u00e9 i caravana si chiamavano cos\u00ec? <strong>Perch\u00e9 anche loro, proprio come i carovanieri dei racconti delle Mille e Una Notte, si spostavano, pi\u00f9 precisamente dalle vallate della Bergamasca fino al territorio genovese, anzi fino al porto di Genova in quanto loro, e solo loro, potevano svolgere le operazioni di facchinaggio all\u2019interno della zona della Dogana \u2013 e successivamente del Portofranco<\/strong> \u2013 dove le merci preziose o quelle soggette a particolari imposte sostavano e potevano essere sballate, magari anche solo per i controlli di rito. La loro presenza \u00e8 documentata fin dal 1340, data del primo Statuto della Compagnia, che per\u00f2 non menziona condizioni particolari di cittadinanza dei suoi membri. <strong>Fu solo a partire da un secolo dopo circa (dal 1487) che venne decretato che chi svolgeva questi lavori dovesse necessariamente provenire da Bergamo o dalla val Brembana con una successiva estensione del privilegio, nel 1576, ai migranti dalla val Brembilla e valle Imagna<\/strong>: \u00ab<em>Niuno presumi di venir ammesso nella Caravana, se non sia di Bergamo. Mani grandi et anco gambe forti, per niuna ragione sentir la fatica ammesso<\/em>\u00bb recita un antico statuto della Repubblica di Genova. I motivi di questa scelta si perdono nella notte dei tempi e possono solo essere oggetto di congetture. Quella che \u00e8 probabilmente una leggenda narra che durante una delle tante pestilenze che periodicamente affliggevano la citt\u00e0, furono soprattutto i lavoratori bergamaschi a prestare assistenza nel raccogliere e seppellire i morti, e per questo motivo furono ricompensati dal Comune con l\u2019esclusiva del facchinaggio, che era un\u2019attivit\u00e0 sicura e ben remunerata. Forse pi\u00f9 prossima alla verit\u00e0 storica \u00e8 l\u2019ipotesi che le autorit\u00e0 cittadine avessero deciso di escludere i genovesi da questa funzione perch\u00e9 pensavano che una compagnia \u00abforestiera\u00bb, proprio in quanto priva di legami con la citt\u00e0, si sarebbe astenuta da intrighi di potere, faide locali e pratiche clientelari.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-50328f13 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"50328f13\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/grendi-nave.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6NDUzMzAsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDI1XC8xMlwvZ3JlbmRpLW5hdmUuanBnIn0%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"445\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/grendi-nave.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-45330\" alt=\"\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\"><\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-57a159ab elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"57a159ab\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>I caravana erano davvero un mondo a parte: lo si diventava per nascita \u2013 addirittura il posto nella Compagnia si poteva tramandare di padre in figlio \u2013 tant\u2019\u00e8 che si vociferava di ragazze genovesi di poverissima origine che andavano nella Bergamasca per farsi ingravidare e poter assicurare a se stesse e al figlio una vita migliore oppure di donne originarie delle valli che una volta incinte vi tornavano per partorire e avere cos\u00ec un\u2019inappellabile \u00abcertificazione\u00bb DOC per il neonato. <strong>E in effetti la Compagnia non lasciava indietro nessuno: i soci venivano aiutati in caso di malattie e infortuni, assistiti in vecchiaia e alla morte \u2013 i funerali erano solenni \u2013 vedove e orfani venivano tutelati. <\/strong>Dal canto loro i caravana erano tenuti a un comportamento integerrimo: vietati il turpiloquio e la bestemmia, il gioco delle carte era permesso solo alla domenica e quello dei dadi a Pasqua e a Natale, per non parlare di risse e furti che valevano durissime punizioni e talvolta l\u2019espulsione. La loro religiosit\u00e0 era notoria: avevano una cappella intitolata alla Santa Croce nella Chiesa di Santa Maria del Carmine e si obbligavano a partecipare alla Messa almeno in alcune festivit\u00e0 comandate. E pazienza se talvolta la devozione si mischiava a necessit\u00e0 pratiche: tanto per fare un esempio, accendevano sempre un lume davanti all\u2019immagine della Madonna in piazza Banchi \u00ab<em>tanto per l\u2019amore divino, quanto per la salvaguardia de li banchi contro li ladri<\/em>\u00bb, precauzione quanto mai opportuna visto che all\u2019epoca non vi era traccia di illuminazione pubblica e non era certo che la Vergine sarebbe intervenuta contro i malviventi.<\/p><p>Potrei andare avanti a lungo a raccontare di questa confraternita e delle tante vicende della storia di Genova e del nostro Paese che l\u2019hanno vista protagonista fino al suo scioglimento ufficiale a met\u00e0 dell\u2019Ottocento, ma mi fermo qui. La ragione di questa lunga digressione \u00e8 <strong>che caravana e camalli (questi ultimi sono i facchini generici \u2013 denominati da un\u2019altra bella parola di origine turca: <em>hamal<\/em> \u2013 che dei primi presero praticamente il posto e che sono organizzati dal 1946 sotto la CULMV, la Compagnia Unica fra i Lavoratori delle Merci Varie) hanno giocato un ruolo cruciale anche nella storia della famiglia di cui Costanza Musso, AD del Gruppo Grendi, \u00e8 sesta generazione.<\/strong> E per raccontarlo bisogna partire dall\u2019inizio, scavallando all\u2019indietro di un paio di secoli e portandoci nella Genova borghese ottocentesca, il cui benessere economico ruotava attorno a quel grande formicaio brulicante di uomini e attivit\u00e0 che era il porto.<\/p><p>All\u2019epoca i Musso e i Grendi erano spedizionieri. <strong>Da quanto con precisione non lo sappiamo, ma esiste una polizza, datata 30 ottobre 1828 e firmata con eleganti svolazzi da un Grendi, Giuseppe di Gaetano, che viene considerata l\u2019atto di nascita dell\u2019azienda. <\/strong>In essa si dichiara che il capitano Gi\u00f2 Batta Borzone di Lavagna prende in carico da Francesco Sommariva due casse di cappelli di feltro, per un valore di 680 lire nuove piemontesi. L\u2019accordo prevede che la merce sar\u00e0 venduta \u00aba piacimento\u00bb del comandante che pagher\u00e0 Sommariva al ritorno. Garanti e testimoni sono appunto Giuseppe Grendi e tal Giuseppe Benvenuto (di quest\u2019ultimo non abbiamo notizie tranne che il cognome era nel Gotha cittadino di quel tempo). Giuseppe \u00e8 invece fratello di Marco Antonio Grendi, il fondatore dell\u2019azienda, che da Portofino \u2013 dove era nato nel 1807 \u2013 si era trasferito a Genova iniziando un\u2019attivit\u00e0 appunto di spedizioniere. E i Musso? Di loro riusciamo a risalire a un Gi\u00f2 Batta, nato a Genova nel 1797 e di cui si sa che intorno agli anni Venti dell\u2019Ottocento \u00e8 anche lui spedizioniere (non deve sorprendere: il lavoro non doveva mancare nel grande ecosistema commerciale del porto).<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-3b43647b elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"3b43647b\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/La-polizza-del-1828-che-attesta-linizio-dellattivita\u0300-dellimpresa-Grendi-1.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6NDUzMzEsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDI1XC8xMlwvTGEtcG9saXp6YS1kZWwtMTgyOC1jaGUtYXR0ZXN0YS1saW5pemlvLWRlbGxhdHRpdml0YVx1MDMwMC1kZWxsaW1wcmVzYS1HcmVuZGktMS5qcGcifQ%3D%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"650\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/La-polizza-del-1828-che-attesta-linizio-dellattivita\u0300-dellimpresa-Grendi-1.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-45331\" alt=\"\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">La polizza del 1828 che attesta l\u2019inizio dell\u2019attivit\u00e0 della Grendi.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-511a9c69 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"511a9c69\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><strong>A quanto pare le due famiglie si conoscono \u2013 anche qui nulla di strano, la dimensione della citt\u00e0 lo consentiva agevolmente \u2013, ma, di pi\u00f9, vivono nella stessa via e a un certo punto si apparentano per via matrimoniale: Luigi Musso (il figlio pi\u00f9 piccolo di Gi\u00f2 Batta) sposa Angela Grendi, figlia invece di Marco Antonio.<\/strong> Sar\u00e0 l\u2019inizio di un sodalizio solidissimo, affari e famiglia, che alla fine porter\u00e0 a una sola realt\u00e0 imprenditoriale, la Grendi. Andiamo per\u00f2 con ordine: Luigi era stato designato a portare avanti l\u2019attivit\u00e0 paterna, Angela invece era una donna, destinata \u2013 come di consuetudine \u2013 alla casa e ai figli, e quindi il cosiddetto <em>scagnu<\/em>, cio\u00e8 l\u2019azienda, era passato nelle mani del fratello minore Gaetano. Costui, a sua volta, aveva avuto solo figlie femmine, per di pi\u00f9 morte in tenera et\u00e0, e quindi gli era parso naturale chiamare a un certo punto al suo fianco <strong>il nipote Marco Antonio Musso, il figlio pi\u00f9 piccolo di Angela Grendi e Luigi Musso.<\/strong> <strong>Sar\u00e0 lui a ereditare, scomparso Gaetano, la Grendi &amp; Figlio nel 1899<\/strong>: ha 37 anni, per l\u2019epoca gi\u00e0 un uomo maturo, si \u00e8 sposato da poco e ancora non sa che la sua azienda e la sua famiglia, dopo aver varcato il nuovo secolo, conosceranno la sciagura della Prima guerra mondiale.<\/p><p><strong>I figli di Marco Antonio Musso saranno tre, il primogenito \u00e8 Ugo che del nuovo secolo \u00e8 appunto figlio recentissimo<\/strong> (31 marzo 1900 la sua data di nascita): ci fissa, con lo sguardo fiero e un po\u2019 beffardo che hanno gli adolescenti quando si sentono adulti, da una foto in cui \u00e8 in divisa. S\u00ec, perch\u00e9 appena diciassettenne, sfidando i dinieghi e le angosce famigliari, si \u00e8 arruolato volontario, sedotto dalle esaltate parole di Gabriele d\u2019Annunzio che da Quarto d\u2019Altino, due anni prima, aveva arringato i giovani, quelli \u00ab<em>affamati di gloria, perch\u00e9 saranno saziati<\/em>\u00bb a gettarsi nella mischia interventista. In quel momento Ugo \u00e8 troppo giovane per poter andare al fronte, attender\u00e0 scalpitando di aver raggiunto l\u2019et\u00e0 minima per entrare nell\u2019esercito e poi parte come Granatiere di Sardegna: \u00e8 il 5 aprile 1917.<\/p><p>Quanto gli dura l\u2019infatuazione per la guerra, \u00absola igiene del mondo\u00bb come aveva scritto Marinetti qualche anno prima? A giudicare da un diario dove Ugo butta gi\u00f9 i suoi pensieri, a volte poche parole smozzicate, poco tempo, qualche mese. A luglio \u00e8 sul Carso dove capisce la distanza incommensurabile tra chi predicava appunto l\u2019interventismo e chi invece si trova a fronteggiare contemporaneamente un nemico meglio equipaggiato e la rabbia dei soldati, esausti nelle trincee, esasperati per essere inutile carne da cannone. <strong>Si guadagner\u00e0 la medaglia d\u2019argento al Valor Militare nell\u2019Undicesima Battaglia dell\u2019Isonzo al prezzo di una gamba menomata, di un anno di prigionia e di fame feroce in un campo di concentramento austriaco e di una disillusione esistenziale<\/strong> che lo rende pi\u00f9 vecchio dei suoi diciannove anni effettivi: \u00abI miei sogni svaniti e le mie speranze deluse sono i soli avanzi di questi due anni di vita e me li trascino dietro sorretti a stento dalle mie gambe mal ridotte\u00bb. Ma almeno \u00e8 vivo, gli altri oltre tremila giovani genovesi che hanno partecipato alla Grande Guerra non hanno avuto pari fortuna.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-249fb3a0 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"249fb3a0\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/GRENDI-NAVI-E-MAGAZZINI_Cagliari.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6NDUzMzIsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDI1XC8xMlwvR1JFTkRJLU5BVkktRS1NQUdBWlpJTklfQ2FnbGlhcmkuanBnIn0%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"599\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/GRENDI-NAVI-E-MAGAZZINI_Cagliari.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-45332\" alt=\"\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">I magazzini di Cagliari.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-61a6209b elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"61a6209b\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><strong>In azienda ci entrer\u00e0 solo una decina di anni dopo, nel 1929, insieme al fratello Sergio<\/strong>: quel lungo intervallo di tempo forse gli \u00e8 servito per ricostruirsi interiormente, aderisce per un brevissimo periodo ai Fasci di combattimento per staccarsene rapidamente quando capisce che i loro ideali non sono i suoi, va spesso in montagna, si dedica alla musica con pi\u00f9 che discreti risultati, ma poi arriva la chiamata del padre che vuole i figli come soci nella Marco Antonio Grendi &amp; Figlio. Ugo non recalcitra di fronte alle responsabilit\u00e0, pu\u00f2 darsi che l\u2019azienda di famiglia non fosse proprio in cima ai suoi pensieri ma sente di non poter opporre un rifiuto: accetta la svolta nella sua vita e diventa imprenditore, accantonando tutto il resto (la montagna per\u00f2 no). <strong>Alla morte, nel 1940, di Marco Antonio sar\u00e0 lui il capo dell\u2019azienda visto che il fratello Sergio ha altri progetti imprenditoriali e gli lascer\u00e0 di buon grado la sua quota. <\/strong><\/p><p>Nel giugno di quell\u2019anno l\u2019Italia entra nuovamente in guerra: appena quattro giorni la roboante dichiarazione di Mussolini dal balcone di Palazzo Venezia, Genova viene bombardata dagli aerei alleati. \u00c8 solo un assaggio di quello che avverr\u00e0 negli anni a venire e Ugo ne \u00e8 consapevole. <strong>Adesso ha una moglie e tre figli piccoli: \u00e8 tempo di sfollare, la citt\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 sicura. La scelta cade su un paesino del Tortonese che Ugo pensa non verr\u00e0 sfiorato dai combattimenti.<\/strong> Si sbaglia: proprio in quella zona, dopo l\u20198 settembre, passer\u00e0 di tutto: bande partigiane (che Ugo aiuta), milizie repubblichine, reparti della Wehrmacht. Sono anni in cui si viene fucilati per inezie, pericolosi e disagevoli, nei quali si vive in assenza di ogni sorta di comodit\u00e0, ma nella memoria dei tre figli Musso \u2013 Anna, Giorgio e Bruno \u2013 resteranno come un periodo di meravigliosa libert\u00e0: nessuna regola di sapore cittadino, un\u2019istruzione scolastica poco pi\u00f9 che sommaria, giochi sfrenati nei campi insieme ai bambini locali. A guerra finita, il ritorno alla vita consueta non \u00e8 indolore e forse \u00e8 per questo che Ugo iscriver\u00e0 i figli agli scout nel tentativo di far continuare, almeno negli scampoli della quotidianit\u00e0, quell\u2019avventura continua che aveva contraddistinto la loro infanzia.<\/p><p>Ma\u2026e l\u2019azienda? Finora abbiamo raccontato di vicende famigliari, alcune pi\u00f9 intime, altre intrecciate alla grande Storia, ma nulla della Grendi. In realt\u00e0 questa aveva continuato nel solco aperto da Marco Antonio un secolo prima, con alti e bassi, ma senza mai mutare il proprio DNA: i Grendi erano nati spedizionieri e tali erano sostanzialmente restati. <strong>Sar\u00e0 Bruno Musso (entrato in azienda nel 1961), affiancato dal fratello, a compiere un salto quantico che li porter\u00e0 a diventare armatori e a rivoluzionare il mondo dei trasporti via mare<\/strong> con quel prezzo sociale che \u00e8 connesso inevitabilmente a ogni cambiamento tecnologico. <strong>Nel 1966 viene varata la <em>Vento di Levante<\/em>, la prima nave portacontainer operante nel Mediterraneo<\/strong>: nel libro da lui scritto, <em>Il cuore in porto<\/em>, Bruno racconta che l\u2019inizio di questa nuova fase era stata innescata dalla necessit\u00e0 di abbattere i tempi di carico. L\u2019idea: perch\u00e9 non imbarcare direttamente i rimorchi terrestri? E nel mentre dei progetti di costruzione di una nave traghetto adatta a questo scopo, dagli Stati Uniti era arrivata la notizia della diffusione di una nuova attrezzatura dagli orizzonti commerciali molto promettenti: il container. L\u2019inizio di una nuova era nei trasporti e nell\u2019attivit\u00e0 della Grendi che l\u2019aveva subito \u00absposato\u00bb.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-3058bc73 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"3058bc73\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Vento-di-Levante.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6NDUzMzMsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDI1XC8xMlwvVmVudG8tZGktTGV2YW50ZS5qcGcifQ%3D%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"630\" height=\"468\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Vento-di-Levante.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-45333\" alt=\"\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">La Vento di Levante.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-3088e95d elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"3088e95d\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>A quel punto si era per\u00f2 profilato un altro problema: come portare a bordo i container che non avevano ruote? Ci sarebbe voluta una gru in banchina con caratteristiche particolari e quelle non esistevano. <strong>\u00c8 Giorgio ad avere l\u2019illuminazione: costruire una nave che abbia un carroponte a bordo e che sia provvista di un portellone poppiero (\u00e8 quella sorta di ponte levatoio che ci \u00e8 famigliare perch\u00e9 presente in tutti i traghetti) e la coperta carrabile. Era il 1969 e di l\u00ec a breve il varo della <em>Vento di Tramontana<\/em> avrebbe dato il via a un lungo e battagliero braccio di ferro tra i Musso e la CULMV,<\/strong> la compagnia dei portuali. Inevitabile: l\u2019avvento dei container chiudeva l\u2019epoca del monopolio dei camalli sulle attivit\u00e0 del porto di Genova perch\u00e9 le navi diventavano autonome nelle operazioni di carico e scarico e ancora una volta, come in altri momenti della Storia a partire dall\u2019introduzione del telaio meccanico nell\u2019Ottocento, si fronteggiavano le istanze progressiste della rivoluzione tecnologica e quelle sociali legate alla perdita di posti di lavoro.<\/p><p>Uno scontro duro e combattuto senza esclusioni di colpi, fino alla decisione dei Musso, nel 1972, di lasciare Genova e portarsi a La Spezia concentrando la propria attivit\u00e0 soprattutto sui trasporti verso e dalla Sardegna, che da decenni era meta privilegiata della Grendi. Troppo complicato restare nella citt\u00e0 nat\u00eca, l\u2019insostenibilit\u00e0 della situazione aveva avuto pesanti ripercussioni sul buon andamento del lavoro, i clienti si diradavano e i bilanci facevano presagire il peggio, addirittura il fallimento. Si riveler\u00e0 una scelta saggia: nel giro di un decennio l\u2019azienda si riprende, vengono aperte nuove linee e costruite altre navi, il fatturato si rialza prepotentemente. Ci sarebbe di che essere soddisfatti, ma c\u2019\u00e8, appunto, un \u00abma\u00bb, che porta il nome di Genova. La citt\u00e0 persa, le radici dissotterrate: Bruno ne soffre, ci vuole tornare, forse anche contro quello che gli detterebbe il buon senso. E ci riuscir\u00e0: negli anni Novanta, dopo una lunghissima vertenza con la CULMV, al termine della quale alla Grendi verr\u00e0 riconosciuto il diritto di sbarcare presso un proprio terminal e di operare utilizzando il proprio personale. Prima per\u00f2 ci sar\u00e0 stata un\u2019aspra contrapposizione anche fisica, quella che <em>Il Secolo XIX<\/em> chiamer\u00e0 \u00abSfida all\u2019OK Corral\u00bb: i portuali per due volte impediscono alla <em>Vento di Levante <\/em>di abbassare i portelloni e scaricare e solo al terzo tentativo, il 14 luglio 1992, cederanno di fronte al rischio di uno scontro sanguinoso con le forze dell\u2019ordine. <strong>La Grendi ha vinto e diventa il primo terminalista privato del porto di Genova.<\/strong> In questo \u00abfinale di partita\u00bb veramente beckettiano resta solo lo spazio per tante riflessioni, molto attuali a dire la verit\u00e0, sulle transizioni tecnologiche e il loro impatto, a 360 gradi, sulla societ\u00e0.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-25251918 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"25251918\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Musso_Battaglia-di-Genova-Bruno_17.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6NDUzMzQsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDI1XC8xMlwvTXVzc29fQmF0dGFnbGlhLWRpLUdlbm92YS1CcnVub18xNy5qcGcifQ%3D%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"585\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Musso_Battaglia-di-Genova-Bruno_17.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-45334\" alt=\"\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">Bruno Musso sulla banchina di fianco alla Vento di Levante al termine di quella che lui chiam\u00f2 <span style=\"font-style: normal\">La battaglia di Genova<\/span> nel luglio 1992.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-69effdec elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"69effdec\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><strong>Da allora sono passati pi\u00f9 di trent\u2019anni e il Gruppo Grendi continua a crescere<\/strong>: quattro terminal (Marina di Carrara, Olbia, Cagliari RORO \u2013 cio\u00e8 destinato a navi che scaricano e caricano merci su ruote tramite rampe \u2013 e Cagliari LOLO \u2013 per le navi che invece sollevano i container con gru), quattro navi, tratte internazionali verso il Nord Africa in aggiunta a quelle nazionali, magazzini negli interporti di Milano Opera, Bologna e Genova Bolzaneto, tre centri logistici in Sardegna, un nuovo spazio direzionale in progetto a Marina di Carrara. <strong>Cresce anche il fatturato, portandosi nel 2024 a 117, 6 milioni di euro con un + 20% rispetto all\u2019anno precedente<\/strong>. Chi ha avuto la pazienza di arrivare fino a qui nella lettura noter\u00e0 che non si parla pi\u00f9 di un terminal a Genova: in effetti dal 2011 non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, per mancato rinnovo della concessione portuale. La ragione? Viene indetta una gara per l\u2019assegnazione dell\u2019area Multipurpose del porto, la cordata di cui Grendi fa parte la perde perch\u00e9 la cordata concorrente ha previsto investimenti maggiori. Che per\u00f2, va detto, non verranno mai realizzati, ma intanto Genova \u00e8 stata lasciata. Inizialmente le attivit\u00e0 si spostano a Vado Ligure per poi approdare (\u00e8 il caso di dirlo) a Marina di Carrara quattro anni dopo.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-7b71e14b elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"7b71e14b\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/terminal_MdC.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6NDUzMzUsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDI1XC8xMlwvdGVybWluYWxfTWRDLmpwZyJ9\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"450\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/terminal_MdC.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-45335\" alt=\"\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">Il terminal di Marina di Carrara.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-fe5f360 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"fe5f360\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><strong>Alla testa del Gruppo due figli di Bruno, Costanza e Antonio. Una vera rivoluzione familiare: per la prima volta dopo quasi 200 anni una donna \u00abcomanda\u00bb in azienda<\/strong>. Lei dice sempre ridendo che \u00e8 stata cooptata perch\u00e9 in quel periodo (era il 1996) la situazione in azienda era cos\u00ec critica che non faceva pi\u00f9 differenza se al timone ci fosse una donna o un uomo. Esagera volutamente, \u00e8 vero per\u00f2 che in quel momento di crisi, aggravato da un infarto di Bruno, il figlio minore Eugenio, gi\u00e0 in azienda da un anno aveva chiamato i fratelli a raccolta: \u00abCi ha detto: \u201cRagazzi, se volete entrare in azienda dovete farlo finch\u00e9 c\u2019\u00e8, perch\u00e9 qui le cose non vanno bene e non \u00e8 che resistiamo tanto\u201d. Io a quel tempo lavoravo a Milano in una societ\u00e0 di indagini di mercato, un\u2019attivit\u00e0 che tra l\u2019altro mi piaceva molto, mio fratello Antonio invece viveva in Germania. Entrambi per\u00f2 ci siamo decisi a fare questo passo\u00bb.<\/p><p>L\u2019ha spinta lo \u00abspirito di servizio\u00bb, lo stesso a cui aveva obbedito il nonno Ugo quando aveva scelto di appendere l\u2019amato violino al chiodo per occuparsi dell\u2019azienda. I primi anni durissimi: \u00abInnanzitutto dal punto di vista economico perch\u00e9 il risultato ha ricominciato a essere positivo nel 2004, dopo ben sette anni. In aggiunta a questo avevamo problemi a Genova e a Cagliari non ci davano i permessi per costruire il nuovo magazzino. Vivevo con un carico di ansia pesantissimo, che alle volte si traduceva in un malessere fisico che non riuscivo nemmeno bene a interpretare\u00bb. Oggi Eugenio ha scelto un\u2019altra strada, pur rimanendo socio, e <strong>Costanza divide la leadership con Antonio, una situazione che non le pesa minimamente, anzi: \u00abPotrei dire che \u00e8 il nostro punto di forza<\/strong>. Perch\u00e9 la diversit\u00e0 di genere in un\u2019azienda funziona molto bene e a maggior ragione se c\u2019\u00e8 un rapporto di fratellanza. Perch\u00e9 ci si conosce alla perfezione e se hai un vissuto positivo reciproco\u2013 e noi l\u2019abbiamo \u2013 sai riconoscere quando aiutare l\u2019altro, puoi a tua volta farti assistere in caso di necessit\u00e0 in totale fiducia, senza doverti guardare le spalle. Poi certo, noi due abbiamo caratteri molto diversi e pi\u00f9 di una volta ci sono stati momenti in cui non eravamo d\u2019accordo. Per\u00f2 ha sempre prevalso l\u2019idea che l\u2019azienda venisse prima di tutto e sulla base delle sue necessit\u00e0 o l\u2019uno o l\u2019altro faceva un passo indietro. E se abbiamo fatto degli errori, l\u2019altro non glieli ha mai rinfacciati. Insomma prevale e deve prevalere sempre lo spirito di coesione, il desiderio di condivisione e la capacit\u00e0 di collaborare\u00bb.<\/p><p>Mi chiedo e chiedo a Costanza Musso se suo padre, oggi Presidente del Gruppo, aveva mai pensato a lei calata nel ruolo che oggi occupa. La risposta \u00e8 sincera (e affettuosa nei confronti del genitore): \u00abLui, come tutti quelli della sua generazione, \u00e8 maschilista, nel senso che pensa ci siano cose da uomini e cose da donne. Per\u00f2 in un certo senso mi ha sempre spinto a non aderire agli stereotipi, a non temere di andare anche controcorrente. Mi diceva: \u201cSei brava, sembri quasi un vero ometto\u201d e cos\u00ec facendo mi ha tirato fuori il senso della sfida, la voglia di mettermi in gioco. Quindi gliene sono grata\u00bb.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-c39217f elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"c39217f\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/DSC07907.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6NDUzMzYsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDI1XC8xMlwvRFNDMDc5MDcuanBnIn0%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"533\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/DSC07907.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-45336\" alt=\"\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">Genitori e figli: da sinistra a destra Eugenio, Costanza, Maria Carla Casalone (moglie di Bruno Musso), Bruno e Antonio<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-b4cfe2f elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"b4cfe2f\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><strong>Certo che il rapporto di Bruno Musso con i figli \u00e8 stato veramente peculiare:<\/strong> <strong>fin dalla primissima infanzia li ha portati in viaggi sfidanti \u2013 in canoa da Spalato a Dubrovnik, trekking in Lapponia, il giro dell\u2019Olanda in bicicletta, i Pirenei a piedi \u2013 per abituarli alla resilienza e a introiettare il principio che \u00abc\u2019\u00e8 sempre una via di uscita in tutte le criticit\u00e0\u00bb,<\/strong> un addestramento che sarebbe stato loro utile anche nella vita lavorativa; per un certo periodo ha fatto vivere la famiglia in una sorta di comune agricola a Sarzana, lontano dalle sirene del consumismo; pare calasse Costanza bambina dalla tromba delle scale appesa a una fune per insegnarle a non temere il vuoto. Un po\u2019 di quello spirito \u00e8 sopravvissuto nelle lunghe estati passate alle Eolie quando ormai i tre fratelli erano diventati a loro volta genitori: \u00abVacanze spartane, zero lussi, sempre in spiaggia, che hanno creato tra i nostri figli un forte spirito di cuginanza. Anche cos\u00ec li prepariamo a diventare la nuova generazione in Grendi. E alcuni di loro in effetti hanno gi\u00e0 cominciato a fare esperienze in azienda\u00bb dice Costanza.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-ddcd38c elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"ddcd38c\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/w_0885.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6NDUzMzcsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDI1XC8xMlwvd18wODg1LmpwZyJ9\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"533\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/w_0885.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-45337\" alt=\"\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">Costanza e Antonio Musso.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-b6eaade elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"b6eaade\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p><strong>Nel novembre di quest\u2019anno Grendi \u00e8 diventata B Corp, prima realt\u00e0 del trasporto marittimo e della logistica integrata a raggiungere questo status nel mondo<\/strong>: \u00abFin da quando abbiamo deciso di seguire il percorso delle Societ\u00e0 Benefit nel 2021, la volont\u00e0 che ci ha guidato \u00e8 stata quella di avere una visione chiara di come secondo noi si dovesse condurre un\u2019azienda. Siamo partiti da tre nostri capisaldi: ambiente, territorio e persone. Ambiente perch\u00e9 il nostro business \u00e8 impattante e dobbiamo perci\u00f2 mitigarne gli effetti; territorio perch\u00e9 abbiamo costruito un legame biunivoco con esso, il territorio ci d\u00e0 tanto e noi dobbiamo restituire; persone perch\u00e9 rappresentano un valore imprescindibile \u2013 lo si \u00e8 ben capito nel post Covid \u2013 e oggi trovare talenti e saperli trattenere \u00e8 una delle sfide pi\u00f9 importanti per un\u2019azienda. Se individuare questi punti \u00e8 stato relativamente facile perch\u00e9 erano gi\u00e0 \u201cnostri\u201d, successivamente, con la volont\u00e0 di diventare B Corp, abbiamo dovuto misurare e rendicontare tantissimi parametri, dal consumo dell\u2019acqua allo smart working alla governance, in un processo molto lungo e rigoroso, che ha coinvolto un team di nostri manager e di cui eravamo informati passo a passo ma nel quale non abbiamo voluto intervenire, io per prima ho fatto un passo indietro anche se normalmente sovraintendo a questi progetti. Cos\u00ec facendo, tutta una serie di azioni sono adesso diventate parte integrante del bagaglio culturale della nostra azienda\u00bb.<\/p><p>Il rapporto con il territorio ha nella scuola uno degli interlocutori privilegiati. <strong>Costanza Musso \u00e8 molto soddisfatta delle iniziative messe in campo, a partire da Portolab, un progetto in collaborazione con l\u2019Autorit\u00e0 di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale, che ha portato 400 alunni della scuola primaria di Massa Carrara nel porto:<\/strong> \u00abTutti i luned\u00ec avevamo in visita qualche classe, davamo ai bimbi un sacchetto con caschetto, giubbottino catarifrangente e un po\u2019 di gadget, li facevamo salire a bordo e gli aprivamo un container per mostrare cosa c\u2019era all\u2019interno. Un modo per avvicinare loro e le loro famiglie al mondo marittimo visto che Massa Carrara \u00e8 una realt\u00e0 anche portuale\u00bb. <strong>E poi il rapporto con gli Istituti Nautici<\/strong>: a docenti e allievi \u00e8 stato offerto di trascorrere un weekend su una delle navi, facendo vita di bordo e nel contempo assistere ad alcune specifiche lezioni. \u00abAderiamo all\u2019alternanza scuola-lavoro con un numero di ore importante, il che ci permette tra l\u2019altro di individuare ragazzi a cui possiamo poi offrire opportunit\u00e0 di lavoro. E cerchiamo di svolgere un ruolo di <em>mentor<\/em> nei confronti di queste scuole, aiutandole a far capire ai ragazzi che il mondo marittimo \u00e8 molto interessante e ricco di sfaccettature\u00bb.<\/p><p>Costanza, come tutte le donne che hanno infranto il famoso \u00absoffitto di cristallo\u00bb, \u00e8 molto sensibile anche al tema dell\u2019empowerment femminile: \u00ab<strong>In Grendi le donne rappresentano il 14% delle nostre persone ma il 42% delle posizioni apicali, ed \u00e8 proprio questo il punto.<\/strong> Non \u00e8 una questione di quante donne ci sono in un\u2019azienda, ma di quante di loro hanno accesso a ruoli di responsabilit\u00e0. Capita che imprenditori uomini mi sottolineino che il 50% dei loro collaboratori sono donne e poi quando chiedo quante di loro si trovano posizioni di vertice scopro che sono, se va bene, il 10%. \u00c8 il contrario quello che fa la differenza, quello \u00e8 il vero empowerment femminile\u00bb. E le donne, secondo lei, hanno la capacit\u00e0 straordinaria, affinata nei millenni, di non \u00abstrappare\u00bb mai le situazioni, di riuscire a tenere tutto insieme, eventualmente anche di ricucire laddove invece gli uomini, per raggiungere un obiettivo, non si pongono il problema di travolgere tutto quello che si para loro davanti: \u00ab Sono due atteggiamenti che in una realt\u00e0 imprenditoriale vanno visti come complementari, non come stili in contrapposizione, l\u2019obiettivo \u00e8 ricomporli in una visione unitaria che d\u00e0 ottimi risultati\u00bb. Opinioni dettate dall\u2019esperienza di co-leadership con il fratello? Forse, ma non lo chiedo. Poi Costanza aggiunge: \u00abMi piace per\u00f2 sottolineare che, quando nel 2019, c\u2019\u00e8 stata la possibilit\u00e0 di una candidatura a Cavaliere del Lavoro mio fratello mi ha detto \u201cProvaci, sei una donna, magari hai pi\u00f9 chance\u201d e cos\u00ec \u00e8 stato. Sono rarissimi i casi di famiglie con pi\u00f9 fratelli imprenditori in cui la scelta ricade sulla sorella\u00bb. Una coppia, quindi, veramente di acciaio.<\/p><p><strong>Da venticinque anni Grendi fa parte di AIDAF (Associazione Italiana delle Aziende Familiari) di cui Costanza Musso \u00e8 Chief Ambassador<\/strong>: \u00abA suo tempo ho deciso di entrarci perch\u00e9 avevo bisogno di capire meglio cosa volesse dire avere un\u2019azienda di famiglia, quali avrebbero potuto essere problematiche e opportunit\u00e0 e come gestire al meglio le une e le altre. E nell\u2019Associazione ho imparato praticamente tutto quello che oggi so. \u00c8 stata un\u2019ottima palestra perch\u00e9 l\u00ec hai l\u2019esempio di imprese pi\u00f9 grandi della tua, puoi vedere cosa fanno, partecipare a incontri con professori universitari su temi specifici. E io, che sono una sorta di spugna che assorbe tutto per poi rielaborare, grazie a questi momenti ho capito tante cose, giusto per fare un paio di esempi, l\u2019importanza di avere una governance strutturata e degli indipendenti nel CDA. Sempre l\u00ec ho visto le prime aziende Benefit e B Corp che mi hanno poi ispirato. <strong>AIDAF diventa cos\u00ec una sorta di \u00abscuola d\u2019impresa\u00bb che \u00e8 fondamentale perch\u00e9 puoi fare tutti i master del mondo, ma poi sei solo su tante scelte e avere la possibilit\u00e0 di confrontarti con chi magari ha gi\u00e0 percorso quei passi diventa prezioso\u00bb.<\/strong> AIDAF insegna anche a coinvolgere le generazioni successive fin da quando sono giovani, cosa che ai fratelli Musso non \u00e8 accaduto: \u00abNel 1991 mio padre e suo fratello hanno diviso l\u2019azienda dicendosi che lo facevano perch\u00e9 poi noi non litigassimo. Ma in AIDAF impari che puoi anche essere in 120 in famiglia e non litigare perch\u00e9 ci sono regole e procedure, perch\u00e9 ciascuno viene coinvolto sulla base delle sue possibilit\u00e0, delle sue necessit\u00e0 e dei suoi desideri\u00bb.<\/p><p>L\u2019approccio di Costanza a questo ruolo istituzionale \u00e8 passionale ed entusiastico, le piace andare nei territori non solo per cercare nuovi soci ma anche per mettere in campo iniziative che siano di formazione piuttosto che di networking oppure di comunicazione e promozione. <strong>\u00c8 la stessa passione con cui mi parla di WISTA, Women International Shipping and Trade Association, di cui \u00e8 Presidente per L\u2019Italia<\/strong>: \u00abL\u2019Associazione nasce a Londra nel 1974 ed \u00e8 arrivata in Italia vent\u2019anni dopo. Riunisce professioniste ai pi\u00f9 alti livelli dei settori marittimo, commerciale e logistico quindi broker, armatrici, agenti marittimi, spedizioniere, ma anche avvocate, commercialiste, con <strong>l\u2019obiettivo di colmare il gender gap nel nostro mondo, fare rete, scambiarsi best practice, incrementare e favorire la nostra formazione professionale, ma soprattutto farci riconoscere portatrici di professionalit\u00e0 e competenze<\/strong>\u00bb. WISTA oggi riunisce seimila socie di sessanta Paesi diversi che una volta all\u2019anno si incontrano per discutere di temi anche molto pratici. <strong>E <em>dulcis in fundo<\/em>, Costanza \u00e8 anche Vicepresidente dell\u2019UICI, che raggruppa le imprese italiane che hanno almeno un secolo di vita<\/strong> e che, con la loro storia e le loro attivit\u00e0, costituiscono un patrimonio culturale, oltre che economico, di grandissimo valore. La loro mission? Promuovere l\u2019importanza dell\u2019<em>heritage<\/em> nel mondo imprenditoriale, sottolineando quanto sia un punto di forza anche dal punto di vista del legame con il territorio.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-491adf2 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"491adf2\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figure class=\"wp-caption\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/wista-invio-rinnovo-ai-vertici-dic-24.jpg\" data-elementor-open-lightbox=\"yes\" data-e-action-hash=\"#elementor-action%3Aaction%3Dlightbox%26settings%3DeyJpZCI6NDUzMzgsInVybCI6Imh0dHBzOlwvXC93d3cuc3R1ZGlvY2hpZXNhLml0XC93cC1jb250ZW50XC91cGxvYWRzXC8yMDI1XC8xMlwvd2lzdGEtaW52aW8tcmlubm92by1haS12ZXJ0aWNpLWRpYy0yNC5qcGcifQ%3D%3D\">\n\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"533\" src=\"https:\/\/www.studiochiesa.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/wista-invio-rinnovo-ai-vertici-dic-24.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-45338\" alt=\"\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<figcaption class=\"widget-image-caption wp-caption-text\">Foto di gruppo di WISTA ITALY, di cui Costanza Musso \u00e8 Presidente.<\/figcaption>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-dbc92ab elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"dbc92ab\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Tutto questo senza perdere quel filo di autoironia e di <em>sense of humour<\/em> che si intrecciano nei suoi racconti, come quando, alla domanda su cosa pensa abbia apportato lei ad AIDAF in questi tanti anni, risponde ridendo: \u00abInnanzitutto del colore! Prendo sempre in giro le mie amiche dell\u2019Associazione dicendo \u201cRagazze, guardate che anche se evitate di mettervi tutte in tailleur scuro e camicia bianca vi prendono sul serio lo stesso!\u00bb. O come quando racconta dell\u2019orto impiantato sul terrazzo di casa che per quindici anni \u00e8 stata la sua \u00abvia di fuga\u00bb nei momenti di maggior tensione: \u00abNegli anni in cui a Genova diventavo matta per trovare una concessione, l\u2019unica cosa che mi rilassava veramente, una volta tornata a casa, era strappare le erbacce dai vasi\u00bb.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In principio erano i caravana. 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