Il valore della conoscenza

Workout Magazine - Studio Chiesa communication

Heritage al femminile: Workout magazine incontra Laura Rocchitelli, Presidente e Ceo di ROLD

Potrebbe essere un indovinello. C’è un bene che non compare in bilancio, non si ammortizza e non si stocca a magazzino. Eppure determina il valore reale di una realtà industriale più di un capannone, più di una linea produttiva, persino più di un portafoglio clienti. Che cos’è?

È la conoscenza. Nel B2B industriale il know-how è l’infrastruttura invisibile su cui poggia tutto. È la competenza sedimentata negli anni sulle macchine utensili, è l’intuizione dell’ingegnere che anticipa un problema prima che si manifesti, è l’esperienza del tecnico che traduce una specifica in una soluzione affidabile. Ma è anche il patrimonio strutturato della ricerca e sviluppo, la capacità di trasformare dati, test e prototipi in innovazione proprietaria. In un contesto in cui le tecnologie evolvono rapidamente, ciò che resta davvero distintivo è da una parte la qualità e la profondità della conoscenza accumulata e dall’altra la capacità di aggiornare continuamente il proprio know-how. Che poi non è solo quella individuale, ma anche quella organizzativa: la capacità di un’impresa di trattenere, far evolvere e mettere a sistema il proprio sapere.

Ebbene, date queste premesse come si muovono effettivamente le aziende italiane per quanto riguarda la corporate education? Lo rivela una ricerca, Innovare la Corporate Education (2025), promossa da CEC POLIMI Graduate School of Management ed effettuata su un campione di 901 imprese in maggioranza medie e grandi e appartenenti a vari settori. Il primo dato che emerge è che l’84% delle aziende considera la formazione rilevante e quasi la metà la integra nei propri piani strategici tant’è che le ore pro capite dedicate alle attività formative nel 2024 sono state 43, un valore – medio – che è aumentato dell’80% rispetto al 2015. Le finalità vedono al primo posto l’aggiornamento professionale (65%), seguito dalla necessità di colmare gap formativi (46%), la compliance normativa (42%) e la risposta a cambiamenti di mercato o alle innovazioni tecnologiche (41%). Meno forti sono gli obiettivi legati al rafforzamento dell’identità aziendale o dell’organizzazione (per esempio per incentivare il team building) o alla motivazione individuale. Riguardo invece alle aree formative, salute, sicurezza e ambiente rappresentano la tematica più diffusa (il 68% delle aziende del campione la approfondisce molto o abbastanza), ma seguono a ruota la leadership (61%), la crescita personale (62%) e il project management (64%) – con l’interesse per queste ultime due aree più spostato verso l’abbastanza –, tutti indicatori di attenzione soprattutto nei confronti delle competenze manageriali e comportamentali. Altrettanto presidiate sono sostenibilità (59%) e digital transformation (61%), mentre altre sfere come Diversity & Inclusion o Human Resource management o anche Marketing & Sales sono meno toccate dalla formazione interna. Ultima evidenza, ma solo per ragioni di spazio: le attività formative sono svolte spesso in tandem tra academy aziendali e società di consulenza mentre le università sono meno coinvolte.

L’Headquarter e lo stabilimento di Nerviano.

Il tema della «formazione continua» appassiona da sempre anche Laura Rocchitelli, Presidente e CEO di ROLD, azienda dell’Alto Milanese che dal 1963 produce componentistica tecnologica per elettrodomestici destinata ai più grandi produttori del mercato mondiale. La loro Academy è davvero un fiore all’occhiello, un esempio per il mondo imprenditoriale di come la risposta a un’esigenza interna possa essere sviluppata tenendo d’occhio il business: «Abbiamo preso la decisione nel 2020, tra l’altro in un anno – c’era la pandemia di Covid – davvero terribile. Per noi era il coronamento e la sistematizzazione di una serie di attività che già venivano portate avanti da anni, fin dai tempi di mio papà che era un fervente sostenitore dello sviluppo delle competenze interne. A questa sua inclinazione io ho affiancato l’interesse per il mondo della scuola: sono Presidente dell’ITS Lombardia Meccatronica, ma mi sono molto cari gli Istituti di ogni ordine e grado a partire dalla media inferiore e per loro le nostre porte sono costantemente aperte. Anche per ribaltare un luogo comune che purtroppo molti ragazzi hanno introiettato e cioè che le fabbriche siano luoghi bui, sporchi e un po’ primitivi. La colpa è anche di noi imprenditori: non siamo stati capaci di raccontarci, di comunicare le tante cose innovative, e perciò interessanti, che facciamo».

Tornando all’Academy, l’ambizione di Laura è di farne una linea di business, se non addirittura un’azienda a parte: «Ci piacerebbe poter arrivare a offrire formazione a realtà simili alla nostra, o anche più piccole, che non hanno la forza o il desiderio di costruirsi una struttura interna deputata, motivo per il quale l’anno scorso ci siamo certificati come ente formatore. La nostra presentazione è resa più impattante dalla considerazione che i percorsi che proponiamo li abbiamo prima di tutto sperimentati su noi stessi e possiamo quindi testimoniarne l’efficacia». I temi sono estremamente vari, sia «hard» – per esempio la ricerca sui brevetti – sia soft come collaboration training per migliorare il lavoro di squadra o la gestione del cambiamento; importante per Laura è anche il percorso sulla sostenibilità – un campo per cui ROLD manifesta grande sensibilità (non a caso già da tre anni pubblica su base volontaria il Report di Sostenibilità) – con l’obiettivo di esportarlo. Molti di questi corsi sono estesi a tutti i 220 collaboratori dell’azienda con risposte generalmente buone: «Sicuramente nel tempo è aumentata la propensione e il coinvolgimento spontaneo, mentre all’inizio non era così. Ricordo che più di vent’anni fa avevamo organizzato un corso di inglese con frequenza durante l’orario di lavoro e nonostante questa scelta c’erano state persone che dopo la prima volta non si erano più presentate. Oggi l’approccio è cambiato anche se a volte registro un po’ di scetticismo. Per esempio il corso sulla comunicazione non è piaciuto a tutti, mentre riguardo agli incontri con la psicologa molte persone tra quelle che erano più perplesse, alla fine del corso non vedevano l’ora che ricominciasse l’anno successivo. Naturalmente ci sono poi percorsi più esclusivi e perciò ritagliati sulle esigenze dei team e quelli vengono decisi di comune accordo tra le direttrici dell’Academy e dell’HR da una parte e i manager dall’altra».  Laura è convinta che la formazione rappresenti una leva competitiva per la sua azienda: «Diciamo che questa nostra caratteristica, unita all’innovatività delle nostre iniziative, ci rende attrattivi nei confronti dei talenti e ci aiuta a trattenerli. Abbiamo tra noi persone così skillate che non avrebbero problemi a trovare un’altra azienda, ma non lo fanno. Perché ci apprezzano, perché sanno valutare il peso specifico di quello che mettiamo in campo. E avere nella propria compagine profili di valore significa accrescere la propria competitività».

Il reparto robotizzato della produzione.

In ROLD c’è un’altra parola magica che agisce come un magnete: MIND, il Distretto di innovazione alle porte di Milano. «Nel 2016 abbiamo deciso di creare un luogo deputato al pensiero svincolato dalle necessità dei clienti. Non sto parlando di ricerca pura, sia chiaro, ma di una ricerca sempre applicata al nostro settore, con uno sguardo però un po’ più allargato, meno dipendente dagli input dell’ufficio tecnico». Come spesso succede in questi casi, determinante è stato l’incontro con un giovane e brillante ricercatore universitario, Alessandro Mansutti: «Insieme abbiamo deciso di dare concretezza a questa idea e aprire un laboratorio nella nostra sede di Cerro Maggiore». Ma intanto a Milano si era da poco concluso Expo 2015 e di quell’enorme area si cominciava a vagheggiare di farne un polo proiettato al futuro, all’evoluzione tecnologica, alla ricerca e alla condivisione del pensiero, un ecosistema dove aziende pubbliche e private potessero dialogare proficuamente tra loro.

La sede di ROLD in MIND.

Già non molto tempo dopo che i riflettori sulla manifestazione si erano spenti, Assolombarda aveva chiesto ai suoi associati una manifestazione di interesse per quel progetto – concretamente per insediarsi nel futuro parco tecnologico-scientifico – e Laura si era accesa di entusiasmo: «In quel momento mi sono detta che il nostro laboratorio non poteva che essere lì. Insieme ad Alessandro abbiamo buttato giù, quasi di getto, qualche riga che dava forma ai nostri pensieri, e ai nostri desideri, su quel luogo». Nel 2020 finalmente Arexpo e Lendlease, che di MIND è lo sviluppatore immobiliare, danno il via ai lavori: «Siamo stati richiamati per confermare o meno l’investimento e il resto è ormai parte della nostra realtà. Abbiamo trasferito qui sia il laboratorio RLab, che nel frattempo aveva aumentato l’organico, sia l’Academy perché entrambi condividono la stessa aspirazione a essere àmbiti aperti, in tutti i sensi, proprio come è MIND».

Per Laura questo è uno dei luoghi del cuore, perché, dice: «è davvero una finestra sul mondo, hai la possibilità di interfacciarti con tante realtà diverse, noi siamo un’azienda meccatronica e ci troviamo in un contesto dove domina il Life Science. C’entriamo poco? Sì, ma siamo lì perché vogliamo contaminarci con conoscenze diverse. Perché questo è il motore dell’innovazione. E poi la vicinanza fisica favorisce le relazioni. Così è nata Beep Factory, una startup che abbiamo fondato con Bio4Dreams che di startup appunto è un incubatore nell’ambito biomedicale: loro occupano i locali adiacenti ai nostri, è venuto naturale cominciare a parlarci e tra una chiacchiera e l’altra è emersa la loro esigenza di trovare un partner esperto nella prototipazione. Nel senso che puoi avere anche l’idea del secolo, ma se poi non sai come ingegnerizzarla, nessuno la potrà valutare realmente. Noi quelle competenze le abbiamo, mettersi insieme è stato il passo successivo. Siamo appena agli inizi, l’anno scorso il fatturato di Beep Factory è stato più o meno di 60.000 euro, ma non sono (ancora) i numeri a contare, bensì il modo in cui questa partnership ha preso forma».

Certamente il laboratorio in MIND rappresenta l’espressione più alta e futuribile di quella tendenza all’innovazione che però c’è sempre stata in ROLD: «Diciamo che ai tempi di mio padre era focalizzata, come era accaduto per la sua invenzione del blocco porta, più sul prodotto e quindi sul processo produttivo – perché quando ti inventi un pezzo nuovo devi anche capire come realizzarlo in milioni di pezzi. Solo successivamente l’innovazione è passata ad altri ambiti, per esempio all’organizzazione aziendale con l’introduzione della figura dell’HR manager. Perché anche in quel caso si può parlare di innovazione».

Quel cromosoma geniale, che spinge con caparbietà a ricercare nuove soluzioni anche quando sembrerebbero non esistere, ha improntato tutta la vita del padre di Laura, Onofrio Rocchitelli. Infanzia travagliata e più che frugale: orfano di madre, cresciuto in campagna da nonna e zie, viene avviato al lavoro ancora giovanissimo, cosa peraltro non così rara a quei tempi. Ad appassionare Onofrio è l’elettrotecnica, ma non si può permettere di essere troppo schizzinoso in fatto di lavori e così passerà di esperienza in esperienza prima di approdare, poco più che ventenne, alla Superlux, un’azienda che produce lucidatrici. Qui si fa notare per l’energia, la scrupolosità, l’intelligenza con cui sovrintende all’assemblaggio, il settore che deve coordinare. La svolta che lo attende ha l’aspetto di un interruttore.

La famiglia Rocchitelli nei primi anni Duemila: Onofrio Rocchitelli e Dolores Loro sono al centro, a destra di Onofrio la figlia Laura e alle estremità del tavolo gli altri due figli, Massimo e Stefano.

Sono proprio quei piccoli dispositivi la croce e la delizia di Onofrio: delizia perché, curioso com’è, gli piace studiarli, se li porta a casa, li smonta e li rimonta per capirli, croce perché quelli che la Superlux installa sulle sue lucidatrici vengono dalla Francia, costano parecchio e spesso sono in ritardo sulla consegna. All’incrocio tra la passione e la necessità scocca il lampo di audacia di Onofrio: li produrrà lui proponendoli all’azienda per cui lavora, il laboratorio sarà la casa della nonna, la squadra di lavoro tutti i famigliari compresa la fidanzatina Dolores, e il «prestanome» (perché certo non può offrirli di persona al suo datore di lavoro) sarà uno zio che si presta ad avallare il racconto di un misterioso produttore suo amico che sarebbe disposto ad assorbire l’intera fornitura di cui Superlux ha bisogno.

Non ci vorrà molto perché la verità venga a galla. Nel frattempo però Onofrio (o meglio lo zio) è riuscito a convincere il titolare di Superlux, l’ingegner Calvaresi, ad adottare i loro interruttori e la microimpresa di famiglia ha spiccato il volo: nel 1962 Onofrio propone alla fidanzata di lasciare il suo lavoro di contabile e gettarsi a tempo pieno nella nuova avventura, un salto nel buio che i due affrontano con entusiasmo. Tanto più che Calvaresi, dopo aver scoperto che Onofrio è lo sconosciuto fornitore, lungi dall’essere contrariato, diventa il suo entusiasta sostenitore: «Lo ha incoraggiato a mettersi in proprio – racconta Laura – dicendogli che aveva tutti i numeri per essere un imprenditore e promettendogli il suo appoggio».

L’azienda di Onofrio e Dolores nasce ufficialmente un anno dopo e sarà battezzata con un nome – ROLD – che unisce le iniziali della coppia: Rocchitelli Onofrio e Loro Dolores. La nuova sede è uno scantinato alla periferia di Rho: «Da lì partivano in Vespa a cercare nuovi clienti e fornitori delle materie prime. Erano pieni di debiti, ma nella loro visionarietà hanno cominciato fin da subito ad allargare il loro campo d’azione: dalle lucidatrici agli altri elettrodomestici che stavano diventando gli oggetti del desiderio degli Italiani». La ditta così cresce, trova una nuova sede – più grande perché adesso ci lavorano una quindicina di operai –, esplora soluzioni tecnologiche innovative per restare al passo delle richieste, sempre più sfidanti, dei clienti vecchi e nuovi. Nel 1967 il nuovo incontro con il destino.

Siamo alla Fiera Campionaria di Milano dove ROLD ha un piccolo stand. Proprio lì davanti si è fermato uno dei personaggi più noti dell’imprenditoria dei tempi, Giovanni Borghi, patron della Ignis: è colpito dagli interruttori prodotti da quel giovane nemmeno trentenne, lui che è sempre così informato di tutte le novità del mercato nemmeno sapeva che in Italia venivano realizzati quei dispositivi che lui compra, a caro prezzo, all’estero. Parla a Onofrio: i due si piacciono subito, ma soprattutto Borghi capisce al volo l’opportunità economica che gli si sta presentando. Ignis diventerà il primo cliente importante di ROLD che grazie a questa partnership farà un salto di qualità, il primo di una lunga serie che nei sessant’anni e oltre di vita dell’azienda, l’ha portata alla realtà odierna fatta di più sedi produttive – a Nerviano, Pogliano e Cerro Maggiore, una in Serbia («è destinata solo a quei prodotti che richiedono un montaggio manuale che sarebbe troppo oneroso economicamente gestire in Italia») – con un ufficio commerciale a Shanghai. Una storia imprenditoriale costellata di tante invenzioni di Onofrio, di cui forse la più brillante è stata il blocco porta degli oblò delle lavatrici, che ancora oggi, nelle sue varie declinazioni, è responsabile del 40% del fatturato di ROLD.

Lo stand ROLD alla Fiera Campionaria in una foto storica: Onofrio Rocchitelli è il secondo da sinistra, Dolores Loro chiude il gruppo.

«Mio padre non aveva studiato, ma era davvero geniale – continua Laura nel suo racconto – disegnava in continuazione perché era un vulcano di idee. A volte mi chiamava: “Vieni a vedere” diceva e mi mostrava i suoi schizzi, io ero piccola e non li capivo ma mi piaceva quella voglia di trasmettere il suo sapere, di comunicare le sue intuizioni. Era molto curioso, tutto ciò che era nuovo lo appassionava e proprio per questo spingeva i suoi tecnici ad andare alle fiere per scoprire le novità visto che ai tempi non c’era Internet. Generoso di indole, era sempre molto attento alle persone forse anche per via delle sue origini umili. Ostinato: quante volte abbiamo discusso accanitamente da due fronti opposti, lui dall’alto della sua esperienza, io dalla parte dei miei studi! Confronti costruttivi perché pur essendo molto deciso, sapeva essere anche accogliente. Un tantino maschilista, anche se lo scuso perché era l’atteggiamento allora dominante. Ricordo che una volta si era recato in Whirlpool e, una volta tornato, ci aveva detto quasi incredulo: “Ma lo sapete che nel loro ufficio tecnico c’è un ingegnere donna?”. Come a dire che riteneva bizzarro che una donna potesse fare l’ingegnera».

Onofrio è mancato nel 2011, ma già da qualche anno la seconda generazione costituita da Laura e i suoi due fratelli Massimo e Stefano si era insediata in ROLD. Il primo incarico di Laura è stato in amministrazione (come si usava, ma anche come era naturale vista la laurea in Economia), ma poi la curiosità ereditata dal padre l’ha portata a esplorare e spaziare in tutti i settori: «Così, alla scomparsa di mio papà, i miei fratelli mi hanno conferito l’onore di succedergli dicendomi che sarei stata la più adatta tra noi a ricoprire il suo ruolo». Un passaggio del testimone così tranquillo ha conservato intatti tutti i valori che hanno caratterizzato l’azienda fin dai suoi inizi: le persone, la passione, l’audacia, la responsabilità e i risultati. «Il tempo non li ha mutati – precisa Laura – ha solo cambiato il modo in cui li estrinsechiamo. Se ci riferiamo all’attenzione per le persone, tanto per citare un esempio, le azioni che oggi devi mettere in campo sono molto diverse da quelle di un tempo, ma proprio perché le nuove generazioni hanno richieste, e bisogni, differenti».

Laura Rocchitelli con i fratelli Stefano (a sinistra) e Massimo (a destra).

Alla domanda poi di come questi valori vengano percepiti dagli stakeholder Laura sorride e prende tempo prima di rispondere: «Voglio essere sincera, in questo momento storico ed economico sono un po’ disillusa. In passato ho sempre creduto fortemente nella partnership sia con i clienti che con i fornitori, ma oggi presumo che tanti buyer guardino solo l’ultima casellina in fondo a destra del loro foglio Excel. In più i manager di molte aziende sono valutati esclusivamente sulla performance e a questo punto si capisce che tutte le belle iniziative che mettiamo in campo possano essere meno rilevanti rispetto alle cifre. Al contrario, se penso al territorio, allora sì, che i nostri valori contano, contano per chi cerca un lavoro, per le famiglie dei nostri collaboratori, per la comunità intera. Loro capiscono l’importanza e la concretezza delle nostre azioni, capiscono che non siamo solo immagine».

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