Ottant’anni di storia potevano diventare un racconto di traguardi, persone e trasformazioni. LATI ha scelto invece di celebrare il proprio anniversario guardando oltre sé stessa.
Al centro del proprio racconto, infatti, non ha posto l’azienda, ma la materia che ne accompagna il lavoro fin dalle origini e che, nel corso del Novecento, ha cambiato profondamente il nostro modo di produrre, progettare e vivere.
È così che nasce Plastica. La materia che non c’era: un libro pensato per restituire profondità e complessità a un materiale onnipresente, capace di incarnare tanto le promesse del progresso quanto le contraddizioni del presente.
Un progetto di ricerca e di racconto, dunque, un modo per partire dall’identità di un’impresa e allargare lo sguardo alla storia dell’industria, della società e del nostro rapporto con la materia.
La ricerca sociologica e antropologica di Cesare Alemanni ricostruisce la storia della plastica inserendola in un percorso più ampio: quello dei materiali attraverso cui l’uomo ha progressivamente trasformato il mondo e sé stesso.
Il racconto attraversa epoche, invenzioni e cambiamenti culturali, dalle prime forme di manipolazione della materia alla rivoluzione industriale, fino alla diffusione dei polimeri e alle questioni ambientali contemporanee. La plastica emerge così non come un semplice prodotto dell’industria, ma come una chiave per leggere una parte decisiva della storia recente.
Il libro non cerca una narrazione celebrativa né una posizione ideologica. Costruisce piuttosto uno spazio di conoscenza, in cui ricerca storica e divulgazione permettono di osservare la materia nella sua complessità: possibilità, innovazioni, conseguenze e prospettive.
La dimensione visiva del progetto, invece, nasce dal lavoro dell’artista Nicola Vinci, invitato a confrontarsi con l’archivio storico di LATI, diventando materia prima di una nuova narrazione visiva.
Le immagini vengono scomposte, sovrapposte e ricomposte. Talvolta si lasciano intravedere, altre volte si coprono a vicenda. Una fotografia industriale entra in relazione con un ricordo privato; una figura umana incontra un paesaggio; un dettaglio naturale interrompe la linearità del documento storico.
Ne nascono composizioni stratificate, in cui memoria individuale e memoria collettiva, storia industriale e immaginario personale convivono e si compenetrano senza mai fondersi completamente. È proprio in questa distanza tra le immagini che si apre lo spazio dell’interpretazione.
Queste opere non rappresentano un apparato aggiunto alla pubblicazione né un commento visivo sviluppato a margine del testo. Costituiscono il corpus iconografico del volume e partecipano direttamente alla sua costruzione narrativa. Scrittura e immagini procedono così su due piani autonomi ma complementari: ricerca, connessioni, racconto, sovrapposizioni. Frammenti.
L’archivio smette quindi di essere soltanto il luogo in cui il passato viene conservato. Attraverso lo sguardo dell’artista, diventa un dispositivo capace di generare nuove relazioni e nuovi significati.
Il percorso delle opere prosegue oltre il libro. Le composizioni di Nicola Vinci, infatti, sono state installate all’interno della sede LATI, entrando in dialogo con gli ambienti aziendali e con le persone che li vivono ogni giorno.
Le immagini nate dall’archivio tornano così nei luoghi dell’impresa, ma con una funzione diversa. Non sono più documenti che testimoniano ciò che è accaduto: sono presenze contemporanee, aperte a nuove interpretazioni.
L’installazione porta il progetto editoriale nello spazio fisico e ne prolunga il racconto. Il libro non rimane un oggetto isolato, ma diventa il centro di un sistema che mette in relazione ricerca storica, arte, memoria e luoghi del lavoro.
Plastica. La materia che non c’era nasce dall’identità di LATI, ma sceglie di non rimanervi confinato. Un passaggio continuo tra testo e immagine, archivio e interpretazione, pagina e spazio che racconta l’impresa, attraverso un racconto che va oltre l’impresa stessa.