Il futuro viene dal passato

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Heritage al femminile: Workout magazine incontra Valentina Bausano, CFO di Bausano S.p.A.

Lo dichiarano orgogliosamente nel sito aziendale: nella loro filosofia lavorativa ogni progresso, ogni innovazione che mettono in atto si àncora tenacemente alla tradizione e all’esperienza maturate nei loro ormai ottant’anni di vita. Infatti Bausano S.p.A., leader nella progettazione e produzione di linee di estrusione per materie plastiche con la terza generazione della famiglia alla guida, è stata creata nel 1946, in quel fecondo momento del Dopoguerra in cui gli italiani si scoprirono, con successo, imprenditori.

Ciò nonostante, in perfetta coerenza con il tipico understatement piemontese, della loro storia e del fondatore Clemente Bausano, girano pochissime notizie, inutile cercare in rete: «Colpa della timidezza dello zio! (Eraldo Bausano, Presidente dell’azienda n.d.r.) – ride Valentina, che dell’impresa di famiglia è CFO – Adesso però abbiamo coinvolto i nipoti perché lo intervistino e gli spremano un po’ di ricordi».

Estrusore Bausano degli anni Ottanta.

Qualcosa ce lo racconta lei. Dell’anno di nascita dell’impresa abbiamo già detto. Luogo: Rivarolo Canavese, lo stesso paese dove l’azienda si trova anche oggi. Protagonista: il nonno Clemente. Canavesano di nascita, ma trasferitosi da giovane a Torino per lavorare alla FIAT. Ed è sempre a Torino che Clemente mette su famiglia: due figli, Eraldo e Livio. Alla fine della Seconda guerra mondiale la decisione è di tornare ai luoghi natii, non a Pont Canavese dove Clemente era nato, ma a Rivarolo, distante una quindicina di chilometri: qui, proprio nel centro del paese, sorgerà la prima «officina», la Costruzioni Meccaniche Clemente Bausano. Due grossi clienti: la Salp, una delle concerie più importanti d’Italia che arriverà ad avere più di 400 dipendenti, e il Cotonificio Vallesusa, realtà tessile a quei tempi ancora prospera prima di precipitare nel gorgo delle speculazioni finanziarie. Per loro Clemente si occupa essenzialmente della manutenzione degli impianti, ma all’occorrenza sa costruire anche dei macchinari.

La prima fabbrica Bausano (1946).

Una creatività tecnica che Clemente mette ben presto al servizio di una materia che, lui ne è certo e i fatti gli daranno ragione, cambierà il mondo: la plastica. Valentina continua il racconto: «Nel mondo industriale se ne parlava, così come si parlava delle macchine che avrebbero dovuto lavorarla. Mio nonno ne era affascinato, aveva perfino contattato degli ingegneri torinesi e alla fine si era deciso a buttarsi proprio su questa tipologia di progettazioni, gli estrusori».

Il successo arriva, tanto che negli anni Sessanta si rende necessario il trasferimento dell’officina in uno spazio più grande alla periferia del paese: è ancora oggi l’headquarter di Bausano, costruito con una visione che Valentina definisce avveniristica perché «le aree della progettazione e dell’amministrazione erano in open space, una soluzione che a quei tempi non si vedeva tanto di frequente nelle realtà industriali locali». Nel frattempo i figli di Clemente sono entrati in azienda, come d’altronde si usava: «Erano praticamente nati lì dentro, ci lavoravano fin da ragazzini nel tempo libero. Entrambi si erano diplomati periti, ma fosse stato per loro avrebbero rinunciato anche al diploma, soprattutto mio papà, Livio, che diceva che quello che gli insegnavano all’Istituto tecnico lui lo sapeva già. Mio zio invece era più disciplinato».

Clemente Bausano con la moglie e una squadra di operai in una foto degli anni Cinquanta. Il bambino in prima fila è Eraldo Bausano.

Anche Valentina, suo fratello Giovanni (oggi a capo di Ricerca e Sviluppo) e il cugino Clemente (Direzione Generale) sono cresciuti in stretta contiguità con l’azienda di famiglia. Ciò non toglie che le prime esperienze lavorative di Valentina siano all’esterno e questo fino al 2005 quando in Bausano parte un grande progetto di riorganizzazione della parte amministrativa con l’introduzione dei primi software di gestione integrata e si rende necessario trovare una persona che se ne occupi. Entrerà Valentina, senza troppi patemi o paure: «Non mi inserivo in un ambiente estraneo. Le dinamiche con le quali mi sarei confrontata erano quelle umane, informali, tranquille che ci sono anche oggi tra noi e tra noi e i nostri collaboratori. Così ho potuto vivere questo passaggio in modo sciolto, senza l’ansia di dovermi dimostrare all’altezza del ruolo».

Anni Settanta: i traini delle linee di estrusione prodotti in serie.

Senz’altro, ammette, ha aiutato anche il fatto di andare tutti d’accordo in famiglia, una sorta di «lubrificante affettivo» che ha poi facilitato il passaggio generazionale, avvenuto senza scossoni e nel pieno rispetto di quei valori che costituiscono la loro heritage: «Quelli sono sempre rimasti invariati, quello che è cambiato è stato il metodo, la modalità della loro applicazione. A partire dall’organizzazione interna. Prima c’era una sola persona, “il padrone”, a cui rendere conto di ogni aspetto, oggi c’è una prima linea manageriale costituita da persone che sono e devono essere più brave di te nel loro campo. Hanno la loro indipendenza di pensiero e di azione e portano all’azienda un valore aggiunto proprio perché sono diverse da te. Tu devi delegare, saper “switchare” dal tradizionale atteggiamento dell’impresa famigliare che vuole controllare tutto e avere sempre l’ultima parola. Un esempio emblematico è stato quando, recentemente, abbiamo dato il via all’operazione di rebranding: soprattutto all’inizio per me era un “atto di fede”, nei miei occhi, come in quelli di mio fratello e di mio cugino, c’erano spesso tanti punti interrogativi. Ma abbiamo lasciato lavorare il nostro ufficio marketing».

«È stato un momento necessario – interviene Alessandra Grosso, Responsabile marketing – inevitabile perché quando un’azienda evolve, può fare fatica a ritrovarsi in quella che fino a quel momento è stata la sua rappresentazione grafica. Già nel 2016 c’era stato uno step intermedio, legato alla volontà di sottolineare la valorizzazione del lato umano che è connaturata all’azienda, ma era stato più che altro un restyling grafico. Oggi Bausano S.p.A è veramente cambiata nel profondo con ripercussioni anche sul mercato ed è per questo che si è deciso di iniziare un percorso, che è durato un anno e mezzo, per definire il nuovo segno grafico che la contraddistingue, a partire dal lettering. Il cambio di immagine riflette un cambio di mentalità: lo stile è più rigoroso perché siamo diventati una realtà molto più strutturata, più attenta ai processi qualitativi, meno creativa e più scientifica nell’analisi del dato e, prima ancora, nella ricerca scientifica del dato».

Linea di estrusione con monovite.

Anche sulla costruzione di una brand awareness c’è più attenzione rispetto a un tempo: «Bausano, fedele al suo carattere piemontese, non ha mai sottolineato la propria importanza nel mercato mondiale del suo segmento produttivo, importanza che c’è sempre stata visto che, tanto per citare un fatto significativo, l’azienda è stata tra le prime del settore a esportare all’estero» continua Alessandra. «Ovvio che anche la comunicazione rifletteva questo understatement, con la parte più relativa al prodotto schiacciata, in un certo senso, dalla “semplice” storicità del marchio. Ecco perché a un certo punto abbiamo sentito il bisogno di confermare e trasferire all’esterno non solo i nostri valori ma anche tutto quanto attiene alla qualità della nostra produzione che, nel frattempo si era evoluta ampliando anche i campi di applicazione. In buona sostanza, visto che operiamo in un settore tecnico e i nostri macchinari sono costruiti bene dobbiamo comunicarlo, sottolineare che il nostro prodotto è all’altezza di quello della concorrenza magari gestita da grandi multinazionali, che da noi c’è la stessa attenzione alla qualità, lo stesso rigore». Valentina approva: «Bisogna comunicare che c’è un’heritage, ma che non siamo fermi a quella. Anche perché il mercato è diventato più aggressivo, competitivo, oggi comandano anche altri fattori, ci sono la leva del prezzo, la capacità di rispondere subito alle richieste, la prontezza nella consegna, sono tutte peculiarità che non possono essere ignorate».

È inquadrabile in questa ottica la più recente innovazione di Bausano, Sphera, che grazie all’AI, alle tecnologie IoT e a servizi digitali avanzati rende smart le linee di estrusione. Cercando di semplificare, l’ecosistema Sphera prevede l’installazione «a bordo» della linea di estrusione di tre moduli integrati tra loro: Pharos, che permette un monitoraggio continuo del macchinario visualizzandone in tempo reale i parametri critici e fornendo una diagnostica predittiva, cioè dando consigli per evitare possibili problemi; Scout, un portale per la gestione in modalità self dei ricambi che consente agli utenti di identificare i componenti della linea di estrusione, verificarne la compatibilità, richiedere un preventivo e avere a disposizione uno storico degli ordini; Ranger, l’assistente virtuale in grado di dare risposte precise e immediate per ogni problema si dovesse verificare sulla macchina perché addestrato specificamente su ogni tipo di impianto Bausano. «Abbiamo cominciato a lavorare a Sphera alla fine del 2024 – spiega Valentina – e l’abbiamo poi lanciata a ottobre 2025 in occasione della fiera più importante del nostro settore, la K di Düsseldorf. A giugno 2026 ne presenteremo un upgrade al Plast di Milano».

Linea di estrusione per profili.

Quindi, in un prossimo futuro, che ne sarà dell’elemento umano così caro alla famiglia Bausano? Valentina a riguardo è molto sicura e tranquilla: «L’AI non sostituirà mai, nel nostro caso e tanto per citare un esempio, un operatore, ma lo affiancherà aumentando l’efficienza a 360 gradi della nostra risposta. Alla fine è la stessa situazione che si verificherà, penso, in campo medico: non è che non ci saranno più dottori, ma l’AI li supporterà considerevolmente. Ci saranno dei settori che ne patiranno? Certamente sì, alcune società di servizi, soprattutto per quanto concerne le figure focalizzate sul semplice data entry, oggi rimpiazzabili dall’Intelligenza Artificiale. Ma nasceranno altre specializzazioni».

Torniamo alle persone, «cuore del processo di estrusione, anzi di più» come si legge sul sito dell’azienda. Innanzitutto quante sono? Diamo qualche numero e anche una descrizione più esaustiva della realtà Bausano: «Un centinaio in Italia, dove abbiamo sia la sede di Rivarolo con il plant produttivo, il nostro laboratorio di R&D, gli uffici dell’amministrazione, del marketing e del commerciale, sia un ufficio commerciale ed export a Marnate, in provincia di Varese. Abbiamo inoltre una sede produttiva a San Paolo del Brasile, con una quindicina di collaboratori e un’altra in JV – deteniamo il 51% delle quote  – con un importante player locale in India, a Rajkot, che impiega circa trenta persone». Entrambe le sedi estere, che servono i mercati del loro Paese più qualche area limitrofa, sono state create ormai da parecchi anni: «Il Brasile nel 1999 – specifica Valentina – mentre l’India è del 2011. Abbiamo sempre avuto una vocazione a varcare i confini nazionali e ancora oggi il 70% del nostro fatturato deriva dall’estero. Il fatto è che, soprattutto all’inizio, il mercato della plastica era in Italia una novità e quindi, per trovare clienti, abbiamo dovuto per forza andare altrove. Da lì poi abbiamo continuato. La sede brasiliana è stata aperta perché in quel periodo il Brasile aveva posto barriere importanti all’importazione dei macchinari finiti e nel contempo incentivava chi avesse voluto invece costituire sedi operative nel Paese. Inizialmente ci limitavamo ad assemblare componenti inviate dall’Italia, poi abbiamo deciso di produrre interamente linee di estrusione anche lì. In India, invece, la JV è nata dal contatto con un produttore – del posto – di macchinari per la lavorazione delle materie plastiche. Ah, dimenticavo, abbiamo anche una sede statunitense: aperta nel 2024, sarà pienamente operativa nel primo semestre di quest’anno».

Area test per collaudi.

Ma quindi, cosa significa in termini pratici e concreti, far parte di questa realtà produttiva che persegue «salute e benessere, lavoro dignitoso e crescita economica»? «Significa tante cose. Innanzitutto lavorare in un ambiente non tossico, sereno e informale, dove regna la comunicazione diretta: tutti hanno la possibilità di esporre un problema o dare un consiglio, al proprio referente o direttamente agli owner. Si ricollega a questo mood interno la decisione di mettere a disposizione, proprio fisicamente, una cassetta dove ciascuno può inserire le proprie richieste a cui cerchiamo di rispondere. Magari si tratta, tanto per citare un esempio, di un aiuto per affrontare le spese veterinarie: in quel caso contattiamo gli studi in zona e cerchiamo chi voglia collaborare con noi. Ma diamo spazio a qualunque richiesta di miglioria». Valentina sottolinea che l’attenzione dell’azienda è rivolta alle esigenze delle persone, indipendentemente dal genere, ma che ci sia un focus sulla realtà femminile è testimoniata dalla certificazione Parità di genere, che, sottolinea Valentina «ha semplicemente formalizzato ciò che abbiamo sempre perseguito, cioè un accesso equo e paritario alle opportunità lavorative». Anche le politiche di welfare aziendale hanno dato un contorno regolativo, e una valorizzazione, a quelle che prima erano agevolazioni comunque concesse, dai permessi alla scontistica su merci varie attraverso accordi con fornitori: «Ma abbiamo ampliato il panorama compreso uno step aggiuntivo del pacchetto sanitario di Metasalute che è il fondo di assistenza sanitaria integrativa per i lavoratori dell’industria metalmeccanica».

Un’altra caratteristica di Bausano è «la condivisione di processi e risultati, aiutata dalla creazione di un app aziendale sulla quale pubblichiamo costantemente notizie e comunicazioni, dai complimenti ricevuti da un cliente alle iniziative culturali come la creazione della biblioteca interna a libero accesso per i dipendenti ai dati di produzione e fatturato, perché vogliamo che tutti si sentano parte di un qualcosa di importante. E le stesse info passano sulle bacheche digitali diffuse in azienda. Nessuno deve sentirsi escluso o dire: Non lo sapevo». E poi c’è la tensione verso la creazione di una consapevolezza della mansione di ciascuno come parte integrante e importante di un processo più ampio: «In produzione siamo sostanzialmente strutturati in tre compartimenti: l’officina dove produciamo i pezzi meccanici, il montaggio dove vengono assemblate le macchine e la sala prove dove avviene il cablaggio e vengono effettuate tutte le prove. Il nostro intento è trasmettere al nostro tornitore che il pezzo che sta lavorando è una componente di un ingranaggio che i colleghi del montaggio utilizzeranno in quel particolare macchinario che servirà a fare quella specifica operazione. È questo che dà senso e dignità al suo lavoro quotidiano. Oltre a far aumentare la sua motivazione. Questo vale per tutti, non escluso lo studente che entra in azienda per le cosiddette “100 ore” che non viene certo impiegato a fare fotocopie, ma a cui si affida un compito preciso e utile». Infine la formazione: in Bausano è tanta e si articola non soltanto sulle skill specifiche della propria mansione, ma anche sui corsi di lingue – visto l’ampio mercato estero dell’azienda – e sulle soft skill. Un mezzo anche per attrarre talenti viste le difficoltà, comuni a tante altre realtà industriali, di reperire determinate figure professionali: la possibilità di incrementare continuativamente le competenze è appetibile e bilancia l’assenza, al momento, di percorsi di carriera formalizzati («Ma su questi ci stiamo lavorando» precisa Valentina).

Linea di estrusione per tubetto medicale.

A questo quadro si aggiunge l’impegno, con relative certificazioni ISO 45.001:2018 e 14.001-2015, sulla sicurezza sul posto di lavoro e sull’ambiente, che, dice Valentina, non è stato il conseguimento di due pezzi di carta da incorniciare, ma il risultato di un ripensamento profondo sui processi, un rimodellamento delle abitudini individuali a partire dai «fondamentali» come la raccolta differenziata: «E pensare che all’inizio proprio la raccolta differenziata era stata un inferno, dovevamo fare i gendarmi, il che era un po’ frustrante. Adesso invece sono le persone stesse a chiedere implementazioni e miglioramenti. Si è creata una nuova abitudine, merito di un grande sforzo collettivo, anche merito di un management che non si è limitato a imporre delle norme ma ne ha saputo spiegare le reason why». Il passaggio alla nuova mentalità è stato aiutato dal cambio generazionale delle maestranze: i nuovi ingressi, che hanno sostituito chi è andato in pensione, hanno una sensibilità più spiccata a tutta una serie di tematiche per cui progetti che erano «in pancia» all’azienda anche prima hanno trovato un loro più spontaneo compimento.

Proprio il ricordo del processo per ottenere una di queste certificazioni, che ha visto Valentina in prima linea a interfacciarsi con una serie di interlocutori tecnici, dai vigili del fuoco al caldaista, le riporta alla mente un episodio buffo, ma che testimonia come ancora oggi una figura femminile all’interno di taluni contesti industriali sia vista con diffidenza: «Stavo discutendo con un fornitore che doveva effettuare la manutenzione di un macchinario e lui continuava a ripetere, su ognuno degli input che gli davo, che “il signor Bausano non sarebbe stato contento”. Alla fine ho perso la pazienza e sono sbottata: “Guardi, il signor Bausano ce l’ha davanti, quindi può continuare”». È stato però, continua, un episodio isolato perché non ha mai dovuto combattere per affermare il proprio ruolo: «Penso abbia influito anche il fatto che si trattava di una posizione nuova, quindi non mi sarei inserita in dinamiche già esistenti con l’obiettivo di andare magari a modificarle. La mia autorevolezza non è mai stata messa in discussione». Riconosce però che il problema esiste e aggiunge: «Le quote rosa non mi piacciono perché io stessa non vorrei essere scelta per ricoprire una posizione in quanto donna, ma per il riconoscimento di una competenza. Tuttavia è fuori discussione che sono state e sono utili. La mia speranza è che sia un mezzo di transizione, un po’ come quando, faccio un paragone magari un po’ azzardato, hanno introdotto il divieto di fumare nei locali pubblici: all’inizio era stata necessaria una norma, poi è diventata una sana abitudine».

Anche le discussioni sulle peculiarità della leadership al femminile la lasciano fredda: «Faccio fatica a generalizzare… siamo tutti così diversi gli uni dagli altri, non vedo dei caratteri universali. Il mondo ideale per me è quello in cui di un CEO non si dica: è un uomo oppure è una donna, ma si dica che è un CEO. E basta».

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