La persona, vero centro della comunicazione aziendale
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La persona, vero centro della comunicazione aziendale

Quale segno ha lasciato la pandemia sulle scelte e sulle strategie delle imprese? Come è evoluta la comunicazione aziendale? Quali lezioni sono state apprese e quali criticità rimangono?

Se ne è parlato nel corso dell’incontro L’anno 0 della comunicazione. La giusta cultura istituzionale e d’impresa per far ripartire il Paese, all’interno del Marketing & Communication Day della XIV edizione del Forum della Comunicazione, da cui sono emerse interessanti case history di svariate realtà imprenditoriali sul territorio nazionale.

“In questanno e mezzo abbiamo davvero vissuto unaccelerazione digitale incredibile ma non dobbiamo confondere i mezzi attraverso cui ci siamo espressi con i veri protagonisti della nostra comunicazione: le persone ha dichiarato Alessandra Bianco, Corporate Communication Director di Lavazza. La volontà di essere migliori di come eravamo dovrà guidarci nella ripartenza: la comunicazione dovrà avere una narrativa trasparente, coinvolgente e valoriale.

“La comunicazione è stata sempre una leva strategica nel nostro Dna, ha illustrato Roberto De Agostini, Head of Media & Public Relations Banca Mediolanum. Mi piace ricordare tre iniziative. Da 15 mesi, ogni settimana, ci sono circa 3 ore di programmazione con una nostra Tv aziendale in streaming per essere vicino ai collaboratori, comprendente anche uninformativa sociale e sanitaria. Un’altra grande iniziativa si chiama ‘Insieme ce la faremo’: 4 eventi digitali, rivolti ai nostri pubblici di riferimento, per essere vicini ai nostri clienti e ai risparmiatori dinnanzi al crollo per motivi sanitari dei mercati finanziari. In realtà abbiamo poi ampliato il tiro proponendo delle trasmissioni con esperti sanitari e sociologi: una comunicazione di valori e di vicinanza. Infine, l’operazione divenuta più celebre: il cortometraggio ‘Raccontami di me con protagonista Anna Foglietta, un vero e proprio mini-film di 8 minuti per portare un messaggio non commerciale”.

Abbiamo dovuto reagire in modo agile e riprogettare tutti i servizi, per cercare di essere protagonisti e interpreti di questa emergenza, senza subirlo: la comunicazione non è mai andata in lockdown”, ha spiegato Daniela Fabbi, Direttore Comunicazione e Marketing di Cirfood. Abbiamo investito in comunicazione interna: abbiamo ingaggiato una task force con una comunicazione integrata e digital, per informare e formare le persone su come dovevano comportarsi per tutelare sé stesse in questa pandemia e ringraziarle.

“Durante quest’anno abbiamo cercato di identificare il cuore delle paure per portare alla nostra clientela delle soluzioni su come rassicurare i propri collaboratori, ha raccontato Erica Nagel, Chief Marketing & Communication Officer di Aon. Abbiamo fatto partire una campagna di supporto, che si chiama ‘Rising Resilient’, fatta specificatamente per dare una serie di strumenti finanziari e assicurativi ai nostri clienti. Ci siamo poi impegnati sul tema molto delicato e caldo della cyber security: nell’ultimo periodo, complice lo smart working, sono certamente aumentati i cyber-attacchi. Insomma, abbiamo cercato di essere vicini ai nostri clienti dando delle soluzioni pratiche.

Da questa esperienza abbiamo imparato che la comunicazione interna è importante: è stata al centro della strategia aziendale per più di un anno e ha avuto un ruolo fondamentale perché è successo qualcosa che nelle realtà aziendali non era mai accaduto: l’azienda si è dovuta occupare per la prima volta di un fattore esogeno a sé stessa”, ha concluso Federico Sannella, Direttore Corporate Affairs di Birra Peroni. “Tempo fa la comunicazione interna era legata semplicemente alla necessità di raccontare tra i dipendenti quello che stavano facendo gli altri, coinvolgerli sulle quote di mercato, sulle azioni, dare incentivi di motivazione, fare eventi di aggregazione. Qui, invece, ci siamo dovuti occupare di un altro problema: la paura delle persone e la loro salute. Un ruolo nuovo per l’azienda, che ha dovuto gestire qualcosa che essa stessa non sapeva gestire: lì è uscito il cuore, è uscita la necessità di pensare alle persone non più come dipendenti ma nella loro intimità. Quindi, quello che abbiamo imparato da questa pandemia è l’importanza dell’ascolto.

Da tutti gli interventi emerge dunque un comune denominatore: nel corso della pandemia e, in previsione, anche in futuro, il focus della comunicazione è stato e sarà incentrato sempre più sulla persona, cuore pulsante di ogni attività imprenditoriale, attraverso un suo coinvolgimento e un ascolto delle sue necessità.

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